La “città degli esclusi”: NOCity.

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Riflettendo sul saggio di Martone ECity evidenziavo come esso fosse propedeutico alla lettura di NoCity concludevo le mie riflessioni lasciando intendere che sarei passato ad analizzare anche il volume, di recente pubblicazione, appunto NoCity,  per le Edizioni Castelvecchi. Attraverso l’arte della  διαλεκτικὴ τέχνὴ il filosofo analizza la realtà facendo emergere le contraddizioni presenti in esse per mettere a nudo  per ciò che essa realmente è.  L’arte dialettica alla quale fa riferimento il prof. Martone è quella di Marx non a caso introduce il suo saggio con una citazione tratta da Il Manifesto del partito comunista << I rapporti borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la società borghese moderna, che ha suscitato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio , rassomiglia allo stregone che non riesce più a dominare le potenze degli inferi.>> Il Manifesto del partito comunista pubblicato nel 1848 sembra distante anni luce dalla contemporaneità che vede il sistema economico Liberale e il post modernismo convergere sullo stesso piano. Le contraddizioni sono ben rappresentate dalla testimonianza  di un giovane, Michele, che Martone riprende da Huffington post. Scrive Michele (…) Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. E’ un incubo di problemi , privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive. (…) Io non ho tradito, io non mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare>>. Dalla lettura del saggio di Martone si evince che la contraddizione dialettica non è più tra classe lavoratrici e borghesia ma tra ECity e Nocity in una visione orizzontale dei rapporti di forza tra le componenti sociali che si muovono in un Mondo di individui liberi. Ed è proprio dalla libertà intesa come ideologia ossia il Liberalismo che è altra cosa dalla Libertà che Martone prende le mosse per analizzare il rapporto dialettico che esiste, appunto, tra ECity e NoCity. La domanda è quale è l’ideologia della libertà della quale parla il Nostro?. Ebbene lo dice chiaramente e senza mezzi termini è il Neoliberalismo. Scrive il Nostro nel suo saggio <<Quando nel 1971 , in seguito all’aumento gigantesco della spesa pubblica statunitense, si mise fine agli accordi di Bretton Woods, prese vita il progetto divenuto poi realtà soprattutto nel periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino . quel progetto , che diventerà una vera e propria visione del mondo attraverso le politiche neoliberiste(…)Sulla carta, dunque, la visione neoliberista dello stato e della società avrebbe dovuto favorire il diritto alla proprietà privata attraverso una legalità statale che lascia la massima libertà possibile alle capacità di espressione socio – economiche. In realtà, non è andata così. (…) Non è un caso che già il padre del pensiero liberale, John Locke, non aveva visto altro nello Stato che un giudice in ultima istanza: istituito con compiti circoscritti e condizionato dal dovere di lasciare il più ampio spazio possibile alla tutela della proprietà. Il liberalismo parte da tale assunto poiché ritiene che, in qualsiasi misura, un limite imposto possa danneggiare la libertà degli individui. E’ chiaro che si tratta di una visione astratta della realtà. (…) Si tende a escludere asimmetrie di potere capaci di condizionare la libertà degli agenti nel prendere decisioni per il proprio interesse>>. [1] E’ nell’ideologia della libertà l’origine della paura che travolge l’individuo nella globalizzazione. Come giustamente evidenzia Martone la libertà non è mai astratta è dalla sua realizzazione in concreto che  originano una molteplicità di libertà che danno origine a scambi asimmetrici[2] con la conseguente crescita delle disuguaglianze. L’ideologia della libertà, ossia il neoliberalismo o come preferisco io il liberalcapitalismo, ha creato un sistema dominato dalla solitudine, dal vuoto e dall’angoscia. Martone cita la riflessione angosciante che Michele posta su  Huffington Post ebbene questa riflessione fa il paio non con quella di un giovane ma di un genitore in questo caso. Nel suo saggio Glucksmann trae spunto dalla conversazione con un pensionato del settore siderurgico il quale gli dice al termine di una conferenza [3] << Ho due figli che non capisco più. Lavorano, sono sposati, hanno dei figli. Entrambi hanno una bella macchina, una casa, un cellulare. Mangiano e bevono a sazietà…. Certo, non vivono da nababbi, ma hanno più soldi di quanti ne avessi io. Eppure votano Le Pen. Eppure pensano che oggi tutto va peggio di ieri e che domani le cose peggioreranno ancora. Hanno paura del mondo, degli arabi, dell’Europa ….Come spiegare una cosa del genere?