INCARICHI APICALI, LA PROCEDURA SELETTIVA VA FATTA SEMPRE

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Può sembrare una manovra politica contro i nuovi vertici istituzionali della regione Basilicata, ma  così non è. E’ che  l’atteggiamento degli organi giurisprudenziali e degli organi di controllo rispetto all’uso e all’abuso di incarichi dirigenziali esterni è cambiato e quello che una volta si faceva oggi non è più possibile fare. Ecco perchè da un lato la Confederazione dei dirigenti pubblici ha chiesto al Ministro Buongiorno di valutare la liceità dello spoil system che la Basilicata vuole mettere in atto, dall’altro si intensifica il dibattito su quale debba essere il comportamento corretto. In questa direzione interviene ancora L’avv. Pasquale Monea, ex dirigente apicale della regione e oggi segretario generale alla Provincia di Cosenza per cercare di fissare i paletti entro cui è possibile ricorrere agli esterni.

Perché gli incarichi diretti sono rischiosi mentre è necessaria una procedura selettiva comunque non strettamente comparativa?: perché i relativi incarichi ed i conseguenti contratti sarebbero nulli, secondo la prevalente giurisprudenza sul tema, esponendo coloro che decidono ad una responsabilità quanto meno contabile amministrativa; nullità peraltro rilevabile d’ufficio.

Come già scritto in precedenza l’attuale disposizione normativa che impone di rendere conoscibili i posti di funzione dirigenziale è contenuta nell’art. 19, comma 1 bis del D.lgs. 165/2001.  La norma disciplina l’esercizio del potere privatistico di conferimento dell’incarico dirigenziale di cui è titolare la pubblica amministrazione come datore di lavoro.

Il carattere imperativo della norma, oltre che dalla natura e funzione dei precetti in essa contenuti, e dagli interessi da essa tutelati, deriva espressamente dall’art. 2, comma 2, Decreto Legislativo n. 165/2001, disposizioni che si rivolgono anche al personale della Regione e alla Regione in qualità di datore di lavoro. Quanto affermato trova diretta argomentazione nella sentenza della Corte Costituzionale n. 324/2010 da cui si evince che la disciplina ex art. 19 Decreto Legislativo n. 165/2001 contiene una normativa riconducibile alla materia dell’ordinamento civile di cui all’art. 117, secondo comma, lettera l), Costituzione, giacché il conferimento di incarichi dirigenziali si realizza mediante la stipulazione di un contratto di lavoro di diritto privato. Conseguentemente, la disciplina della fase costitutiva di tale contratto, così come quella del rapporto che sorge per effetto della conclusione di quel negozio giuridico, appartengono alla materia dell’ordinamento civile.

L’amministrazione deve realizzare una procedura selettiva, di natura non concorsuale, scandita necessariamente dalle seguenti fasi: pubblicazione dell’avviso di selezione; acquisizione delle domande presentate dai soggetti interessati; valutazione delle candidature. L’avviso di selezione deve indicare espressamente, allo scopo di renderli “conoscibili”, il numero e la tipologia dei posti di funzione nonché i criteri di scelta.

L’art. 19 comma 1 disciplina sia la fase di pubblicazione dell’avviso di selezione, sia il momento di valutazione delle candidature. La disposizione, infatti, prescrive all’amministrazione di fondare il giudizio di idoneità per il conferimento dell’incarico sulla valutazione di taluni elementi, e di talune connessioni, la cui natura è prettamente tecnico-professionale. A fortiori, la norma prescrive all’amministrazione il dovere di determinare i criteri di scelta tenendo in considerazione quanto è obbligata a valutare.

All’interno dei limiti indicati, l’amministrazione conserva un’intensa discrezionalità nel conferimento dell’incarico, potendo e dovendo modellare gran parte del procedimento e dei presupposti del giudizio di idoneità.

Lo scopo della norma è di escludere la possibilità di conferimenti meramente fiduciari tramite l’imposizione di una selezione fondata su criteri predeterminati e conoscibili (comma 1 bis), obiettivi e di natura tecnico-professionale (comma 1). I principi costituzionali di cui è espressione la norma sono quelli ex art. 97 Costituzione (nonché lo stesso Statuto della Regione Basilicata) e di ponderata separazione tra politica e amministrazione.

La predeterminazione e pubblicazione dei criteri sono adempimenti essenziali anche per il rispetto dei principi del giusto procedimento, al cui esito deve essere adottato un atto motivato che consenta comunque un controllo giurisdizionale.

In altri termini, la norma ex art. 19, comma 1 e comma 1 bis, prescrive all’amministrazione il potere-dovere di predeterminare i criteri di scelta ai fini del conferimento di “ciascun” incarico di funzione dirigenziale. e nella predeterminazione l’amministrazione “tiene conto” di quanto indicato nel comma 1.

L’esistenza del dovere di predeterminazione si argomenta logicamente: l’amministrazione deve predeterminare i medesimi criteri di scelta che ha il dovere di rendere conoscibili per mezzo dell’avviso di selezione (art. 19 comma 1 bis). In altri termini, se l’amministrazione deve rendere conoscibili i criteri di scelta ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale allora deve logicamente predeterminare i criteri di scelta per il conferimento di ciascun incarico dirigenziale. Ragionando diversamente il dovere di rendere conoscibili i criteri, ovvero di agire in modo trasparente, sarebbe inutile, se non vuoto.

La predeterminazione dei criteri di scelta consente quindi l’effettivo svolgimento di una selezione trasparente e di natura tecnico-professionale, assicurando il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione nonché il rispetto della buona fede e della correttezza contrattuale.

L’esistenza e la conformazione del dovere di predeterminazione evidenziano di nuovo come lo scopo della norma sia quello di elidere la possibilità di attuare conferimenti meramente fiduciari al fine anche di concretizzare il principio costituzionale di ponderata separazione tra politica e amministrazione, obiettivo delle recenti riforme del pubblico impiego e di numerose pronunce della giurisprudenza costituzionale (ex multis Corte Costituzionale n. 34/2010).

A ribadire le ragioni di quanto sostenuto residua l’art. 22 C.C.N.L. Area II- Regioni – Enti Locali del 10.04.1996, come sostituito dall’art C.C.N.L. 23.12.1999, modificato dall’art. 10 del C.C.N.L. del 22.02.2006, nella parte in cui prevede che l’amministrazione adotti i criteri per il conferimento degli incarichi dirigenziali. La conseguenza dell’assenza di una procedura selettiva è quindi l’accertamento della nullità, per violazione della norma imperativa ex art. 19, comma 1 e comma 1 bis, Decreto Legislativo n. 165/2001, del conferimento dell’incarico dirigenziale.

La domanda finale è: quali ragioni impediscono alla Regione Basilicata di creare meccanismi comunque coerenti con le attuali interpretazioni della giurisprudenza, pur mantenendo ampia discrezionalità soprattutto nelle figure di vertice, consentendo anche un adeguato controllo tecnico sulle caratteristiche e sui requisiti tecnico professionali degli interessati affinché gli stessi siano connessi alle funzioni comunque gestionali da svolgere?.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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