LA FINE DELL’EUROPA?

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RICCARDO ACHILLI, ECONOMISTA

 

Dunque, a quanto pare, il Recovery Fund, qualunque sia la sua veste, partirà non prima di gennaio e probabilmente anche dopo, quando oramai sarà inutile. Direi che a questo punto diventa una chimera, affondata dalle diffidenze e dagli odi reciproci fra popoli europei, che si riflettono in governi incapaci di adottare una visione di lungo periodo scevra dalle folli passioni che spingono i nordici a forme di razzismo contro i mediterranei, ed i mediterranei ad incubare futuri governi nazionalisti e autoritari. In campo resteranno solo carabattole del tutto inutili: il Sure, strumento del tutto inadeguato sia per finanziamento che per filosofia di intervento, come spiegavo in un mio post di un paio di giorni fa, il Mes, con strumenti di sorveglianza macroeconomica, quindi con condizionalità, di fatto uno strumento prociclico che, a fronte di prestiti di entità inadeguata a fronteggiare la gravità della crisi, allungherà per decenni, tramite condizionalità recessive, la crisi di chi lo adotterà, ed il prestito della Bei, che però va di fatto alle PMI più sane, quelle che, nonostante la crisi, sono solvibili o hanno progetti di investimento. Ed anche l’intervento straordinario della Bce, che però è limitato al mercato secondario dei titoli pubblici, si è già rivelato, in questi giorni, inadatto per fermare lo spread, quando si sono manifestate tensioni al suo rialzo. Questo perché il rialzo dei rendimenti si manifesta già sul primario, in sede di asta per il collocamento dei titoli, ed evidentemente, quando i titoli del debito di Paesi in default, come l’Italia, non saranno più acquistati sul primario, non ci sarà niente da intermediare sul secondario. Per soprammercato, sembra che olandesi e baltici abbiano chiesto la riattivazione del Patto di stabilità, attualmente sospeso, entro l’inverno prossimo, e senza modifiche. Un Patto di stabilità che nessun Paese sarà più in grado di rispettare, nemmeno i virtuosi, e che si tradurrà in un pezzo di carta inutile ed oltremodo vessatorio (quindi inaccettabile) per Paesi che sanno di essere da anni in condizioni di virtuosità finanziaria, con avanzi primari molto alti, e le cui opinioni pubbliche non potranno che avvertire come punitiva e ingiusta ogni ulteriore imposizione di austerità (al netto di utili idioti come Cottarelli, oramai relegati a fastidiosi pappagalli senza seguito popolare). Tutto questo ha una sola conseguenza: le istituzioni sopravvivono per la loro credibilità. Istituzioni non credibili perché non all’altezza di rispondere alle sfide dei loro tempi verranno, presto o tardi, ignorate e derise dai popoli. La governance europea esce dalla più importante sfida che la riguarda come carta straccia. Le divergenze macroeconomiche fra i diversi Stati membri dell’euro renderanno impossibile gestire unitariamente la politica monetaria, non sarà più possibile avere una disciplina comune di bilancio, a sua volta indispensabile per gestire una valuta comune credibile. L’euroarea imploderà fra odii, rancori e reciproche accuse, risorgenze di nazionalismi ostili, caos economico e sociale, e sarà la fine dell’Europa.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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