Non ho mai visto ritornare su un palco un candidato a sindaco di Potenza tre giorni dopo una sconfitta elettorale.
Il professore Tramutoli l’ha fatto ieri sera a piazza Pignatari insieme a tutta la sua squadra per festeggiare la sua vittoria e ringraziare pubblicamente i 16028 elettori che gli hanno dato fiducia.
Il Professore, come nel suo stile, ha usato toni pacati senza alterazione della voce e, con un volto a tratti segnato dall’emozione ,si é rivolto al suo pubblico come in campagna elettorale, per ringraziarlo di questa straordinaria e avvincente esperienza, da lui considerata il punto di partenza per un cammino di crescita.
Un’esperienza che nel suo breve percorso ha fatto incontrare tanta gente, convinta che solo da un rinnovamento morale e valoriale si può tornare a costruire un futuro per questi nostri territori, soggiogati da una politica che aveva perso idealità e riferimenti valoriali per ridursi alla gestione del potere per il potere.
Secondo il professore la classe politica che governerà la città è partita già col piede sbagliato, perchè il nuovo si è già coperto di vecchio, per la commistione con liste trasversali o la presenza di transfughi del centrosinistra, compreso qualche assessore.
Il terreno di confronto con la nuova giunta sarà su temi importanti non chiariti né sviluppati in campagna elettorale: l’eolico selvaggio, le cinque autorizzazioni dei pozzi petroliferi nel potentino, oltre al lavoro e al rientro dei giovani dalle città del centro-nord.
La nuova amministrazione dovrà affrontare tutti i problemi derivanti dal federalismo fiscale e dell’autonomia differenziati e abituarsi a fare i conti con la spesa storica o invarianza di spesa o quant’altro, concetti che tra non molto entreranno nel linguaggio comune e che una volta entrati a regime serviranno a drenare finanziamenti al sud a beneficio delle regioni più ricche al nord.
Secondo il professori sono indicatori, come pure la Flat tax, che dimostrano come stanno consegnando alla peggiore destra le sorti delle nostre comunità.
Per porre un argine bisogna ritornare ad organizzare la partecipazione dei cittadini nei luoghi deputati alla discussione, al confronto per promuovere la solidarietà anziché ricorrere all’odio contro il nemico di turno per distrarre i cittadini dai problemi che più l’affliggono.
