CON LA CULTURA SI MANGIA….ALLA REGGIA DI CASERTA

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TERESA LETTIERI

Siamo un Paese di persone colte. Sul fatto (Anonimo). Inizio a pensare che sia davvero così. Inizio a pensare che siamo persone colte ma di polemica, disfattismo, retorica e non manca occasione in cui veniamo…colte sul fatto. Difficile auspicare da quello che si apprende, ad un sapere seppure elementare che consenta di scavalcare il limite del comune parlare, vischioso come le sabbie mobili e paralizzante per ogni confronto. Tocca ancora una volta alla cultura entrare nel girone dei colti, quella che si attenziona quando viene asfaltata da chi crede, a torto o a ragione, che non possa coniugarsi con il mutare dei tempi, delle necessità e dei fabbisogni di un mondo in evoluzione, dimentichi che i primi eredi, custodi e tramandatori del patrimonio culturale del proprio paese sono i cittadini. A loro è affidata la cura, la tutela e la valorizzazione di ciò che nel tempo una nazione produce in termini di sapere e conoscenze teoriche e applicate (e a qualsiasi forma ci si riferisca). Ovviamente, se nel contempo e quasi come un catechismo, qualcuno si prendesse la briga di insegnare di cosa siamo fatti, del valore che la cultura esprime per un territorio e per chi lo visita, dell’appartenenza che ci rende poi mandatari di quel valore, tale consapevolezza, da  allevare come si fa con i bambini e che riguarda ovviamente non solo ma soprattutto l’aspetto culturale, consente di affermarne l’indiscutibile identità, riconosciuta e apprezzata oltre i confini geografici. Penso che la scarsa coscienza di questi percorsi identitari sia responsabile di quel malcostume che in diverse occasioni ha prodotto lo scempio di numerose opere d’arte diffuse sul territorio nazionale e che per mera miopia cerca autori diversi per sconfessare innanzitutto la responsabilità in capo ai cittadini. In questi giorni, ad esempio la Reggia di Caserta, ha aperto le sale destinate abitualmente a convegni ed eventi diversi, dietro lauto compenso, ad una famiglia facoltosa che l’ha scelta per una cerimonia nuziale. Probabilmente, a parte il fasto dell’occasione il cui giudizio non compete ad alcuno ma che per consuetudine passa allo scanner di tutti ignorando che la morale in queste occasioni è assolutamente personale, la notizia sarebbe rimasta tra le pagine delle riviste di gossip se un incauto fiorista non fosse stato ripreso a cavalcioni di uno dei cavalli di marmo, (gli stessi usati dai comuni visitatori per immortalarsi da condottieri) intento ad infilzare gli addobbi matrimoniali. In effetti, se un gesto così inopportuno verso le pregiate sculture del posto, perpetuato da un comune cittadino, in altre circostante si sarebbe guadagnato il semplice rimbrotto di un custode attento, in tal caso ha sollevato la levata di scudi contro l’evento, troppo pacchiano per i più, e il manager della struttura accusato di svilire il patrimonio artistico mercificando la location con occasioni del genere. Non è servito spiegare che i trentamila euro incassati sarebbero stati usati per fini culturali, che le sale impegnate dai festeggiamenti sono state già in altre occasioni destinate a banchetti o convivi e per un numero di gran lunga maggiore di invitati, che la valorizzazione della Reggia con metodiche di questo tipo non inficia la tutela delle opere presenti. Non è servito al popolo social che ha dimenticato i bagnanti di Fontana di Trevi, i cavalcanti di Piazza del Popolo a Roma, degli arrampicatori delle Fontane di Piazza Navona e degli amanti del pic-nic dei giardini della Reggia di Caserta. Cittadini, si badi bene, non manager che, nella discussa diatriba tra tutela e valorizzazione delle strutture gestite, cercano di trovare opportunità di rilancio dell’immagine e della fama del sito, commercializzandoli attraverso iniziative che possano sostenere la manutenzione degli edifici e creare altri vantaggi. Se si osservano le regole che ottemperano alla tutela delle opere perché scandalizzarsi di una valorizzazione così come quella adottata nel convivio nuziale? Personalmente mi preoccupa più l’operazione di svendita di edifici ed aree di pregio storico-artistico-naturalistico, vincolate dal Ministero dei Beni Culturali (Sblocca Italia), molte donate da benefattori a Comuni, Università e allo Stato italiano per funzioni di pubblica utilità, diventate preda di speculatori e affaristi. Siamo certi che non siano queste le operazioni che vanno a mortificare opere e territori, come già accaduto in passato, dove l’arte e cultura vengono barattate con villaggi turistici e centri commerciali?    

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Teresa Lettieri

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