LA CENA DI NATALE

0

PATRIZIA BARRESE

Artigianato in Fiera” di Milano-Rho, giunto alla sua 26esima edizione, e conclusosi lo scorso 11 dicembre, ha rappresentato come ogni anno l’evento internazionale dell’artigianato, dei popoli e delle nazioni che promuovono l’unicità dei prodotti pubblicizzando le eccellenze italiane e del mondo. Tutte le regioni d’Italia, dal settore alimentare all’abbigliamento, dall’arredo al tempo libero hanno esposto i prodotti tipici del territorio. Anche la Basilicata, ha visto la partecipazione di aziende di eccellenza i cui prodotti sono il risultato di una natura incontaminata e il racconto della tradizione, prodotti unici e tipici che si affacciano non solo sul mercato nazionale ma pronti al respiro globale. Nei padiglioni del quartiere fieristico, i “Laboratori del gusto” della nostra regione hanno offerto i prodotti finiti di una filiera agroalimentare quali “Il bacio di Maratea, l’Antico granaio, l’Azienza Arleo” e Semprefreddo” e espositori locali dal Vulture-Melfese a Senise che hanno promosso e accompagnato i visitatori in un viaggio tra i sapori, i suoni e i colori della nostra regione spesso geograficamente non ben collocata nello Stivale.

L’obiettivo della società promotrice di questo evento fieristico è sostenere l’economia del territorio favorendo la crescita degli artigiani e delle piccole imprese, nel rispetto dell’autenticità, originalità e qualità dei prodotti in vendita.  Autenticità di prodotti privi di adulterazione e di ODG, tuttavia nei corridoi degli stand, non era difficile udire con stupore dei visitatori e disappunto dei produttori di salumi, le ipotesi di future carni in vendita prodotte in laboratorio.

Una dicotomia già nel contesto fieristico 2022, perché se da un lato l’interesse delle società presenti è stato esprimere la centralità della materia prima e del territorio di appartenenza, sorge la necessità che per soddisfare la crescente domanda di cibo da parte di una popolazione in continua crescita nel 2050 sarà necessario “produrre” un 70% in più di cibo. Numerose questioni etiche, filosofiche e religiose dilagano, ma già fra i produttori di speck e bresaola valtellinese, prosciutto e la nostra salsiccia e soppressata lucana, si insinuano i dubbi per una realtà sconcertante, attuale conosciuta come carne “coltivata” o “pulita” che rappresenta il piatto della tavola tecnologicamente cucinata.

 

Già nel contesto geografico globale, si stanno sviluppando metodi più efficienti di produzione delle proteine animali al fine di supportare la crescita della popolazione mondiale. Nel lontano 2008, PETA, associazione internazionale no-profit per il trattamento etico degli animali, annunciava un premio di milioni di dollari per il primo laboratorio in grado di creare carne di pollo sintetica adatta alla commercializzazione e nel novembre 2020 a Tel Aviv, si inaugurava il primo ristorante a base di pollo sintetico.  Una realtà in germe, oggetto di polemiche e dibattiti che cresceranno esponenzialmente ma sono numerose le startup internazionali che stanno gareggiando per creare in vitro e sviluppare prodotti a base di carne sintetica per garantire un ridotto impatto ambientale, liberare i terreni attualmente utilizzati per l’agricoltura animale e evitare la macellazione di milioni di animali ogni giorno. Nel 2020 Bill Gates, ha dichiarato che “Tutti i paesi ricchi dovrebbero passare al consumo di carne sintetica al 100% perché il consumo di carne è destinato ad aumentare con la crescita della popolazione mondiale”. Per soddisfare la popolazione in crescita, prevenire la deforestazione necessaria per l’espansione dell’agricoltura animale che però non consente di assorbire anidride carbonica in aumento, i tentativi di imitare carne e derivati sono molteplici: una startup israeliana ha brevettato una tecnologia 3D per produrre la prima bistecca coltivata in laboratorio a base di grasso e tessuto connettivo.

La produzione di carne coltivata potrebbe diventare una pratica diffusa, probabilmente per i benefici per la salute, incroci di antibiotici e proteine per difendere la specie umana dall’insorgere di nuove pandemie. Ma tra animalisti, questioni etiche e società finanziatrici tale pratica porta con sé polveroni sociali non trascurabili e questioni future alla stregua di un buon libro di fantascienza da leggere e su cui riflettere. Ognuno di noi ha a cuore il futuro del pianeta, il nostro dizionario si arricchisce sempre più di veganesimo, virus e concetti che ci istruiscono al pari dell’ambito accademico, forse le future generazioni andranno incontro – auguriamoci di no – ad un cannibalismo senza sofferenza?  Se la specie umana è diventata una minaccia per la vita animale e l’ecosistema in generale, alle soglie del Natale e in vista dei nostri piatti tipici della tradizione che rispondono a garanzie di autenticità, originalità e qualità, rispettosi della materia prima, dei processi naturali e dell’ambiente, siamo pronti a trasformare le nostre abitudini alimentari per la salvaguardia della sostenibilità? Siamo pronti ad imbandire le prossime tavole festive con il menù futurista? La cena è servita: tartine di pesce sintetico, crocchette di pollo coltivate in vitro e burger di manzo 3D, scarafaggi proteici e pantegane al gusto del crème caramel sorseggiando un bicchiere di vino hangover-free per evitare i postumi di una serata di brindisi.

Prepariamoci piuttosto ad assaporare la scoperta, i brividi di piacere e lo stupore musicale che evoca il nostro cibo, la più autentica espressione d’amore che dal palato allo stomaco ci fa godere dei momenti in compagnia e della contentezza di incorporare un territorio autentico, genuino e straordinario: per le prossime feste “Libiam né lieti calici”, “…del doman non v’è certezza”. Prosit.  

Condividi

Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

Rispondi