LA DINASTIA DEI DEL BALZO-ORSINI E L’AMORE PER L’ARTE

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L’arte pittorica intorno ai Del Balzo Orsini: da Irsina a Galatina

VITO TELESCA

I Del Balzo esibirono il proprio potere soprattutto rifacendosi all’arte, alla cultura e al loro altissimo sentimento religioso, che diede ispirazione ad opere architettoniche e pittoriche di assoluto rilievo, divenendo anche scuola e, lo vedremo, anche simbolo di una certa internazionalizzazione delle tendenze artistiche.

Durante l’età angioina l’arte, e soprattutto la pittura in Puglia e Basilicata, nonostante fosse per certi versi ancora legata alla tradizione bizantina, cominciò a beneficiare di influenze occidentali grazie a nuove e frequenti relazioni. Attinse così sia dalla capitale del regno Napoli, sia dalla scuola stilistica  dell’Italia centrale, ma anche da quella iberico-provenzale. Guarda caso proprio le regioni dalle quali provenivano i primi Del Balzo.

Questi importarono nel sud Italia anche i loro gusti e le loro usanze e divennero i principali committenti e finanziatori delle opere che oggi possiamo ancora ammirare. Accanto a questi  feudatari si segnala poi la  presenza sempre più importante degli  ordini  mendicanti, soprattutto di quello francescano.

Il via ufficiale alle iniziative architettoniche venne dato dal principe Filippo di Taranto (1294-1331), attraverso il quale vennero edificate chiese  in “stile francescano”,  come  Santa  Maria  del  Casale  a  Brindisi,  Santa Maria Assunta  a  Castellaneta e nelle quali apposero la loro firma pittori quali  Rinaldo  e  Giovanni  da  Taranto,  decisamente connessi alla tradizione bizantina ma attenti osservatori delle novità che giungevano da Napoli. Opere queste che vanno dal  Giudizio  Universale  che  Rinaldo firmò nella chiesa del  Casale a Brindisi, il S. Domenico  di  Capodimonte e quella serie di affreschi presenti in alcune chiese rupestri di Matera.

Anche Margherita, figlia del principe Filippo e moglie di Francesco I Del Balzo, duca d’Andria e signore di Montepeloso, non volle tradire l’inclinazione familiare e manifestò la sua devozione verso l’ordine francescano commissionando gli affreschi della  chiesa  di  S. Francesco ad Irsina (1370 circa). Oltre ai ritratti di Margherita e di sua figlia Antonia tra gli affreschi compaiono S. Lodovico da Tolosa, Santa Elisabetta d’Ungheria e Urbano V (ovvero Guglielmo Grimoard) amico stretto dei Del  Balzo.

Santi che rappresentano delle “new entry” nel panorama iconografico e particolarmente venerati subito dopo l’avvento dei Del Balzo nel sud. Tra l’altro Ludovico (vescovo di Tolosa) era il fratello di Filippo di Taranto! Sempre a proposito di Santi “inediti” per il nostro territorio, in questo periodo troviamo l’introduzione nel “catalogo iconografico” dei Del Balzo Orsini anche la figura di Maria Maddalena. Il culto proviene dalla Borgogna del XI secolo e alle nostre latitudini fu introdotto  proprio dagli angioini. 

L’inclinazione francescana dei Del Balzo è perfettamente allineata alla politica antibizantina promossa dalla chiesa di Roma (vedi su questo argomento “Il Sogno Orientale, ascesa e declino del rito bizantino in Terra d’Otranto”) al fine di condurre alla tradizione latina popolazioni ancora fortemente grecizzate, e ostiche al cambiamento. Progetto che condivisero anche benedettini e  francescani seppur per vie indirette.

Alla famiglia Del Balzo Orsini è collegata la crescita esponenziale, sotto ogni punto di vista, del convento di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina. I Del Balzo Orsini qui diedero pieno sfoggio del loro gusto artistico e alla loro inclinazione per l’arte pittorica che ammiriamo in tutta la sua bellezza e grandezza, diventando esempio di internazionalizzazione del linguaggio pittorico che spazia dallo stile tardo bizantino, napoletano, umbro-marchigiano, fino al provenzale. Non solo attingendo a più correnti e stili, ma anche divenendo spesso scuola e volano per tutto il territorio, con l’introduzione di scelte iconografiche nuove. L’inizio dei  lavori di affresca tura a Galatina potremmo datarli ai primi anni del XV secolo con Maria D’Enghien, vedova di Raimondello, proseguiti poi con suo figlio Giovanni Antonio Del Balzo. Alle opere presenti in Santa Caterina di Alessandria non possiamo non accostare anche gli affreschi presenti nella Torre di Belloluogo a Lecce (pare residenza di Maria D’Enghien molto devota della Maddalena). Opere che si avvicinano per scelte stilistiche e contaminazioni al ciclo di affreschi in San Donato a Ripacandida, quest’ultimo con più marcate influenze napoletane, così come a Sant’Agata dei Goti dove gli storici dell’arte intravedono molte contaminazioni catalane e provenzali (vedi M.S. Calò Mariani e le sue tante pubblicazioni su questo periodo). Ma quelle di Galatina si collegano nuovamente con il ciclo di affreschi in San Francesco ad Irsina. Anche qui la raffigurazione della Maddalena conferma il sottile filo che unisce gusto e preferenze artistico-iconografiche dei Del Balzo. Segno che gli artisti venivano “spostati” in base alla committenza e alla devozione e si portavano dietro un bagaglio stilistico e pittorico sempre più arricchito e nuovo. Rinaldo da Taranto spadroneggiava tra duecento e trecento in questo lembo d’Italia, da Brindisi a Taranto, da Bari ad Altamura fin nel materano. La sua bottega era quasi completamente alle dipendenze dei Del Balzo. L’influenza tarantina a Matera era elevatissima in questo periodo. Anche la raffigurazione della Vergine con Bambino di Rinaldo da Taranto si ripete perfettamente negli affreschi di Brindisi come in quelli riprendenti la Madonna della Bruna a Matera e ancora in Santa Lucia alle Malve (sempre a Matera) e nella non lontana Massafra (chiesa rupestre della Buona Nuova). Rinaldo grazie ai Del Balzo fece scuola. Ma su questo argomento potremmo ritornarci nuovamente e in modo più approfondito.

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