La sinistra oltre Draghi. Intervista a Nicola Fratoianni

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MICHELE PETRUZZO

Quando a febbraio fu affidato a Mario Draghi l’incarico di dar vita ad un nuovo governo, quasi tutte le forze politiche dell’arco parlamentare decisero di appoggiarlo, senza troppe esitazioni. Da tempo, ormai, si parlava dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea quale ultima spiaggia, in caso di naufragio del Paese. Così è stato: politici e tecnici per un “governo dei migliori”. O, almeno, così ci hanno raccontato. Ma le cose stanno realmente in questo modo? Quali sono le ragioni di chi ha scelto di stare all’opposizione? Ne ho parlato con Nicola Fratoianni, Segretario nazionale di Sinistra Italiana, uno dei pochi – a sinistra l’unico – ad aver detto no al governo Draghi.

Onorevole Fratoianni, a sinistra lei è stato l’unico a votare contro il governo Draghi. Le politiche dell’attuale esecutivo le confermano di aver fatto la scelta giusta?
Per me è sufficiente guardare quello che sta accadendo nel mondo del lavoro. Lo sblocco dei licenziamenti ha prodotto una slavina che sta lasciando macerie e gravi danni nella vita delle persone. Ci aggiungiamo l’immobilismo nel mondo della scuola e la mancanza di chiarezza di Cingolani, in quello che avrebbe dovuto essere uno dei ministeri di punta del governo, per la gestione delle risorse del PNRR. Altro che transizione ecologica, si torna a parlare di gas, idrogeno blu e addirittura nucleare…
All’Italia serve un’alternativa vera.

Lei, più volte, ha affermato di non voler tornare alla “normalità di prima”. Come invertire la rotta?
La mia risposta alla domanda precedente contiene una inversione di rotta netta e chiara. Centralità dei lavoratori, centralità delle questioni ambientali, centralità del mondo della formazione, e quindi dei più giovani di questo paese, che continuano ad essere marginalizzati nel dibattito pubblico, o addirittura bistrattati.

L’Italia è ammalata di disuguaglianze: fra ricchi e poveri, fra nord e sud, fra giovani e adulti, fra uomini e donne. Se non si fa una seria lotta alle disuguaglianze e alle rendite di potere, il Paese affonda.

Il suo partito si è spesso pronunciato sulla questione “giovani e lavoro”; dai concorsi della pubblica amministrazione ai cervelli in fuga. Quali sono le proposte di Sinistra Italiana in merito?
Per noi la questione giovanile è centrale. Perché investendo sui più giovani si fa il più grande investimento pubblico sul futuro. Abbiamo avanzato una proposta chiara anche con la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo chiamato Next Generation Tax.
Ovvero, una patrimoniale sulle grandissime ricchezze per poter utilizzare quei soldi a vantaggio delle classi meno abbienti e dei più giovani, prevedendo la gratuità della formazione dalla culla all’università, i libri di testo gratuiti e il trasporto pubblico locale gratuito.
Aggiungo due cose: servono diritti certi per chi lavora, che siano lavoratori dipendenti o autonomi; e serve un salario minimo, perché è intollerabile che ci sia chi lavora per 2 euro l’ora.

Vengo ad uno dei temi che ha animato il dibattito pubblico degli ultimi mesi: il DDL Zan. La destra continua ad opporsi, altri propongono modifiche. Si corre il rischio dell’ennesimo compromesso al ribasso?
Il rischio del compromesso al ribasso o addirittura dell’insabbiamento del DDL Zan è molto elevato. Soprattutto perché forze come Italia Viva, che avevano seguito e votato durante l’iter della proposta di legge insieme alle forze progressiste che sostenevano il Conte II, oggi hanno deciso di giocare con la destra. Un gioco che si scarica sulla pelle e sui diritti delle persone. Vergognoso. Per questo è necessario continuare a stare in piazza.

Qualche mese fa Enrico Letta propose un aumento della tassa di successione per i patrimoni oltre i cinque milioni di euro al fine di garantire una dote ai diciottenni. Sebbene riguardasse una fetta sottilissima della popolazione (1%), la proposta suscitò subito molte polemiche. Ritiene che in Italia ci sia un problema con il concetto di equità?
In Italia c’è innanzitutto un enorme problema di disuguaglianze. Ci sono pochi ricchi, sempre più ricchi, e moltissimi in difficoltà, che sono sempre più in difficoltà. E i figli di queste famiglie più in difficoltà nascono e crescono con un fardello sulle spalle e rischiano di avere la strada segnata in partenza.
È una clamorosa ingiustizia, oltre che un danno irreparabile per l’Italia: quando le giovani generazioni non hanno le concrete possibilità di migliorare le condizioni di vita che ereditano dai genitori significa che c’è qualcosa che non va e che bisogna intervenire.
Per questo è intelligente la proposta di Enrico Letta. Così come è utile la nostra idea, che abbiamo chiamato Next Generation Tax e su cui stiamo raccogliendo le firme nel Paese. Una tassazione sulle grandissime ricchezze per rendere la vita più semplice alle classi meno abbienti e ai più giovani.
La giustizia sociale e la lotta alle disuguaglianze deve essere patrimonio comune della coalizione progressista che dobbiamo costruire.

In autunno ci saranno le elezioni amministrative, che vedranno coinvolte città importanti; da Napoli a Milano, passando per Roma, Bologna e Torino. Si applicherà lo schema giallo-rosso dell’intergruppo parlamentare (PD, Movimento 5 Stelle, LeU)?
Evidentemente no. Queste amministrative risentono ancora di schemi del passato, in alcune città. Ma dobbiamo mettere in campo ogni sforzo possibile per non drammatizzare quello che accadrà durante le amministrative e recuperare sin da subito lo spirito che ha animato il governo Conte II. In questi giorni lo sto ripetendo spesso: una coalizione, un’alleanza, non sono sedute spiritiche, necessitano di idee, gambe e sangue. È tempo di confrontarsi per costruire un’alleanza stabile.

Infine un’ultima domanda sui partiti a sinistra del PD. Molti, già da tempo, hanno proposto la formazione di un soggetto unico, come si pensava di fare con Liberi e Uguali. Ritiene sia un’opzione possibile?
Tutto è possibile quando ci sono due cose: chiarezza politica e trasparenza dei processi democratici. Dopo di che, io credo che ai cittadini interessi capire cosa accade alle loro vite, non alle nostre. E la sinistra commette da anni l’errore di guardarsi la pancia e fare infiniti dibattiti su se stessa, piuttosto che sul mondo.

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Sull' Autore

Michele Petruzzo

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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