LA POLITICA DELL’ETERNO PRESENTE

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riccardo achilli

La politica nella società virtuale. La società virtuale è quella che vive dentro un eterno presente, che cancella come roba inutile il passato, anche quello recentissimo, inducendo all’oblio anticipato, ed anche il futuro, entità svuotata di significato nel momento in cui le diverse piattaforme ideologiche, che rappresentavano le diverse visioni del futuro, sono crollate. Nell’eterno presente, dilatato verso indietro e verso avanti come unico tempo possibile, la politica perde radici, perché perde il passato, e perde prospettive, perché non c’è futuro. Vive in un permanente hic et nunc dove a contare non è la fatica del progetto, della coerenza con una idea da far crescere lentamente, e dello strappare consenso e riconoscimento su quanto costruito, dopo averlo messo all’opera e valutato, quanto piuttosto l’annuncio di ciò che si vuole fare e la sua spettacolarizzazione, sì da ottenere consenso immediato. Consenso che non può essere capitalizzato, messo da parte ed usato come carburante per continuare a lavorare nella costruzione del Progetto, ma che, in un tempo prigioniero del solo presente, va speso immediatamente, perché domani potrebbe non esserci più. Essendo un consenso legato all’effimera impressione dell’annuncio ed alla superficiale passione del sogno, esso si disperde rapidamente, come nebbia spazzata via da un vento più fresco, fatto di idee più “spettacolari”, o come il sogno che svanisce con il risveglio. Per questo i sondaggi, mere stime statistiche di una tendenza generale di voto (con molti limiti espliciti ed impliciti di rappresentazione di tale tendenza, soprattutto in un tempo in cui essa è così effimera e volatile) diventano importanti tanto quanto il voto reale. Perché il voto reale è proiettato nel futuro, il sondaggio è qui ora, pronto e cucinato in poche ore, massimo uno-due giorni, dalla società demoscopica. Nella società del “qui ed ora” esprime la democrazia del “qui ed ora” ed è, esattamente come la politica, oramai dematerializzata dei suoi elementi fisici, del sudore e del sangue degli uomini reali cui si indirizza, un elemento immateriale, che naviga nell’etere del web, proprio come il consenso che cerchiamo sui social. Etereo, immediato ma effimero, svanisce con il post successivo e non lascia niente, alcun fondamento materiale sul quale poggiare una costruzione successiva. Mentre il libro consolida in forma fisica la conoscenza, il post svanisce. Mentre l’ideologia, codificata in libri, manifesti, documenti programmatici, consolida una cultura politica ed una visione del mondo, i “punti programmatici” ridotti e semplificati all’osso, ad uso e comprensione anche del peggiore idiota, insieme ai “like” virtuali stimati da sondaggi altrettanto virtuali, ci volano attorno in modo soffuso, dandoci per un momento l’impressione di riempire le nostre vite, svanendo come soffice nebbia in pochi giorni o settimane. Chi ricorda ancora “i fatti di Bibbiano”, la riforma della giustizia, il ddl sugli “affidi condivisi”, i lavoratori della Whirlpool che rischiano il posto? Molti di noi li hanno dimenticati o, al massimo, riposti in un angolo della propria mente, in attesa di dimenticarli a breve. Eppure riempivano le nostre menti appena pochi giorni fa. Quanti di noi, ad esempio, ricordano quale fosse il programma di Ibc del 2013, oppure i punti fondamentali del progetto di riforma costituzionale di Renzi? Li dimentichiamo, perché un eterno presente, la condanna implicita di ogni cosa “passata” cui una economia sempre più frenetica ci costringe (e che assume anche forme grottesche, come il giovanilismo in politica, considerato di per sè come una virtù) facilitano la rimozione, l’oblio accelerato. Dovendo sempre ripartire daccapo, senza un passato di questioni e temi consolidati che si sono stratificati e che sono stati raccolti, custoditi per la memoria futura, studiati, la politica si deve sempre reinventare, deve sempre essere fresca, cool, up-to-date, in sintonia con i sentimenti di adesso, e quindi schizofrenica e mutevole, direi quasi camaleontica. I due Mattei nazionali, ognuno da parte sua, sono interpreti perfetti di questa politica continuamente rinnovata e camaleonticamente aderente al sentimento del momento, mentre il M5s, organizzazione politica fondata esplicitamente sul rifiuto di ogni ideologia, quindi sul rifiuto di ogni passato, rappresenta in modo perfetto il processo collettivo di continua rimozione e ricostruzione di costrutti, significati e simboli. Per questo, cosa conta se fino alla settimana scorsa il Pd era una manica di delinquenti, Renzi un mafioso, Zingaretti un saponettone, quando oggi, cioè nell’unica dimensione che conta, conviene farci una alleanza politica? Tutto passa e tutto va, tutto è liquido, e come una molecola di acqua in un fiume, scorre fino a non essere più visibile e distinguibile, distratti dal passaggio di un’altra. Ma c’è un ma, grosso come una casa. Una società del genere rischia il black out creativo. Non è possibile costruire nuove idee, nuovi costrutti e nuovi simboli all’infinito, prima o poi ci si arenerà nel nulla, e l’enorme dose di angoscia che viene repressa da questa infinita creatività di questo infinito presente si scatenerà in forma distruttiva. Senza contare il senso di spossessamento, di perdita, di de-identificazione conseguente alla continua demolizione del passato che, enantiodromicamente, per una reazione fisiologica, sta provocando la riscoperta di valori tradizionali, come la famiglia, la Patria, la terra ed il sangue, che soprattutto la sinistra, largamente complice di questa liquefazione, insieme al neoliberismo, credevano di aver sconfitto per sempre. Se vogliamo ricostruire dobbiamo rallentare, al limite fermarci. E per farlo, come naufraghi trascinati via da onde troppo forti, dobbiamo aggrapparci con la forza della disperazione a questi valori tradizionali, ed anche recuperare il senso del nostro passato personale, della nostra storia esistenziale, che non è un confuso immondezzaio di cose e momenti del passato che temiamo di riguardare, per non essere aggrediti dai rimorsi, dai rimpianti e dalla nostalgia, ma è il senso stesso del percorso esistenziale che ciascuno di noi è chiamato a percorrere, per darsi un senso, individuale e collettivo.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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