di Rocco Rosa
Io mi sforzo di guardare ai fatti, non alle persone e traggo spunto da vicende o problemi di attualità per dire semplicemente come la penso e cosa, a mio giudizio, si dovrebbe fare. Faccio insomma l’editoriale di casa mia, non altro. Non condisco le mie riflessioni basandomi sul giudizio che ho delle persone e lascio alle Istituzioni deputate il compito di vedere se una cosa è lecita o no. Nel mare sempre agitato dei social, c’è chi si improvvisa surfista e sfoga la voglio di rischioo, con le armi della improvvisazione, della malevolenza, e con un linguaggio che a volte fa arrossire uno scaricatore di porto. E questo parlare pesante, questo ammiccare su complicità tra poteri, questo continuo immaginare mascalzonate, paradossalmente non aiuta a chiarire le singole cose, ma le avvolge tutte ed ognuno in un’atmosfera di diffidenza dove ogni cosa perde il suo colore originale e diventa grigia.Vengo al punto. Il ricorso al lavoro interinale è stato sempre in Basilicata non un modo per aggredire emergenze, ma per soddisfare, sulla base di singole necessità,in maniera impropria la sola emergenza lucana: l’occupazione. Lo si è fatto quando le procedure per gli invalidi civili sono passate alla regione, lo si è fatto quando c’era bisogno di informatizzare alcuni uffici , lo si è fatto soprattutto nelle Asl e negli ospedali per compiti diciamo…logistici. Qualunque sia stata la società cui è stata affidato il compito, questo tipo di emergenza non è stata mai considerata e trattata come provvisoria, ma si è protratta in un rapporto pluriennale , pur cambiando mansioni a chi ci lavorava. La conclusione è che oggi ci troviamo con cinquecento persone, distribuite tra sistema sanitario ed altro che di fatto sono alle dipendenze di una struttura pubblica , ma di diritto sono lavoratori privati, cioè di diritto sono….senza diritti. A Rieti è successo due mesi fa che le sigle sindacali si sono rifiutate di firmare un accordo che prevedeva l’assunzione dei precari con l’esclusione degli interinali, obiettando che , favori o non favori, tutti facevano la stessa cosa e che quindi si doveva trovare una soluzione definitiva sul precariato di qualsiasi genere. Questo a Rieti. A Potenza o Matera, gli interinali continuano a passare da una ditta all’altra, con spese aggiuntive per le amministrazioni committenti, perché oltre a pagare tutto il personale, ci devono mettere anche le spese per l’organizzazione. In realtà si cede personale, facendo finta di cedere il servizio. Ora che la Madia ha detto basta al precariato, ci si aspettava che la stessa dicesse come trovare delle norme di salvaguardia di questi lavoratori. Mandarli a casa dopo dieci anni di servizio? E’una barbarie, una carneficina, ancorchè per la gran parte nel sud si tratta di personale entrato di straforo . Non fare una norma e lasciare che le società interinali continuino a risolvere i problemi assunzionali, significa o sostituire quei dipendenti senza diritti con altri che entrano freschi di rapporti , oppure andare ad alimentare , all’insegna del “poi si vede” la platea dei precari, dove ci sono di tutto : di quelli che avevano fatto una selezione, di quelli che erano stati assunti con le normative europee, di quelli che erano stati assunti come interinali e poi passati a Co.co.co. Che facciamo , li fuciliamo ? Oppure facciamo come si è fatto con la 218 o con il reclutamento scolastico degli insegnanti e adesso del personale amministrativo. La sola strada che le Regioni debbono suggerire al governo è di fare, per tutto il precariato un ruolo aggiuntivo di durata decennale, termine entro il quale debbono farsi i concorsi, per i posti che ci sono e per quelli che si liberano ,riservando al personale precario il cinquanta per cento delle assunzioni. Se ignoriamo questo problema, ce lo troveremo sempre più ingrossato, davanti ai cancelli.