
di Leonardo Pisani
Gianfranco Blasi ama la politica, l’ha fatta nelle Istituzioni come consigliere regionale e Deputato, nei partiti , giovane democristiano prima e poi anche fondatore in Basilicata di Forza Italia. Ora la politica la segue, la studia, la analizza con lo sguardo di chi cerca di comprendere i processi, con un metodo analitico e una riflessione imparziale, ma mettendoci anche la passione e la multidisciplinarietà del suo essere giornalista, scrittore ed editore. Di politica, nell’accezione aristotelica, di vivere e operare nella società e per la società, discutiamo oggi a tutto campo.

Lei ha vissuto il passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica ed è stato tra i fondatori di Forza Italia in Basilicata. Ricordiamo che è stato anche consigliere comunale, regionale e poi deputato. Amministratore di società pubbliche. Però l’ammetta, mai avrebbe pensato di trovare la Lega con i voti al Sud e di vedere ben tre governi completamente diversi e agli
antipodi nel giro di tre anni, nella stessa legistatura.
La politica cambia pelle. Prova ad adeguarsi ai nuovi bisogni della società, non solo italiana. Poi succede che qualche volta non ci riesce. La Lega di Salvini ha messo in campo due operazioni in una. La prima, legittima, quella di diventare un partito nazionale. Ciò ha determinato, non a caso, la scelta di partecipare a due dei tre governi che lei ha citato. La seconda operazione è stata quella di occupare uno spazio politico e culturale che, in Europa, definiscono, un po’ genericamente “sovranismo”. Ma, andiamo per ordine. Difficile per un partito storicamente radicato al Nord, legato al mondo produttivo e ad alcuni ceti sociali ben definiti, trovare immediatamente una combinazione virtuosa con la storia, le richieste, le abitudini, i vizi e le virtù meridionali. Forse una delle contraddizioni è stata quella di cedere al Sud, in particolare, con il governo Conte 1, quote di rappresentanza ai Cinque Stelle, attraverso il Reddito di Cittadinanza. Un ossimoro per i valori culturali della Lega di Bossi, Zaia, Giorgetti ed anche di Salvini. La seconda operazione era concettualmente più complessa e irta di ostacoli. Se rappresenti le partite Iva, il sistema dell’export veneto e lombardo (e non solo) non puoi essere solo critico nei confronti dell’euro e della Ue. Finché ha retto la narrazione della paura sul tema dell’emigrazione e della sicurezza, anche al Sud ci sono stati molti voti. La pandemia ha spostato però le paure. L’Europa ha sbloccato, invece, i vincoli di bilancio, mostrando un volto umano e non tecnocratico mai visto prima. La Meloni si è ripreso l’elettorato più di destra sociale ed è molto cresciuta nel Mezzogiorno, così ché, Salvini ha dovuto trovare, direi che sta ancora cercando, un nuovo punto di approdo. La Lega se vuole mantenere il suo ruolo guida nel centro destra italiano e meridionale deve puntare ad un patto più vincolante con Forza Italia e tornare pienamente alla sua storia, come ha fatto entrando nel governo Draghi. Di lì, guardare pragmaticamente al mondo della produzione e del lavoro. Così recupererà anche un maggiore spazio elettorale al Sud, altrimenti dovrà accontentarsi di una platea meno ampia che al Nord. Peraltro, il Mezzogiorno ha bisogno di un modello di sviluppo che non sia assistenzialistico e clientelare. Al Sud non serve né la vecchia sinistra né tantomeno servono i grillini. Dunque, lo spazio politico c’è.
Mario Draghi. Che giudizio dà sino ad ora del Governo dei così detti “Migliori”? Sulla gestione dei vaccini lei è perplesso. E lo dice chiaramente…
Sui vaccini, si, sono perplesso. Ce li hanno presentati come la panacea di ogni male. Quasi con una visione messianica. E’ mancato un giudizio equilibrato. Sono importanti, ma non risolutivi in senso assoluto. Draghi, però, si porta dietro gli errori del precedente governo. Non a caso ha nominato al posto del mediocre Arcuri il generale potentino, Ciccio Figliuolo. Facciamo una carrellata degli errori del Conte 2: l’ospedalizzazione della crisi. L’app. Immuni, il mancato tracciamento, il caos trasporti, i troppi bonus inutili e dispersivi delle tante risorse finanziarie utilizzate. Evidenzierei, male! Vogliamo parlare dei miliardi buttati con il cashback e la lotteria degli scontrini. La scuola è stata maltrattata. Meritava progettualità e visione selettiva non certo le sedie e i banchetti a rotelle. Poi, in assoluto, non credo che il modello delle chiusure sia più praticabile. Non si può tenere fermo un paese per più di un anno. E’ innaturale. Le chiusure e le zone rosse sono, ormai, una coperta di Linus. Comunque, il nuovo governo ha energie, qualità, relazioni internazionali, forza parlamentare, ottimi ministri ed un valore aggiunto che è Draghi. Il nuovo presidente del consiglio farà bene e risolverà molte delle questioni aperte. Anche sui vaccini si andrà migliorando. Tanta della confusione è dipesa, purtroppo, da alcune Regioni poco virtuose. Il tagliando sarà alla elezione del nuovo presidente della repubblica. A febbraio prossimo.

