QUELLA “DESIDERATA EUTANASIA” DELLE AREE INTERNE

0

DI ARMANDO TITA

La presunta eutanasia delle aree interne contenuta a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027, purtroppo, completato con gravissimo e ingiustificatissimo  ritardo,  mi ha turbato, sconvolto, traumatizzato e scioccato perché ha cronicizzato declino e invecchiamento. Ad essere onesti intellettualmente lo “spopolamento irreversibile” è parte di uno studio del CNEL di Brunetta e del CENSIS che parla di “povertà dietro l’angolo”. Vorrei ricordare agli amici del centrodestra  che quel “nefasto” e infelice concetto riportato nella pagina 45 del PNSNAI  è molto evidente  e non lascia spazio a dubbi e interpretazioni di sorta. Una vera regressione della civiltà come sostiene Artico 21, un nuovo paradigma devastante. In Basilicata le istituzioni  tacciono.  Avrei preferito un confronto serio nella nostra regione, Patria delle aree interne, con e tra  gli addetti ai lavori a cominciare da Medinlucania di Dino Nicolia e Federico Valicenti che vivono e operano nelle nostre comunità marginali da imprenditori sul campo e da testimoni “europei”. Da “secoli” mi occupo delle comunità marginali del Mezzogiorno. Nel remoto 20 giugno 1975, ben cinquant’anni  fa,  chiesi al Prof. Carlo Alberto Donolo, ordinario di Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze  Statistiche  della “Sapienza” di Roma,  la Tesi di Laurea sull’intrigante tema delle “Problematiche delle Aree Interne ” seguendo pedissequamente  il racconto e le testimonianze  del “Mondo dei Vinti” dello scrittore-partigiano Nuto Revelli, papà di Marco, noto storico e politologo, allievo di Norberto Bobbio.  In seguito, dopo dura selezione,  fui ammesso  al corso post-laurea:  “Programmazione e Gestione delle Aree Interne del Mezzogiorno” presso il CSATA – “Centro Studi in Applicazioni Tecnologie Avanzate” di Bari organizzato dal  Formez  e  dall’Università di Bari, anni accademici 1983,1984 e  1985. Un nuovo processo culturale, politico ed economico voluto dalle classi dirigenti dell’epoca per dare nuove forme aggregative al  vasto territorio delle aree interne  della Basilicata e del Mezzogiorno. Per queste serie ragioni avrei tanto agognato un PNRR in grado di aprire una vertenza globale con tutte le controparti pubbliche e private per una concreta trasformazione generale dell’ambiente. Ahimè, Ahinoi  è tutto evaporato in un “black out” pauroso degli amministratori e del  personale degli Enti Locali, con una deprimente sensazione di “straniamento”. Un esempio su tutti… le “Case della Comunità” con  il loro modello organizzativo, l’ipotizzata assistenza socio-sanitaria di prossimità  sono del tutte ignorate. Fatta questa infelice premessa il dibattito “bulimico”sulle aree interne prosegue come un mantra,  incessantemente con un Antonello Caporale del Fatto, grande protagonista. Nonostante lo “specchio e l’autostima” di  Maurizio De Giovanni  e lo spingersi al di là del  “levismo”  di Gaetano Cappelli , l’inverno demografico continua imperterrito  in BasilicataL’ingente mole di risorse finanziarie del PNRR pur con  la contestata rimodulazione  non ha creato fino a questo momento in Basilicata  alcun serio effetto moltiplicatore . Siamo tornati ai tempi  delle  “Cattedrali” o per essere più precisi ai “Tabernacoli” nel deserto, senz’anima e senza alcuna vitalità e soprattutto senza alcun serio coinvolgimento del “Territorio”. L’ultimo sconfortante esempio è di qualche giorno fa ed è dato dalle dimissioni irrevocabili dei componenti del Direttivo del Parco del Vulture  per  la totale assenza di “governance”, a  loro dire.  Le risorse finanziarie  continuano a sparpagliarsi  in mille rivoli creando il vituperato “intervento a pioggia” fine a se stesso. In queste condizioni  i cosiddetti “cervelli in fuga” difficilmente rientreranno nella nostra regione. Assistiamo inerti a un PNRR  che tralascia “Ripresa e Resilienza” e si avviluppa in  “Recuperi e Rattoppi”. Ignorato del tutto  il modello olivettiano : “Dobbiamo far bene le cose e farlo sapere”.   