Il ruolo strategico del Terzo Settore nella Potenza Città Capoluogo

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di ROCCO PESARINI

Venerdì 21 ottobre sono stato ospite, presso il Centro Sociale di Malvaccaro, del bel Convegno Il Coraggio di Fare organizzato dalla consigliera regionale ed amica Dina Sileo (e moderato dalla bravissima Ilaria Di Pede) che mi ha voluto come relatore per parlare del ruolo strategico del Terzo Settore nella Potenza capoluogo di regione.

Riporto di seguito il mio intervento, sperando possa essere foriero di riflessioni e dibattiti prima e di azioni amministrative poi.

“Parlare del terzo settore oggi risulta particolarmente stimolante, sia alla luce delle recenti innovazioni legislative ciche dei nuovi strumenti predisposti dalla Regione Basilicata, sia in considerazione della circostanza che, nel dibattito politico ed amministrativo, ricorrono sempre più spesso due domande cui occorre iniziare a dare delle risposte concrete:
1) Che visione vogliamo avere per la nostra città
2) Che ruolo strategico può e deve giocare il terzo settore in tale visione
Ravvisando purtroppo inspiegabili ritardi sulle risposte concrete fornite a tali questioni, ho salutato quindi con favore l’istituzione dei PIC – PIANI INTEGRATI DELLA CULTURA – da parte della Regione Basilicata con la legge regionale n. 9 del 2022, su ideazione, progettazione e realizzazione a cura proprio di Dina Sileo.
Tale nuovo strumento rappresenta o può rappresentare un validissimo momento di coordinamento di tutti quegli interventi volti alla valorizzazione e alla promozione del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico della nostra regione, connesso ad iniziative legate ad attività e servizi in altri settori, in un virtuoso connubio collaborativo tra pubblico e privato.
Ai PIC è stato dedicato un apposito Avviso Pubblico della Regione Basilicata che ad agosto ha visto l’approvazione delle istanze ammesse a finanziamento.
Ho potuto purtroppo riscontrare come il progetto presentato dal Comune di Potenza in qualità di Comune Capofila Proponente sia stato escluso per mancanza dei requisiti previsti dallo stesso Avviso Pubblico.
Inutile rimarcare il dispiacere nel verificare tale notizia, augurandomi ovviamente che, per il futuro, il nostro Comune sappia cogliere al meglio le opportunità di questo nuovo strumento, magari cercando ed ampliando il confronto con tutte le realtà culturali, associative ed artistiche presenti in città.
Facendo invece ora un passo indietro e partendo quindi dalla prima domanda, ossia il ruolo, la visione che vogliamo che la nostra città giochi nello scacchiere regionale, devo purtroppo sottolineare come,
nonostante le tante sollecitazione, i tanti spunti, i tanti dibattiti apertisi sul tema, ad oggi non ho ancora contezza di quella che sia questa VISIONE di città che a Potenza si vuol appunto assegnare.
“Città di servizi”, “Città capoluogo fulcro della politica regionale”, “Città universitaria”, “Citta della cultura”, “Città di nuove forme di turismo”, “Città dell’eco- sostenibilità”: tante le definizioni che ho letto o sentito pronunciare in questi ultimi anni, anche con interessanti spunti di riflessione ma che, ad oggi, mi sembrano tutte esser rimaste mere concettualizzazioni, incapaci concretamente di tradursi in azioni concrete con conseguenti risultati di certa e indiscussa valutazione, intesi sia da un punto di vista economico, che sociale o amministrativo.
Si comprende perciò come risulti necessario appurare e chiarire, una volta per tutte e in maniera univoca, il ruolo, la VISIONE, che si vuol far giocare alla nostra città. Fatto questo, risulteranno poi conseguenziali le azioni e le misure idonee da mettere in campo.
Inutile precisare che in questa ottica un ruolo predominante e di regia deve giocarlo l’amministrazione comunale, magari coinvolgendo nel dibattito le realtà sociali, economiche ed associative cittadine.
Per quanto personalmente mi riguarda, ritengo che il ruolo che Potenza debba e possa giocare sia imprescindibilmente legato e collegato alla sua centralità, politica, amministrativa e geografica. Una città di servizi ad alta professionalità, capace di sfruttare finalmente la presenza in città di un ospedale e di un’università di assoluto valore e nella quale, ovviamente, il cosiddetto “terzo settore” deve avere un ruolo di assoluto protagonismo.
Terzo settore che, per definizione, raggruppa tutte quelle associazioni senza scopo di lucro che operano ed agiscono collocandosi esattamente a metà strada tra le amministrazioni pubbliche nel perseguimento di finalità sociali di pubblico interesse e le imprese private delle quali, spesso, hanno un’organizzazione quasi similare in quanto a competenze ed organizzazione.
Associazioni che, sempre di più negli ultimi anni, hanno riempito quegli spazi lasciati vuoti dalle amministrazioni pubbliche locali, supplendo ad un sempre più carente ruolo delle stesse e riuscendo nel mirabile intento di garantire alla collettività solidarietà, cultura, lotta e contrasto a piaghe sociali vecchie e nuove.
Ruolo di supplenza che si è spesso trasformato in un ruolo di quasi titolarità nel settore di competenza, riuscendo a garantire in tanti momenti quella resilienza di cui oggi tutti parlano.
Arriviamo quindi alla seconda domanda: il ruolo strategico che il terzo settore può giocare nella Potenza capoluogo di regione.
Con le premesse fatte, si comprende agevolmente come tale sia ruolo sia e debba essere, a parere mio, di assoluto protagonismo, in un’ottica di continua e proficua collaborazione in primis con l’amministrazione comunale ma anche, e per alcuni versi soprattutto, con le altre realtà associative, nonché imprenditoriali della nostra comunità.
In tale quadro, i PIC rappresentano perciò, come già detto, un ottimo strumento volto a stimolare ed implementare queste buone pratiche di collaborazione, partenariato e rete.
Ma ritengo che siano però imprescindibili le azioni messe in campo dall’amministrazione comunale, per favorire tali buone pratiche.
Come Cittadinanza Potentina, laboratorio di idee legate all’omonimo gruppo facebook, abbiamo redatto un Manifesto Condiviso raccogliendo i desiderata, le idee e i suggerimenti dei cittadini.
Tra i punti programmatici in esso contenuti spiccano strumenti quali la Consulta delle Associazioni, lo Sportello Unico per gli Eventi, gli Stati generali dell’associazionismo e diverse altre misure che dovrebbero, a parer nostro, semplificare e valorizzare sempre di più l’attività del terzo settore.
Sul punto evidenziamo con piacere come le politiche sociali ad esempio segnino significativi progressi in tal senso, laddove invece lo stesso non sembra avvenuto in altri settori quali la cultura, l’arte ed il turismo.
Pertanto, attesa la precisa identificazione della Visione di Città nei termini sopra precisati, auspichiamo l’implementazione del dialogo amministrazione – terzo settore al fine di dare finalmente una risposta alla due questioni con le quali ho aperto questa breve disamina
Dialogo che, a parere mio, risulta purtroppo ad oggi quasi del tutto inesistente.”
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