Recovery Fund… I suoi interventi sui media risalgono a qualche tempo fa. Le va dato atto che ne parlava in tempi non sospetti. Anzi, quando solo gli addetti ai lavori ne discutevano. C’è il timore di un oceano di soldi che rischiano di essere dirottati a favore di determinate aree del Paese, oppure, peggio, che non vadano a incidere sulla crisi del Paese reale. Che ne pensa?
Domanda da cento milioni di dollari… Sul mio Blog ne scrivo da tempo. E’ vero. Se mettiamo i soldi del recovery sul bonus edilizia, quello del 110 per cento, non abbiamo capito nulla di come si investono quattrini straordinari e irripetibili. Bisogna che questi soldi facciano la differenza. Eliminino qualche gap infrastrutturale. Dispongano interventi innovativi. Promuovano la transizione. Costituiscano il principio di una nuova visione della sostenibilità ambientale. Ecco allora che si rende indispensabile investire in infrastrutture strategiche, in reti e capitale umano, scuola e università. Si sradichi la cultura burocratica e si trasformi la pubblica amministrazione. E poi si dedichi tempo, spazio e denaro per la Cultura ed il Turismo. L’Italia è questo patrimonio. Il futuro è nei suoi giacimenti storici, architettonici, naturalistici. Nelle sue opere d’arte. Nel fascino che evoca il made in Italy. Persino, naturalmente, nell’agroalimentare e nel food. Difendendo il patrimonio industriale, la rete fitta di piccole e medie imprese che investono, competono sui mercati ed esportano. Per il Sud, tra le altre cose, punterei su tremila assunzioni. Energie giovanili ad altissimo profilo e di elevato livello scientifico, umanistico, tecnologico, programmatorio. Darei spazio alle grandi competenze e affiderei il nostro futuro ad una combinazione di fattori che trovino nella qualità progettuale e nel capitale umano il loro focus.
Anche la Basilicata, diciamolo, non è stata superiore alla crisi che stiamo vivendo. Prima il passaggio della Regione dal centrosinistra al centrodestra; poi Potenza e infine Matera a una coalizione a guida M5S. Si parlava di Partito regionale, del Pd, di una corazzata ritenuta invincibile. Invece, crollata sotto i colpi di un voto di opinione, di un forte bisogno di cambiamento. Un centrodestra che però non riesce a radicarsi, a dare contenuto di governo alle speranze dei cittadini…
È vero. Al centro destra regionale manca fisiologicamente cultura di governo, esperienza. Un po’ c’è da capirlo. Si tratta di una novità dopo decenni di altre esperienze. Che erano divenute, diciamo così, un po’ monotone. Ma devo essere sincero. Noto qualche punta, purtroppo sbagliata, di presunzione. Non supportata, perlatro, da una corrispondente, oggettiva competenza, autorevolezza. Il primo dei temi che porrei al mio amico presidente Bardi è tecnico. Non si amministra una Regione se non si ha un bilancio in ordine e una pubblica amministrazione ben funzionante. Serve una contabilità sviluppata coerentemente ad un corretto sistema legislativo, organizzativo e funzionale. I conti non sono a posto. Non ci sono tecnici e dirigenti adeguati a gestire la contabilità e la finanza regionale. Non serve, non è sufficiente, una visione ragionieristica. Qualcuno sostiene che nella dirigenza regionale vi siano troppi manovali e pochi valenti professionisti. Credo che sia un giudizio esagerato, ma che la verità stia nel mezzo. Il voto per la dirigenza pubblica è insufficiente. Non è un caso che, quasi a maggio, il Bilancio preventivo 2021 non sia ancora stato approvato. Pensi, questa cosa andava fatta prima del 31 dicembre dell’anno passato. Senza i conti a posto come possiamo gestire i soldi europei e il Recovery Fund? Come diamo forza alle politiche industriali, ad una vera riforma sanitaria non più fondata sugli ospedali ma sui territori (al plurale), sui distretti e sulla telemedicina? Come sosteniamo Matera dopo il 2019? Cosa offriamo al capoluogo di regione? Come contrastiamo e dialoghiamo con i colossi dell’automobile e del petrolio? Il livello della sfida è alto! La seconda questione è tutta politica. Riguarda i partiti. La relazione fra questi e gli eletti. Fra Bardi e i consiglieri di maggioranza. Qui, però, intervengono le sensibilità personali. Quel giusto mix fra responsabilità, ambizione personale e spirito di servizio. La politica è un mestiere difficile. Molti, spesso, quando non reggono palcoscenici importanti, finiscono per essere solo le comparse di una mezza stagione. Questa storia di uno vale uno … Penso ad uno scatto d’orgoglio. Non sono cose che si imparano in qualche settimana. Tornando al centro destra regionale, serviva tempo e due anni sono passati. Ora di tempo non ce n’è più. Credo che senza un nuovo patto di metà legislatura fra i consiglieri regionali, i partiti di maggioranza ed il presidente Bardi non si va da nessuna parte. Sullo sfondo non escluderei nuovi assetti, un cambio di passo e di uomini. 