La mancanza di  figure specialistiche e  la presenza di una burocrazia impreparata  ci condiziona enormemente nella gestione on going (in corso) del PNRR. Da un lato sempre più  cavilli, dall’altro Bandi congelati da inefficienza, omissioni,  Tribunali amministrativi o Consiglio di Stato che paralizzano  pezzi  importanti dell’economia  lucana. Da “Patria del Diritto” come sosteneva  Sergio Rizzo  siamo passati alla “Patria del Formalismo”. Sergio Rizzo, cittadino onorario di Viggianello, ha  richiamato la nostra attenzione sulla mancata attuazione di centinaia di norme approvate dal Parlamento. Un “vulnus” mai risolto in questi ultimi trent’anni. Lo stesso dicasi di tanti provvedimenti regionali carenti di regolamentazione attuativa . Attivare un dinamismo progettuale  e una seria capacità gestionale, innovativa  e di impatto con questa burocrazia lucana,  così formale, così tortuosa,  così assente dalla realtà produttiva  sarà  veramente dura. Ci siamo chiesti , più volte, al varo del  Recovery fund sulla Prima Pagina della Gazzetta Basilicata e sulla Rassegna Stampa regionale  se la “burocrazia” lucana  fosse stata  in grado di progettare e gestire la complessità degli interventi  con la maggioranza dei nostri Comuni  fuori dalle Reti e dai Progetti Comunitari. Avevamo amaramente  constatato incarichi esterni  e selvagge esternalizzazioni. Tutto ciò aveva prodotto una deresponsabilizzazione  del personale tecnico-amministrativo mai seriamente studiata e analizzata. In questo quadro desolante nutrivamo e nutriamo seri dubbi. Le ” incompiute” odierne ci danno ragione. Immagino le rovinose ricadute della P. A. lucana quando si riparlerà come in questi ultimi mesi di burocrazia in versione digitale . Nei decenni  scorsi come Confederazione Italiana Unionquadri (CIU) ci siamo battuti per la seria applicazione della direttiva europea n. 36 del 7 settembre 2005 relativa al “Mercato delle Professioni” e  al riconoscimento delle nuove “Qualifiche professionali”  ferme da ben ventinove anni  ( L.R. n.12/96 )sia alla Regione che nelle  Amministrazioni LocaliLa Direttiva Europea  n. 36/05 è stata, purtroppo, ridotta  a  un “simple chiffon de papier”, “un écrit sans importance” un semplice straccio di carta, uno scritto senza importanza. Quanti errori, quanta approssimazione. Si trattava di passare dalla vecchia concezione del “Certificatore amministrativo” alla nuova figura del  “Promoter di sviluppo  socio-economico e territoriale”. Si è preferito  ignorare la Direttiva. Oggi  gli spiacevoli  ritardi  nella gestione del  PNRR  sono  dovuti  pure a queste  scellerate omissioni  compiute  a Roma e a Potenza nel lontano 2005. Pur tuttavia, Noi, uomini di buona volontà e ispirati all’ottimismo, nonostante i risultati modestissimi,  prodotti dalla Strategia Nazionale delle Aree interne,  secondo l’Ufficio di Valutazione del Senato,  crediamo ancora fermamente nei tre “Assi” di intervento per il rilancio produttivo delle nostre Comunità Marginali, e dunque per contrastarne l’abbandono. Il primo attiene al potenziamento delle infrastrutture materiali e del sistema dei trasporti. Il secondo riguarda il potenziamento quantitativo della pubblica amministrazione per la fornitura dei servizi di welfare e il loro miglioramento qualitativo, per l’obiettivo di agevolare la natalità, di migliorare la qualità della vita della popolazione residente (in larga misura anziana), di accrescere la produttività del lavoro tramite fornitura di migliore sanità e migliore istruzione.  Il terzo e ultimo asse riguarda l’introduzione ope legis di normative che impongano la fusione dei Comuni, per realizzare contestualmente, economie di scala e accelerazione dei tempi di decisione. Riusciranno i “nostri eroi” lucani a invertire la tendenza e a creare quel  valore aggiunto che secondo l’ultimo Rapporto Istat si quantifica in oltre il 40% del PIL. Lo ricordiamo ai distratti lucani e al governo Meloni,  i piccoli Comuni producono più PIL delle grandi città grazie al  buon governo dei nostri paesini…  con pochi mezzi e con  amministratori, capaci e competenti. Testimoniare pratiche virtuose, è infatti, un modo di raccontare il nostro territorio, i nostri borghi con tanta onestà intellettuale. Non importa di quale colore politico sia l’amministrazione comunale o l’area geografica di appartenenza, importa solo l’impegno e l’ingegno delle persone che danno vita ad una alchimia sociale in grado di modificare il corso della storia di quella specifica comunità locale.

Condividi

Sull' Autore

Lascia un Commento