E’ IL SUO CAMMINO!

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il suo cammino maria cristi sansone

by Maria Cristi Sansone

“Ognuno deve percorre la propria via!”

Quante volte ci ostiniamo a cambiare percorso, andiamo contro la nostra volontà?

Un fiume è un’altra cosa. Non cambia percorso, non va mai contro la sua direzione, non può, è la sua natura, segue le semplici leggi fisiche che lo controllano, fa quello per cui esiste!

Non ci rendiamo conto della sua forza finché non cambia percorso, o meglio finchè non segue la sua strada! Qualcuno tempo fa ha invaso il suo spazio vitale, gli ha sottratto il suo territorio, ha provato a mutarne il corso, ma il fiume ricorda tutto e si riprende ciò che gli hanno sottratto. L’uomo invece ha memoria breve e si ricorda della salvaguardia del territorio solo in concomitanza di fenomeni naturali come le alluvioni e le esondazioni.”

E’ cronaca di poche ore fa: Germania e Francia sono in allerta per le alluvioni, domani il Louvre sarà chiuso perché la Senna è in piena, mai così dal 1910. La memoria ritorna all’alluvione di Firenze del 1966 e agli Uffizi invasi dal fango.

Fa notizia l’alluvione, la minaccia che il fiume esondi solo quando aumenta il rischio per le opere o le attività antropiche.

Perché non fa notizia la tutela e la salvaguardia quotidiana del territorio?

Perché ci ricordiamo delle forze della natura solo quando loro si riprendono ciò che gli abbiamo sottratto con la nostra miopia di uomini del terzo millennio già con un piede su Marte perché non siamo stati capaci di tutelare l’unico pianeta a nostra disposizione?

La nostra ricca Basilicata è afflitta dal fenomeno delle esondazioni sempre più spesso, il territorio è fragile è colpa della geologia non ci è favorevole. Una delle ricchezze di cui abbondano le nostre terre è l’acqua ma l’abbiamo dimenticato, così come dimentichiamo che siamo semplici ospiti del territorio e ci dobbiamo adattare noi a ciò che ci circonda. Invece dobbiamo conquistare il territorio, dobbiamo deviare i corsi dei fiumi per costruire le nostre strade ormai in declino e bisognose di continua manutenzione.

La tutela del suolo necessita di una visione globale e lungimirante e, al di là della memoria umana, ha bisogno della quarta dimensione: il tempo! Tempo geologico scandito in milioni di anni. Solo se si cambia l’ottica della visione del tempo e impariamo a leggere i segnali del tempo sapremo difenderci dalle alluvioni. L’unica difesa possibile è difendere il suolo dalla cementificazione selvaggia.

Ci chiediamo perché c’è un incremento delle alluvioni? Colpa delle bombe d’acqua, colpa del riscaldamento globale, colpa dei margini che non tengono? Colpa dell’uomo che non ha guardato lontano, ha costruito sugli argini dei fiumi, ha invaso le pianure. L’unica difesa è la tutela del territorio. Solitamente parliamo di difesa del suolo, ma dovremmo parlare più correttamente di tutela del territorio. Il suolo è una pellicola di pochi metri che si forma dall’alterazione delle rocce affioranti, ha senso parlare di difesa del territorio per prevenire alluvioni e frane.

Fare prevenzione vuol dire conoscere il territorio, rispettarlo e non invaderlo. La natura ogni tanto, forse troppo spesso, ci ricorda che in realtà ignoriamo che l’acqua ritrova la sua strada, compie il suo cammino, è la sua natura.

 

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Sull' Autore

Dottore di ricerca in Scienze della Terra e Geologo, esperto in Petrologia, Mineralogia, Geologia microstrutturale, Geologia ambientale e Petrografia applicata. L’attività di ricerca ha riguardato lo studio e la caratterizzazione delle rocce ofiolitiche sia basiche che ultrabasiche affioranti al confine calabro-lucano; dei suoli sviluppati dalle rocce ofiolitiche e delle rocce carbonatitiche del Vulture. Ha collaborato con il CNR-IMAA, Università degli Studi della Basilicata e Regione Basilicata per il Progetto Rete Natura 2000 per i siti Foresta Gallipoli-Cognato, Bosco di Montepiano e Dolomiti di Pietrapertosa. Esperto in problematiche e tematiche ambientali. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali e nazionali. Libri, teatro, cinema, cucina e arte creativa le passioni frequentate e appagate.

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