>> . Ebbene la risposta è appunto nell’ideologia della libertà. Scrive sempre Glucksmann << Quando Margaret Thatcher dice che “ l’economia è il metodo” , bisogna intendere “metodo” nell’accezione forte di filosofia generale. L’economia dà il punto di partenza e la finalità della trasformazione politica e sociale progettata. Qui essa non è più concepita come una semplice scienza dell’umano per eccellenza, quella che domina e sussume tutte le altre , una sorta di metafisica : precisamente quello che i liberali dei secoli XVII e XVIII rifiutavano. Tutto ciò può suonare strano alle nostre orecchie, ma il big bang individualista degli anni Ottanta , il trionfo del dio denaro e l’atomizzazione sociale derivano da una forma di idealismo. In principio era la volontà di far nascere un individuo realmente libero, antidoto agli orrori collettivi nazisti e comunisti contro cui Friedmann e Hayek plasmarono le loro dottrine(…)>> Per Glucksmann la differenza tra il liberalismo classico e il neoliberalismo contemporaneo è che il primo è una dottrina che limita ogni forma di governo degli esseri umani, il secondo è una ideologia che mira a formare un nuovo genere di individui partendo dalla dimensione più intima. Ebbene penso esattamente il contrario il Neoliberalismo non è altro che la volontà di recuperare il Liberalismo delle origini legando, appunto, la libertà dell’individuo alla difesa del diritto di proprietà che è in primo luogo diritto di proprietà esercitato sulla propria persona. A sostegno di questa mia ipotesi è interessante richiamare quanto sostenevano Mandeville [4] e Adam Smith[5] che solo in apparenza si discostava dal primo se come sosteneva von Hayek [6] è stato Mandeville ad ispirare la teoria della << mano invisibile>> a Smith. Marx[7] evidenziarà come vi siano nell’opera di Smith brani copiati. Paro  dagli scritti di Mandeville. Sulla questione trovo particolarmente illuminante G. Faro, a cui sono debitore per i ricchi riferimenti bibliografici, scrive << L’illuminismo razionalista più deteriore ( c’è anche un buon illuminismo laicista . di cui Montesquieu è esempio), per certi versi speculare al fideismo luterano, arroccato al paolino tibi sufficit gratia mea ( cui replica con tibi sufficit ratio tua), ha cavalcato l’idea apparentemente aristotelica che la storia umana sia una progressiva emancipazione da una natura matrigna, regno di necessità, verso la cultura , regno di libertà. Per gli individualisti liberali, tale emancipazione riguarda i più dotati di calcolo e furbizia; per altri come Marx , dovrà riguardare tutto il genere umano. L’uomo si renderà libero , mutandosi in prodotto culturale. (…) Mandeville ritiene che la società si basi non sulle virtù, ma sul vizio, l’avidità e la discordia, motori del progresso , fonti di ricchezza collettiva. (…) Mandeville è il teorico del capitalismo più cinico e selvaggio. ( …) Per Mandeville , invece , tale schiavitù , per essere prodotta e conservata, dev’essere innanzitutto culturale>> Faro richiama, a un certo punto F.W. Taylor il quale nei suoi Principles of Scientific Management descriverà così l’operaio degli altiforni << uno dei primi requisiti del lavoratore responsabile al lavoro d’altoforno è che sia così stupido , da poter essere assimilato più ad un bovino che a qualsiasi altra cosa>>[8]. Penso che questa descrizione, al netto del diverso modello di organizzazione del lavoro, si attanagli anche molti lavoratori dei servizi , penso ai ciclofattorini, ingannati  dall’ideologia della libertà di cui parla Martone in NoCity.  Le riflessioni di Mandeville  richiamano von Hayek. Come scrive A. Gamble [9]nella sua biografia su von Hayek << Il socialismo minaccia la sopravvivenza stessa della civiltà perché incoraggia due istinti morali – la solidarietà e l’altruismo – che Hayek afferma costituiscano i due maggiori ostacoli allo sviluppo dell’economia moderna. Il problema posto da ambedue questi istinti è che essi fanno pensare che ci possa essere e debba esistere uno scopo comune(..)