IL VOLTO DELLA BASILICATA, FUORI DALLA NARRAZIONE UFFICIALE

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PIETRO SIMONETTI

Sono trascorsi 41 anni dal sisma del del 1980. Cosa rimane del grande sforzo finanziario dello Stato per la ricostruzione e lo sviluppo con circa 4 miliardi di euro spesi? La ricostruzione è stata completata da tanto tempo anche con buoni esiti  di recupero e valorizzazione dei centri storici. Dove ora prevalgono case sfitte in una regione nella quale la caduta verticale della natalità ha prodotto la cifra di 75mila case vuote. Lo spopolamento e l’elevato tasso di mortalità dovuta principalmente all’età sono le cause di questa caduta demografica, dove il tasso di emigrazione diventa ininfluente perchè  per mitigata dai flussi in entrata  di circa 24 mila stranieri, di cui 3000 studenti, che diventano circa 50.000 con con i lavoratori che ogni anno sono reclutati da altre regioni per il lavoro in agricoltura, nel ciclo delle costruzioni e nel lavoro di cura. Si tratta di una realta’, quasi sempre ignorata, per dar corpo e voce allo sterile lamento attorno allo spopolamento. Parliamo invece della incapacita’ di proporre un  piano concreto per il riuso delle case, l’unificazione dei servizi tra Comuni e politiche di inclusione dei migranti e di formazione professionale, nonchè di una necessaria neoalfabetizzazione. Affrontare la questione demografica a 41 anni dal sisma comporta, per superare lo sterile dibattito, sul declino dei paesi e sulla carenza di servizi e lavoro,  significa spostare l’attenzione e l’impegno degli Enti e delle parti sociali sull’allocazione e gestione corretta del risorse umane e materiali Un compito arduo in una fase che vede l’affermarsi del piccolo campanile e della divisione comunitaria e sociale al tempo della  politica fattasi misera. Continua invece la ricorsa di quanti rivendicano infrastrutture mastodontiche a scapito della manutenzione del territorio, in particolare delle strade, delle case e l’utilizzo delle innovative pratiche di risparmio energetico: dal domestico alle macro aree. La cultura dei pochi “borghi” ha preso il sopravvento sulla integrazione dei comuni, pratica ormai diffusa a livello di livello europeo.  Si afferma la poetica del silenzio e del ritorno al fascino della miseria contrastate nel dopoguerra e dai movimenti di rinascita e dalla lotta per la terra con l’eliminazione del latifondo e con la successiva realizzazione dei progetti irrigui, di bonifica, della casa e lo sviluppo delle attivita’ produttive.  Il ricorso alle parole magiche “transizione”  e” PNNR”, trascura il possibile, il necessario, l’utile, per catapultarsi nei progetti fantasma dopo la programmazione rifiutata. E’ il caso della mancata predisposizione di piani industriali e per il lavoro connessi con le importanti risorse disponibili e la ristrutturazione in atto, anche per gli effetti pandemici e di riorganizzazione produttiva e della logistica. Le vicende energetiche e dell’ automotive  vengono affrontate con approcci provinciali e di corto respiro che si rintracciano anche nelle 170 pagine del recente Piano Strategico.  Altro che programmazione e piani di sviluppo !  Solo gestione disordinata e approssimativa, come sta accadendo con il PNNR. L’eredità del dopo sisma è ancora consistente. Sono circa 2200 i dipendenti nelle aziende industriali e dei servizi sopravvissuti che si aggiungo agli altri 32000 occupati nell’industria. Tutto questo nonostante i circa 100 capannoni vuoti o non utilizzati,  preda dei ladri di rame, dei trafficanti di rifiuti. Un patrimonio ereditato da investimenti statali, fallimenti e curatele decennali, gestioni imprenditoriali sbagliate, speculative. Il tutto aggravato dalle gestioni  dei Consorzi industriali attraverso  la fabbrica del debito e della illegalità, come dimostra il caso dell’Asi di Potenza dove sono stati caducati o annullate gare, con atti privati e nulli, che hanno prodotto debiti ed altro. Al momento non si avvertono segni di ravvedimento operoso. Al contrario, per le due imprese coinvolte nel traffico di rifiuti, a Baragiano ed Atella l’Asi non è ancora intervenuta, nè la Regione si è fatto finora carico di questa situazione esplosiva dal punto di vista igienico-ambientale.  
Si afferma la cultura del declino nonostante le enormi risorse finanziarie a disposizione della Basilicata, a dispetto delle pseudo analisi sui divari, la povertà’, la mancanza di investimenti. Il bilancio pubblico allargato regionale si attesta attorno  a cifre importanti: solo la Regione viaggia oltre i 3,5 miliardi anno, al netto di quello privato. Il sistema bancario è gonfio di risparmio ma non investe nella regione mentre riutilizza il ” tesoro “dei risparmiatori sui mercati finanziari esterni. Basta dividere il monte risorse pubbliche e private per 570 mila abitanti per conoscere la spesa pro capite ed il loro uso. Ne contempo si consolida il potere esteso della criminalità’ , nel Metapontino ed in altre aree, come descritto dal recente rapporto della DIA e dagli ultimi interventi della Commissione antimafia. Da tempo “l’isola felice” e’ solo un ricordo mentre le bande che si occupano di estorsioni, spaccio di droga, appalti, caporalato della manodopera e nei servizi, riciclaggio senza omicidi, operano con tecniche raffinate dei colletti bianchi. Una delle istituzione che  soffre è certamente l’Ateneo lucano, nonostante gli ultimi finanziamenti per Medicina. Sono 7000 gli studenti  , molti fuori corso,  circa 700 i professori e gli amministrativi. Un bilancio finanziario disastrato, proprietà immobiliari inutilizzate, spese fuori controllo. L’Università fu istituita a seguito della vertenza sindacale per la  legge 219 che si concluse con una manifestazione di 5000 persone a Roma. Ci si aspettava un Ateneo capace di attrarre studenti da tutto il Sud, invece è una Istituzione che a mala pena riesce a sorreggersi. Forse è giunto il momento di fare qualcosa di nuovo e di diverso  per rilanciare l’Università senza ricorrere ad iniziative agiografiche e autoreferenziali che possono solo assicurare una lenta agonia. 
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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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