La fotografia del mercato del lavoro e della società lucana tramite i dati del Bes dell’Istat

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riccardo achilli

Da alcuni anni, l’Istat, sull’onda della Commissione Attali-Sen sulle misurazioni del benessere sociale alternative al Pil messa in piedi da Sarkozy, propone il progetto denominato “Benessere Equo e Sostenibile” (Bes), con l’obiettivo di valutare il progresso di una società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale.

L’Istat, come da presentazione del progetto, dichiara di aver sviluppato “un approccio multidimensionale con l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilità. Sono stati individuati 12 domini fondamentali per la misura del benessere in Italia”.

Nel 2016 il Bes è entrato a far parte del processo di programmazione economica: per un set ridotto di indicatori è previsto un allegato del Documento di economia e finanza che riporti un’analisi dell’andamento recente e una valutazione dell’impatto delle politiche proposte.

Già dal 2015, e più compiutamente dal 2018, gli indicatori che compongono il Bes vengono usati per fare misure di benchmark del posizionamento dei diversi territori regionali rispetto al dato medio nazionale.  Pur mancando ancora una capacità di aggregare gli indicatori dei diversi domini (mercato del lavoro, sanità, benessere sociale, qualità dell’ambiente, ecc.) in indicatori sintetici che forniscano una misura unica, per via di ovvi problemi metodologici, il sistema messo a punto dall’Istat consente benchmark puntuali per i singoli indicatori, dai quali può emergere, come dalla composizione di tanti tasselli di un puzzle, una fotografia di insieme di un territorio.

Ad esempio, la fotografia della Basilicata rispetto ad alcuni domini fondamentali legati fra loro dalla questione del lavoro, dell’occupabilità (che dipende in primis dalla qualità educativa e formativa) e del relativo benessere materiale e sociale è immediatamente ricavabile dal sistema on-line, che consente di fare immediati confronti con la media nazionale. I punti segnati in arancione rappresentano criticità della regione rispetto al dato nazionale, viceversa quelli in verde costituiscono fattori di vantaggio. Tanto più i punti di criticità si situano sulla parte sinistra del grafico, allontanandosi dal valore nullo che costituisce la perfetta aderenza del dato regionale a quello italiano, tanto più grave è la criticità.

Questo semplice quadro di riferimento mostra come la Basilicata, pur con un contesto di qualità educativa della sua popolazione che non è secondo a nessuno (la quota di popolazione laureata rispetto alla classe di età 30-34 anni è addirittura superiore alla media italiana, la percentuale di accesso all’Università è pressoché analoga al dato nazionale, così come la partecipazione alla formazione continua da parte degli occupati) evidenzia:

  1. Una particolare criticità in termini di accesso al mercato del lavoro: le condizioni di occupabilità sono talmente critiche da generare un gran numero di lavoratori scoraggiati: persone che non lavorano e non cercano nemmeno attivamente un posto di lavoro, rimanendo quindi ai margini della società;
  1. Per chi lavora, condizioni di precarietà particolarmente diffuse, che nemmeno le politiche di incentivazione alla stabilizzazione contrattuale (come quelle messe in campo a suo tempo dal Jobs Act con gli incentivi contributivi) riescono a intaccare. Probabilmente, lo stesso ciclo produttivo delle imprese lucane, in gran parte PMI son difficoltà di radicamento stabile sui mercati, è talmente instabile da impedire strutturalmente il consolidamento della forza-lavoro precaria, a prescindere dagli incentivi pubblici specifici e di tipo contributivo, che diventano pressoché inutili;
  1. La buona condizione formativa della forza-lavoro non trova riscontro nella qualità dell’occupazione disponibile: la percentuale di occupati sovraistruiti (cioè che svolgono mansioni di livello inferiore rispetto al titolo di studio posseduto) è critica, il che si traduce in una bassa percezione della qualità della propria occupazione. La fuga dei cervelli è molto evidente: la quota di laureati fra 25 e 29 anni che si trasferiscono in altre regioni è molto più alta del dato medio nazionale di mobilità, depauperando il capitale umano regionale. Il tessuto imprenditoriale regionale, costituito perlopiù da piccole e micro imprese a manodopera costituita dal titolare ed eventualmente da qualche familiare, operanti in settori tradizionali a bassa intensità di conoscenza ed innovazione, non crea spazi per i giovani più qualificati e per creare, nell’organizzazione aziendale, posizioni lavorative di alta complessità tecnico-intellettuale;
  1. Bassa occupabilità, diffusa precarietà e modesto fitting fra livello formativo dell’offerta di lavoro e qualificazioni richieste dalle imprese producono marginalità, bassi redditi disponibili, quindi povertà, grande diffusione di nuclei familiari a bassissima intensità lavorativa e, soprattutto, una vera e propria crisi di fiducia sulle prospettive future. I lucani che esprimono un giudizio positivo sulle prospettive future sono in una quota molto inferiore al dato nazionale, viceversa i pessimisti, che hanno un giudizio negativo, sono molto più frequenti rispetto al resto del Paese. La stessa diffusione molto ampia di NEET, cioè di giovani che non lavorano e rinunciano a studiare o formarsi, è una conseguenza di questa crisi di fiducia: se il futuro è nero, perché mai impegnarsi in un percorso di formazione o studio? Analogamente, la modesta quota relativa di occupati in imprese creative riflette questa chiusura nei confronti del futuro: una impresa basata sulla creatività è, giocoforza, una scommessa sul futuro.

La fotografia che emerge, in estrema sostanza, è quella di una comunità regionale con una grande potenzialità culturale assolutamente bruciata e inutilizzata, avvolta in una spirale che si autoriproduce fatta di sfiducia sul futuro, conseguenti atteggiamenti rinunciatari, che aggravano la situazione aumentando il rischio di marginalità sociale, in una sorta di circolo vizioso senza fine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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