>> Sempre nella sua biografia su Hayek scrive Gamble[10] << I liberali autentici sono quelli che aderiscono a una teoria della libertà di tipo diverso, a una teoria che è principalmente di tradizione inglese , e che tra i suoi primi e più importanti rappresentanti annovera Mandeville, Hume, Sith, Ferguson, Paley, Tucker e Burke. (…) Tratto distintivo di questa tradizione è la diffidenza nei confronti del potere della ragione umana, e con essa la constatazione della vastità dell’ignoranza in cui gli uomini si trovano circa il mondo , sia quello della società sia quello della natura: ne discende che l’accento viene posto sulle conseguenze inattese e non volute dell’azione sociale. E’ Mandeville la figura chiave nello sviluppo di questa concezione, e Hayek gli dedica una grande attenzione. L’importanza di Mandeville nasce dal suo esame del paradosso per cui, invece di darsi un legame diretto tra virtù private e bene pubblico , quest’ultimo si trova a essere molto più avvantaggiato se gli individui indulgono ai loro vizi privati (…)>>. Passando a leggere ciò che scrive lo stesso  von Hayek [11]<< Ci si può chiedere come possano le inibizioni delle pulsioni istintuali a coordinare le attività dei grandi numeri. Ecco un esempio: la totale obbedienza al comandamento di trattare tutti gli uomini come il proprio prossimo avrebbe proibito l’emergere di un ordine esteso. Difatti, quanti attualmente vivono entro l’ordine esteso hanno un guadagno dal non trattarsi l’un l’altro come prossimo, e dall’applicare, nelle loro interazioni, le regole dell’ordine esteso – come quelle della proprietà individuale e del contratto – invece che le regole della solidarietà e dell’altruismo. Un ordine in cui ciascuno trattasse il proprio prossimo come se stesso sarebbe un ordine in cui, comparativamente , pochi potrebbero mettere su famiglia e moltiplicarsi. Se noi dovessimo rispondere, per così dire, a tutti gli appelli caritatevoli che ci bombardano attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ciò richiederebbe un costo ingente, distraendoci da ciò che siamo più competenti a fare, e probabilmente ci renderebbe strumenti di particolari gruppi d’interesse o di specifiche idee circa l’importanza relativa di bisogni particolari.(…)>> . Per Von Hayek la nostra civiltà dipende da quello che definisce “ ordine esteso” della cooperazione umana ossia il sistema capitalista che ha nei diritti di proprietà il fondamento. Dello stesso avviso è M. Friedman [12] quando scrive << E’ credenza diffusa che la politica e l’economia siano due campi distinti e, in larga misura, non correlati tra di loro; che la libertà individuale sia un problema politico e il benessere materiale un problema economico.(…) L’assetto economico svolge un duplice ruolo nel promuovere una società libera. In primo luogo , la libertà nell’assetto economico è, di per sé, parte integrante della libertà , intesa nel senso lato del termine, e quindi la libertà economica è un fine in sé. In secondo luogo, la libertà economica è anche un indispensabile mezzo per la realizzazione della libertà politica ( …) L’esperienza storica ci dimostra , in maniera inequivocabile , che sussiste una stretta relazione tra libertà politica e libero mercato. Io non conosco assolutamente alcun esempio di una società che sia stata caratterizzata da una larga misura di libertà politica la quale, nello stesso tempo, non sia stata anche caratterizzata dall’esistenza di un assetto in qualche modo analogo a quello del libero mercato per organizzare il complesso dell’attività economica (…)>> Vediamo cosa scrive Milton in merito al ruolo che il governo deve avere in una società libera[13] <<  Un’ampia utilizzazione del mercato riduce la tensione alla quale l’edificio sociale è sottoposto, rendendo non necessaria la conformità nei confronti di tutte le attività che il mercato non abbraccia . Quanto maggiore è l’ambito di attività coperto dal mercato, tanto minore è il numero delle questioni che richiedono per la loro soluzione decisioni specificatamente politiche, e quindi tanto minore è il numero dei casi in cui è necessario giungere a un esplicito accordo. Inversamente , quanto minore è il numero delle questioni intorno alle quali è necessario raggiungere un esplicito accordo, tanto maggiore è la probabilità di andare d’accordo preservando, nello stesso tempo, alla società il suo carattere di società libera(…) Concludendo , l’organizzazione dell’attività economica per via di scambio volontario presuppone che, attraverso l’azione governativa , siano assicurati la legge e l’ordine atti a prevenire la coercizione di un individuo da parte di un altro, ad assicurare il rispetto dei