La strategia di specializzazione intelligente regionale: dove è andata a finire?

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riccardo achilli

Era l’oramai lontano 2015 quando l’allora Assessore tecnico alle Attività Produttive, fra fanfare e svolazzi, presentava la Strategia di Specializzazione Intelligente della Basilicata per il ciclo di programmazione 2014-2020. Fortemente voluto dalla Commissione, tale documento programmatico costituiva una piccola rivoluzione nella filosofia europea di programmazione dello sviluppo. Esso, infatti, mirava a rintrodurre, sia pur in modo indiretto e sotto l’alone protettivo dell’esigenza superiore di fare interventi per l’innovazione, una politica industriale per settori e specializzazioni produttive, che, sinora, l’applicazione ferrea del principio di non distorsione della concorrenza, inserito nei Trattati, aveva limitato fortemente.

Tale documento, come richiesto, riprendeva le vocazioni produttive tipiche della Basilicata e delle peculiarità del suo spazio economico e le riportava dentro un quadro evolutivo, ovvero all’interno di ambiti di sviluppo imperniati sui settori utilizzatori delle tecnologie abilitanti definite dalle Ue alla vigilia della grande rivoluzione scientifico-tecnologica in atto, denominata Industria 4.0. Si trattava di un esercizio volto a incastrare le risorse del territorio dentro ambiti tematici di intervento, sui quali orientare i fondi del PO FESR, del PO FSE, del PSR e le risorse nazionali del Fondo Sviluppo e Coesione, utili a dare risposte ai vincoli allo sviluppo della regione, proiettandola dentro un sistema economico più reattivo rispetto al processo di trasformazione innovativa in atto.

Sulla scorta di una attenta e lunga analisi del territorio, che coinvolse anche le parti economiche e sociali e le rappresentanze della società civile, la Regione scelse di orientare le scelte di utilizzo delle risorse europee e nazionali del nuovo ciclo di programmazione verso i seguenti Ambiti tematici:

  • L’automotive, con la declinazione dei carburanti alternativi, imperniandosi sulla realtà produttiva di Melfi;
  • La bio economia, come valorizzazione della filiera agroalimentare, energetica (biomasse) e della chimica verde;
  • L’aerospaziale, con riferimento al potenziamento del polo satellitare, dell’osservazione della Terra dallo spazio e della prevenzione dei rischi esistente a livello di R&S;
  • L’industria culturale e creativa, in connessione con il turismo, il design industriale e la creatività a supporto delle attività produttive.

Queste aree tematiche coinvolgono una pluralità di settori, dall’agricoltura all’agroindustria e l’industria delle bevande, la chimica, la produzione di energia rinnovabile, l’automotive, i servizi alle imprese ed i servizi professionali, il turismo, l’artigianato artistico e di qualità, i beni artistici e culturali, i servizi avanzati di R&S e l’Ict.

Andando direttamente ai risultati, e analizzando l’andamento del modello di specializzazione produttiva del territorio fra 2014, anno precedente l’ideazione di tale strategia, e 2018, si evidenzia che il cambiamento del modello di specializzazione produttiva verso i settori auspicati dalla strategia S3 è un successo parziale: si rafforza notevolmente la specializzazione nell’automotive, e in parte nella cultura e creatività, soprattutto grazie ai settori legati al turismo, nei servizi bibliotecari ed archivistici, nei servizi pubblicitari e di ricerca di mercato, nonché in quelli creativi, ricreativi ed artistici.

Viceversa, le aree legate alla bioeconomia ed all’aerospaziale non sembrano manifestare particolari capacità di trascinamento, e perdono peso nel contesto economico regionale.

Differenze negli indici di specializzazione produttiva regionale 2014-2018 nei settori connessi alle aree tematiche della S3 regionale

Fonte: elaborazioni Unioncamere su dati Inps

 

In effetti, dai dati del sistema “open Coesione” apprendiamo che la spesa in Basilicata per il ciclo 2014-2020, per circa 3 miliardi di pagamenti al 2019, il grosso (27%) è assorbito dalla spesa in infrastrutture, soprattutto di tipo viario, ed un ulteriore 13% in incentivi e politiche trasversali per l’occupazione. Gli interventi più propriamente settoriali connessi alle tematiche della S3 sono così specificabili:

  • Il 4% per cultura il turismo, nell’area “cultura e creatività”;
  • Il 4% per energia, nell’area “bioeconomia”;
  • Un ulteriore 8% per il comparto ambientale, in larga misura ricadente, direttamente o meno, nell’area “bioeconomia”;
  • Il 5% per competitività delle imprese, ripartita nelle varie aree;
  • Il 21% in R&S, anch’essa ripartita fra le diverse aree.

Si tratta, come si vede, di importi ancora minimali, rispetto a scelte finanziarie che appaiono maggiormente orientate a rafforzare gli elementi trasversali di contesto comuni a tutte le aree, quindi senza forti scelte settoriali, peraltro in un quadro dove solo il 30% circa dei progetti monitorati è concluso e/o liquidato, ed il 65% è in corso di attuazione.

Viene quindi spontaneo chiedersi dove sia finita tale strategia, così pubblicizzata, così innovativa, e le speranze che suscitò? In sintesi, appare chiaro come la prima a non crederci sia stata la Regione stessa, che non l’ha supportata con scelte specifiche, preferendo investire in attività trasversali ed in politiche di contesto. Ancora una volta, emerge un vecchio adagio della programmazione: ideare sulla carta una politica selettiva ed avere il coraggio, l’intelligenza e la pazienza di metterla in pratica sono due cose molto diverse.

Fonte: Open Coesione

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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