IL SOCIALISMO NON E’ MORTO: TORNIAMO A CASA

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Marco Di Geronimo

Come possiamo costruire una nuova casa politica per chi non ne ha più una? In un solo modo: ricreando un grande partito socialista. Che sia tale non tanto nel nome, quanto nelle parole d’ordine. Che sia non un grottesco quanto inutile tuffo nel passato, ma una declinazione dei veri problemi delle persone.

Ida Leone si è interrogata in due interessanti articoli su cosa resta da fare all’opposizione per far davvero il suo ruolo. Con grande lucidità concorda sulla totale inutilità degli «argini al populismo». Dirò di più: nessun fronte che si presenti come salvezza contro il nemico può aver presa sull’elettore. L’elettore vota certi partiti perché sono i soli a parlare dei suoi problemi.

L’ascesa della destra radicale era prevedibile, e in larga parte prevista. Le politiche di macelleria socialepardon, di austerità – imposte da Bruxelles sotto il coltello del TINA (There Is No Alternative) non hanno funzionato. Anzi, hanno avuto l’unico effetto prevedibile: hanno rallentato l’economia, stretto la cinghia al 99% della popolazione, arricchito i ricchi, impoverito tutti gli altri. In parole povere, hanno distrutto le prospettive e le aspirazioni di vita della classe media e della classe lavoratrice.

Economisti di calibro come Stiglitz e Piketty protestano da tempo contro le politiche che acuiscono le disuguaglianze. Non a caso sono gli stessi che protestano contro l’architettura europea. Se aggiungiamo che a queste politiche economiche s’è imposta una vera e propria politica culturale – quella della società liquida, duramente denunciata da un peso massimo della sociologia come il compianto Bauman – tesa ad atomizzare l’individuo, non dovremmo sorprenderci dei risultati.

Siamo tutti soli e abbandonati, senza riferimenti né ideologici né culturali, soli di fronte a problemi insormontabili. L’insicurezza che tutti ci divora è il terreno fertile in cui prospera il fascismo: come dice O’Toole, la paura viene indirizzata contro un gruppo che diventa il nemico di tutti. Un gruppo che può essere finalmente «deumanizzato» e assurge a causa di tutti i mali.

Le ondate migratorie che il neocolonialismo economico e le guerre strategiche occidentali hanno scatenato si sono scontrate con la più profonda crisi produttiva e lavorativa dal dopoguerra. Il risultato è stato trasformare la massa di immigrati in un enorme problema sociale. Caduti in preda alla delinquenza e allo sfruttamento, gli immigrati sono diventati fonte e causa di un malessere, concausa dell’insicurezza economica e personale degli individui. E tutto ciò ha permesso alle destre di esplodere in tutta Europa.

La sinistra ha perso tutti i treni. Poteva contestare la cessione di sovranità sfruttata per impoverire la classe media e precarizzare la classe lavoratrice. Non l’ha fatto. Poteva pretendere di riscrivere le politiche economiche per integrare i migranti attraverso il lavoro, impedendo lo scoppio della guerra tra poveri. Non l’ha fatto. Poteva costruire moduli fiscali di redistribuzione economica. Non l’ha fatto. Non c’è da stupirsi della tremenda emorragia di voti che ha subito.

La classe dirigente al potere ha conquistato il consenso che ha perché è l’unica che interpreta il malessere diffuso. La classe dirigente all’opposizione continua a restare nell’angolo – benché il Governo stia incappando in grane che in tempi normali eroderebbero il supporto di qualsiasi esecutivo – perché continua a eludere le domande delle classi svantaggiate da queste politiche in nome di ideali vuoti (più Europa, ma quale, questa? Frontiere aperte, ma per far entrare chi, e per accomodarlo come?).

Mi discosto dalla proposta di Ida Leone in un punto. A tutti noi serve sì «un programma coraggioso e competente che si occupi dei veri problemi», ma questo programma sarà mal calibrato e non verrà votato se si perderà di vista l’orizzonte socialista. Socialismo significa portare avanti chi è nato indietro: significa operare redistribuzione economica per permettere a tuttia tutti: il 99%, formula fortunata usata da Sanders, che include classe media e classe lavoratrice contro i super-ricchi – di avere una chance d’essere felici, e di vedersi garantita una vita dignitosa. Un obiettivo che di stupido ha poco: basta leggere l’art. 3 della nostra Costituzione.

La strada è già tracciata. Il Partito laburista inglese si è salvato da morte certa eleggendo Jeremy Corbyn, e ha quasi vinto le ultime elezioni. Il Partito socialista francese è invece morto, consegnando i suoi elettori a una proposta audace e sociale come quella di France Insoumise di Jean-Luc Melenchon. Il Partito socialista portoghese è al Governo, e con qualche manovra timidamente keynesiana ha consolidato un consenso inedito. Il Partito socialista spagnolo, prima in crisi, ha smesso di perdere voti a favore della sinistra radicale di Podemos solo quando ha ridato la leadership a Pedro Sanchez, attuale premier felicemente socialdemocratico. E il Partito socialdemocratico tedesco ha perso le ultime elezioni perché Schulz era una copia maschile della liberista Merkel. Aggiungiamoci il fallimento conclamato del PD, ormai guscio vuoto a trazione liberale che è votato da pochi illusi, e di LEU, rivelatosi chiaramente una scialuppa di salvataggio (malmessa) per pochi personaggi “sinistri”, all’improvviso pentiti d’aver votato le riforme più a destra degli ultimi ottant’anni.

Quanti altri partiti di centrosinistra andranno ancora pasokizzati prima di ammettere che bisogna recuperare l’audacia di un progetto che voglia portare il benessere a chi ora sta male? Quanti altri partiti di destra radicale dovranno andare al Governo prima che qualcuno a sinistra decida di contestare le loro risposte e non le domande a cui rispondono?

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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