contratti volontariamente stipulati, a determinare il significato dei diritti di proprietà, l’interpretazione e la pratica applicazione di tali diritti e un’adeguata strutturazione del sistema monetario. >>. Per dirla con Martone quella descritta è “L’ideologia della Libertà “ che ha determinato “ nuove paure”. In cosa consistono queste nuove paure? Sono i dati economici a dirlo. Di seguito alcuni dati: ricchezza privata in Italia 8640 miliardi, Debito pubblico, pre covid, 1972 miliardi; famiglie ricche 2,5 milioni; famiglie molto ricche 240.000; famiglie povere 3,2 milioni; famiglie molto povere 1,4 milioni. Come scrive Martone << La retorica neoliberista ha presentato la flessibilità come libertà ma, in realtà, essa non è nient’altro che precarietà e ricattabilità: il livello di insicurezza che ne emerge si traduce non di rado in rischi concreti . In seguito alle politiche neo – liberiste, la percezione della sofferenza a cui è sottoposto il mercato del lavoro è molto al di sotto d’una realtà effettivamente drammatica per numeri di morti, per incidenti sul lavoro ( quasi esclusivamente maschili) e per il livello di sofferenza esistenziale patita da chi perde il lavoro o teme di perderlo. Esistono costi umani enormi dovuti alla cosiddetta flessibilità del lavoro>> aggravati dalle trasformazioni tecno – digitali che espellono manodopera senza creare contemporaneamente altre attività lavorativa. Come spiega R. Baldwin[14] innovazione tecnologica, perdita di posti di lavoro e creazione di nuovo lavoro non vanno di pari passo. Come si evince dallo studio di N. Penelope [15] il 10% degli italiani possiede il 50% della ricchezza nazionale, il restante 90% si divide, in modo non uguale il restante 50%.  L’iniqua distribuzione della ricchezza fa si che l’ascensore sociale si fermi alla terza media << Anche in Italia le cose vanno come nel resto del mondo: la Bocconi e la LUISS , per fare un esempio recente, hanno fornito la maggior parte dei membri del governo Monti, dalla Normale di Pisa, istituto pubblico ma riservato a pochi, è uscito Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia, poi Presidente del Consiglio , ministro del Tesoro e infine presidente della Repubblica(…) In istituti privati come il Massimo di Roma, o il Leone XIII di Milano, di proprietà dei gesuiti, hanno studiato Mario Monti, Luca di Montezemolo, il banchiere Luigi Abete , l’ex governatore della Banca d’Italia e oggi capo della BCE Mario Draghi ( n.d.r. attuale Presidente del Consiglio), ( …) I licei pubblici , ma ugualmente di è , come il Tasso, il Visconti, il Mamiani a Roma , o il Parini di Milano hanno cresciuto nelle loro aule la maggior parte dei politici, ministri, magistrati, premi Nobel , artisti, scrittori, direttori di giornali. La classe dirigente>>[16]. La selezione avviene alle scuole medie e molto dipende dal background familiare, i dati sono tali che sembra di essere tornati agli anni 40 del secolo scorso. Questa è la NOCity descritta da Martone. Fuori dalla ECity vi è tutto un mondo di precari , di illusi e frustrati. S. Sassen[17] descrive i processi di trasformazione che hanno interessato le città nell’economia globale. Le città sono parte di una rete mondiale di relazioni economiche, sociali e culturali, sono, prese insieme  il centro del liberalcapitalismo contemporaneo. E’ dalle città che si articola lo spazio fisico occupato dalla NoCity. Scrive la Sassen << Qual è l’impatto prodotto dall’ascesa della finanza e dei servizi alle imprese sulla struttura sociale ed economica delle principali città? E quali sono le conseguenze della nuova economia urbana per la distribuzione del reddito fra la forza lavoro di una città? Nella fase in cui era il settore trainante dell’economia, l’industria manifatturiera ha creato le premesse per l’espansione di una vasta classe media in quanto: a) favoriva la sindacalizzazione; b) si basava in buona parte sui consumi delle famiglie, quindi i livelli salariali erano importanti in quanto creavano la domanda effettiva; c) i livelli salariali e i benefici sociali dei settori leader erano presi a modello dagli altri settori. (…) La combinazione di forze economiche , politiche e tecniche che ha contribuito al declino della produzione di massa in quanto elemento trainante dell’economia ha portato altresì al declino del più ampio quadro istituzionale che regolava il rapporto di lavoro. Il gruppo di industrie di servizi che sono state fra le forze propulsive dell’economia a partire