Ma questa Basilicata di cosa ha bisogno? Sembra che il Palazzo – intendo trasversalmente – sia sempre più slegato dai cittadini, come dire, sempre più burocratico. Mi indichi tre priorità e tre difetti da eliminare…
Il primo difetto è l’autoreferenzialità. Il secondo, un approccio superficiale ai problemi e alla complessità della situazione. Il terzo è la carenza di passione politica e di amore profondo per la Basilicata e la comunità dei lucani. Mi scuso con Lei, ma devo anche ammettere un mio limite. Non mi faccia dare lezioni. Non voglio. Non mi iscrivo al partito nostalgico di quelli che era tutto meglio prima. Certo, serve coraggio, studio, creatività e libertà dagli schemi, oltre che da ruoli preconfezionati. Il presidente Bardi, ci credo ancora, ha le energie morali per invertire le tendenze negative. Si prenda tutta la libertà di cui dispone e lo faccia.
Lei è giornalista, scrittore e anche editore. Ricordiamolo, con la passione per la musica e la poesia. Mi fermo qui, se no sembra un panegirico… Ma con la Cultura si può mangiare?
Il mio amico Tremonti è uomo di cultura raffinata. Non intendeva dire che con la cultura non si mangia. La frase fu estrapolata in un contesto diverso. Tremonti stava solo elencando alcune priorità mentre commentava una manovra finanziaria. Gli studi, i libri, la poesia, l’animazione culturale sono la mia vita di oggi. La cosa mi piace e sono felice di quello che faccio. Servo la Basilicata così, servendo anche le mie passioni ed i miei piaceri. Quest’estate presenteremo tante iniziative sui 700 anni di Dante. Attraverso una rete di associazioni. Con una forte mobilitazione di cui è capofila il comune di Potenza. Ma non lo faremo solo a Potenza ed in Basilicata. Parleremo di Federico II. Andremo nei suoi luoghi. Ci saranno belle sorprese. E poi c’è il suo libro, Pisani. Quello sulla boxe, sulla Lucania, ci sono le sue poesie. Come farebbe ad editarlo senza di me? La politica la seguiremo insieme e la commenteremo. Se vuole anche con una rubrica settimanale. Un bel botta e risposta fra me e lei. Come questo.
A Gianfranco Blasi non piacciono gli slogan. Si può raccontare la Basilicata in maniera differente, senza manierismi ma anche senza finzioni, soprattutto rispetto a quello che non esiste? Su questo ci sono anche critiche dai media nazionali. Penso al provincialismo, all’odio sociale, al pettegolezzo. Alla debolezza sistemica.
La Basilicata è un pezzo di mondo uguale ad altri, diversissimo da altri. È un cuore, perché è incastonata all’interno. E’ un’anima, perché ha una storia integra di comunità. Non è più bella o più brutta di altri luoghi. Ha posti bellissimi e aree meno affascinanti. Ma nella sua diversità territoriale è un tutt’uno. Credo che uno slogan lo costruirei sulla parola “Contraddizioni”, al plurale. Per valorizzare le contraddizioni, farle emergere, diventare energia espressiva e comunicativa. Le contraddizioni sono dentro questo mix di arcaico e post moderno, di ancestrale, ruvido e vellutato. Fiabe, miti e bugie. Nobiltà e miseria. Sacro e profano. Petrolio e acqua. Mare e montagna. E poi c’è Matera. Matera è fondamentale alla Basilicata. A Matera è chiesta la generosità di sentirsi dentro la Basilicata. Vede, Matera potrebbe anche fare a meno della Basilicata. Ma la Basilicata non può fare a meno di Matera.