dagli anni 80 – e che continuano a esserlo – si caratterizza per la maggior dispersione del reddito e dell’occupazione , la debolezza dei sindacati e la quota crescente di lavori precari  a basso salario, accanto all’aumento della proporzione di posti di lavoro remunerati lautamente; il conseguente quadro istituzionale che configura il rapporto di lavoro differisce da quello che caratterizzò il periodo di crescita della produzione industriale di massa: oggi vi sono più posti di lavoro a tempo parziale e temporanei e, in generale, meno protezioni e benefici accessori per una proporzione crescente di lavoratori (…)>> . Sono romanzi[18] e film[19] che integrano le analisi sociologiche e le riflessioni filosofiche rappresentando le condizioni di vita degli uomini che ogni giorno passano dalla ECity alla NoCity. La NoCity descritta da Martone nasce  “sulle rovine della classe media[20]” e sul superamento della differenza tra destra e sinistra. La contrapposizione è diventata tra il popolo delle periferie e le élite della ECity. Le ideologie che si contrappongono sono l’ideologia liberal – tecnocratica e quella populista. A interpretare meglio le istanze finiscono con l’essere forze politiche fortemente identitarie e nazionaliste che si contrappongono alle élite Liberalsocialiste oggi anche Ecologiste. Lo spiega molto bene Piketty [21] quando analizza le classi dirigenti francesi e statunitensi di destra e di sinistra. Scrive Piketty << (…) “ sinistra intellettuale “ e “destra mercantile” incarnano valori ed esperienze in qualche modo complementari. E condividono anche non pochi tratti comuni, a cominciare da una certa dose di “ conservatorismo” di fronte all’odierna situazione di disuguaglianza. La sinistra crede nell’impegno e nel merito nello studio; la destra, nell’impegno e nel merito negli affari. La sinistra si prefigge l’acquisizione di titoli di studio, di sapere e di capitale umano; la destra, l’accumulazione di capitale monetario e finanziario. Possono anche presentare delle divergenze su alcuni punti. La “sinistra intellettuale benestante” può volere più imposte, rispetto alla “destra mercantile”, per esempio al fine di finanziare i licei, le grandes écoles e le istituzioni culturali e artistiche a cui è legata. Ma entrambe le parti condividono una netta adesione al sistema economico attuale e alla globalizzazione nel suo assetto attuale, che di fatto avvantaggiano sia le élite intellettuali sia quelle economiche e finanziarie>> . Per dirla con C. Lasch [22]  siamo in presenza di una vera e propria rivolta delle élite contro il popolo. Paura di perdere il lavoro, paura della povertà, paura determinata dalla crisi ambientale, paura del diverso, dell’altro, paura per la perdita dell’identità legata al multiculturalismo[23], crescente disuguaglianza sociale che come scrive la Volpato[24] è giustificata perfino sul piano psicologico da chi quella disuguaglianza la subisce ritenendola giusta perché disciplinato dal combinato disposto dell’ideologia liberalcapitalista con la sinistra post moderna. U. Beck parla di rischi connessi alla libertà[25]   Seguendo sempre Beck nel sua analisi il tema è quale sistema politico per il governo della società del rischio[26]. Il tema è politico e le possibili risposte sono molteplici. Per prima cosa bisogna prendere atto che siamo in presenza di una vera e propria guerra che l’oligarchia neoliberista sta conducendo alla Democrazia[27]. Le risposte oltre ad essere molteplici sono di segno diverso. Nel solco della lotta alla democrazia condotta dalle oligarchie liberalcapitaliste si colloca J. Brennan [28]  Per il filosofo della politica americano la questione è molto semplice: dal momento che non tutti i cittadini sono interessati alla partecipazione politica meglio limitare la democrazia. Brennan classifica i cittadini democratici secondo tre archetipi concettuali : gli hobbit perlopiù cittadini apatici che di politica non sanno nulla; gli hooligan sono i tifosi sfegatati della politica. Costoro si informano di politica, sono di parte. L’appartenenza politica è l’equivalente di un credo religioso. A questa categoria appartengono coloro che votano regolarmente e partecipano alla vita politica come militanti; i vulcaniani ossia coloro che pensano alla politica in modo scientifico. I Vulcaniani sono in grado di comprendere le opinioni degli altri, si sforzano di essere imparziali e razionali. La risposta più ovvia che verrebbe da Brennan alle “paure” dell’età globale egemonizzata dalle oligarchie finanziarie è che a governare fossero solo coloro che appartengono alla categoria dei vulcaniani. La cosa che mi fa specie è ciò che scrive nella prefazione al saggio di Brennan Sabino Cassese quando scrive << La conclusione di queste osservazioni è che l’epistocrazia può operare come correzione della democrazia, come un suo limite, non al posto di essa , salvo tornare al suffragio limitato per livello di istruzione. Oggi il suffragio universale è il meccanismo principale per dare legittimità al governo e non se ne può fare a meno. Tuttavia, requisiti ulteriori di candidabilità possono essere disposti, insieme ad azioni positive che diano un contenuto al principio di eguaglianza in senso sostanziale, per rendere concreto l’articolo 3 della Costituzione(…). Considerato che tanto Brennan quanto Cassese sono sostenitori del modello economico liberal – capitalista è chiaro che il disegno è esattamente quello superare la Democrazia tenendo separata la NoCity dalla ECity. Altra possibile risposta al fine di superare le “paure” dovute all’esclusione e alla marginalizzazione  è l’idea di  “ nuovo contratto sociale”avanzata Gluksmann [29] . Le cinque clausole del nuovo contratto sociale sono : la democrazia partecipativa attraverso l’organizzazione di assemblee civiche e l’utilizzo delle moderne tecnologie informatiche; [30]istituzione di un reddito universale e un servizio civile universale. A fronte di un reddito universale deve corrispondere una prestazione lavorativa coattiva; superamento del conflitto di interesse al fine di evitare che ha svolto funzioni pubbliche possa, cessate le prime, passare a svolgere funzioni manageriali per gruppi finanziari, industriali ecc. privati; decentramento amministrativo attraverso il potenziamento degli Enti locali a partire dai comuni; sistema fiscale decentrato in funzione della solidarietà sociale e della transizione ecologica. Le clausole del contratto sociale sopra riassunte tengono banco da almeno tre decenni. Negli ultimi anni abbiamo visto nascere movimenti politici all’insegna “ dell’uno vale uno” e della democrazia partecipata attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.[31]  Il punto è che esistono diversi “modelli di democrazia” [32] al punto che esiste anche “ una democrazia degli altri” per cui non è possibile ipotizzare un modello unico e universale valido per tutti.[33] La Democrazia, come prova la vicenda Afghana non è esportabile. Nelle sue conclusioni Martone non avanza una soluzione tecnica alla crisi della Democrazia. La sua è una riflessione sulla crisi della Politica dalla quale trae origine la crisi della Democrazia. Scrive << La democrazia conserva un’importante capacità di resistenza adattiva ma la realtà contemporanea, se vuole uscire dall’attuale impasse, deve mostrarsi capace di analizzare e comprendere le mutazioni in atto, rispondendo alle aspirazioni delle soggettività inquiete e disorientate che abitano il mondo di inizio terzo millennio(…)>>. Le élite esercitano il proprio potere sulle masse perché hanno, gramscianamente, egemonizzato la Società. La vittoria delle élite è stata in primo luogo di tipo culturale. Attraverso il controllo della finanza, dei media e in generale della produzione culturale <<polverizzano ciò che rimane dei valori condivisi , frutto della memoria individuale e collettiva, soltanto grazie a un radicale sradicamento che renda impossibile la coscienza della propria condizione di vittime del sistema, la società capitalista nella sua fase avanzata può esercitare un controllo/potere tendenzialmente totale/itario>>. La Democrazia per uscire fuori dalla crisi ha bisogno quindi di una filosofia della prassi in grado di separare l’amico del nemico. Per fare questo bisogna elaborare una prospettiva, un modello di organizzazione politica adeguata al contesto , c’è bisogna di una cultura politica, di luoghi di confronto e della costruzione di una nuova coscienza di classe o meglio di una “coscienza di popolo” da contrapporre alla coscienza di classe delle élite. Per operare in questo senso bisognerà <<dare voce al disagio concreto dei corpi>>. Quali sono i “ corpi” ai quali dar voce?. Martone individua il “corpo della Terra” ossia la questione ecologica ma non solo: i precari, i lavoratori poveri, gli anziani, i migranti, la difesa delle proprie radici e della propria identità. La Democrazia può essere rivitalizzata soltanto portando a sintesi ciò che le élite dividono.

[1] Martone A. NoCity . Paura e democrazia nell’età globale . ed Castelvecchi

[2] Amin S. Il Capitalismo nell’era della Globalizzazione. La gestione della società contemporanea Asterios Editore 1997

[3]Glucksmann R. I figli del vuoto. Abbattere la tirannia dell’individualismo e del populismo .Ed.PIEMME 2019

[4]Bernard Mandeville de La favola delle api Ed Laterza 2008

[5] Smith A. Teoria dei sentimenti morali. Ed. Rizzoli 1995

[6] Hayeck F. von Dr. B. Mandeville, in Nuovi studi di filosofia politica , economia e storia delle idee, Ed Armando 1988

[7] Marx K. Il Capitale Editori Riuniti 1974

[8] Faro G. La Filosofia del lavoro e i suoi sentieri . ed EDUSC 2014 pag. 135

[9] Gamble A. Friedrick A.  von Hayek .ed. il Mulino 2005

[10] Idem nota 9

[11]Hayek F. von La presunzione fatale. Gli errori del socialismo. Rusconi 1988

[12] Friedman M. Capitalismo e libertà. Edizioni Studio tesi 1987

[13] Idem nota 12

[14] Baldwin R. Rivoluzione Globotica ed il Mulino 2019.

[15] Penelope N. Ricchi e Poveri Ed. Ponte alle Grazie 2012

[16] Idem nota 16

[17] Sassen S. Le città nell’economia globale ed. il Mulino 2003

[18]Wiener A. La valle oscura ed. ADELPHI 2020

[19] Generazione 1000 euro per la regia di Massimo Venier

[20] Guilluy C. La società non esiste. Ed LUISS 2019

[21]Piketty T. Capitale e ideologia Ed La nave di Teseo 2020

[22] Lasch C. La rivolta delle élite. Il tradimento della Democrazia. Ed. Nei Pozza 2017

[23] Friedman J. Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime. Ed. Meltemi 2018

[24]Volpato C. Le radici psicologiche della disuguaglianza Ed Laterza 2019.

[25] Beck  U. I rischi della libertà. L’individuo nell’epoca della globalizzazione . ed. il Mulino 2000

[26] Beck U. Conditio Humana. Il rischio nell’età globale. Ed. Laterza 2008

[27]Dardot P. , Laval C. Guerra alla democrazia. L’offensiva dell’oligarchia neolibersita. Ed.  DeriveAPPRODI 2016

[28] Brennan J. Contro la Democrazia. Ed. LUISS 2018

[29]Idem nota  3

[30] Pellizzoni L. Comunità, partecipazione e democrazia deliberativa: un’esperienza italiana. Q. di S. 68/2015

Fishkin J.S. La nostra voce. Ed Marsilio – I Libri di Reset.

[31] Gerbaudo P. I partiti digitali. Ed il Mulino 2020

[32] Held D. Modelli di democrazia. Ed il Mulino 2007

[33] Sen A. La Democrazia degli altri.  Ed. Mondadori 2004

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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