Presentazione a Potenza del testo “Architettura rurale e Novecento. I borghi di Matera nel contesto italiano e internazionale “

di Piergiuseppe Pontrandolfi[1]
La Riforma Agraria italiana, politica nazionale del primo decennio della seconda parte dello scorso secolo, ha rappresentato, per molti aspetti, un clamoroso fallimento di politica economica. Per altro verso, nell’intenso periodo di ricostruzione post-bellica del Paese, ha rappresentato, nel campo della architettura e dell’urbanistica, un formidabile impulso a sperimentare nuovi modelli insediativi sul territorio, nuove tecnologie costruttive, nuove dimensioni e caratteri del progetto di architettura. Sono decine gli insediamenti di fondazione e centinaia le architetture, per funzioni pubbliche e private, realizzate in quel periodo a cui ogi in molti casi può legittimamente riconoscersi un particolare valore storico-testimoniale, oltre che architettonico.
Il testo “Architettura rurale e Novecento. I borghi di Matera nel contesto italiano e internazionale” scritto da Raffaele Pontrandolfì ed Adriana Raguso (Ed. Magister, Matera) sistematizza i risultati di un lavoro di ricerca che si è posto l’ambizioso obiettivo di inquadrare l’esperienza dei Borghi rurali di Matera, legati al processo di riforma fondiaria ed allo sfollamento dei Rioni Sassi, nel coevo contesto nazionale ed internazionale.
La pubblicazione sistematizza i risultati di un lavoro sviluppato per iniziativa del Circolo Culturale “La Scaletta” di Matera e sostenuto dalla società TotalEnergies.
La ricerca si è posta due ambiziosi obiettivi: da un lato, rileggere il processo storico che ha portato alle numerose esperienze di colonizzazione insediativa legate all’opera di riforma agraria nel contesto italiano ed europeo nel corso del Novecento; dall’altro, collegare il caso emblematico dei borghi rurali di Matera degli anni Cinquanta, sorti a seguito dello Sfollamento dei Sassi, alla questione su quale debba essere il futuro di questo rilevante patrimonio architettonico della modernità che rappresenta un esempio importante e prezioso dell’architettura moderna minore nel contesto nazionale ed internazionale , soprattutto per il suo valore storico-testimoniale.
Un Comitato Tecnico Scientifico, istituito sulla base di un Accordo di Collaborazione stipulato tra il Circolo La Scaletta ed il Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università della Basilicata, ha indirizzato e revisionato il lavoro.
La dicotomia tra urbano e rurale è stato il filo conduttore delle questioni affrontate nella prima parte della ricerca, a partire dalle prime esperienze di stampo utopistico e comunitario di matrice socialista a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. In quest’ampia cornice temporale, le prime sperimentazioni di nuovi modelli insediativi, legati anche ad aspetti di tipo sociale e produttivo, diventano il riferimento imprescindibile con le successive riflessioni teoriche e realizzazioni urbanistiche, soprattutto in ambito anglosassone e nord-europeo: dai prototipi ideati da Owen, Fourier e Cabet fino all’esperienza delle garden cities britanniche di Howard e sue differenti declinazioni.
In Italia, a partire da tale assunto, non si possono non riscontrare linee di continuità che intercorrono tra le esperienze delle città giardino italiane e dei nuclei insediativi di fondazione del Ventennio con quelle realizzate a cavallo degli anni Cinquanta, in relazione ai temi del disegno urbano e della riscoperta della tradizione rurale nel progetto architettonico.
Il tema della riforma agraria italiana, promossa nel corso dei primi anni Cinquanta e durata circa un decennio, si lega all’opera di colonizzazione rurale già iniziata durante la bonifica integrale fascista, con particolare riferimento al dibattito sui principali modelli insediativi – di tipo accentrato, sparso o semi-disperso – da adottare nell’ottica di una politica di “deurbanizzazione” collegata alla trasformazione fondiaria ed alla pianificazione spaziale a scala territoriale.

Mappa del comprensorio della Riforma Appulo-Lucano con la ubicazione dei principali insediamemti residenziali e di servizio
Case della Riforma fondiaria nel territorio di Irsina, modello di esempio di colonizzazione disperso
Da un lato, quindi, nuovi modelli insediativi in grado di rispondere alle esigenze di una società rurale che andava trasformandosi; dall’altro, invece, un approccio integrato al tema dell’abitazione con riferimento agli elementi ed alle tipologie della tradizione.
La ricerca di un lessico moderno, basato sui criteri di funzionalità e al contempo su uno stretto rapporto con la tradizione, costituisce la cifra stilistica presente nella maggior parte di questi borghi di nuova fondazione, in una sorta di equilibrio tra realismo e astrazione formale.
In ambito mediterraneo, a partire dalla riscoperta dell’architettura rurale tradizionale e delle sue specifiche declinazioni nei differenti ambiti regionali.
Di particolare interesse le esperienze italiana, spagnola e portoghese rispetto alla rilettura della tradizione vernacolare promossa tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, anche per alcuni punti di contatto intercorsi tra i principali protagonisti del dibattito internazionale, in riferimento alle tematiche abitative trattate nel periodo della ricostruzione postbellica.
L’esperienza spagnola (rappresentata dai pueblos de colonizaciòn) risulta, in particolare, la più interessante ed emblematica, sia per le evidenti relazioni e analogie con le coeve realizzazioni insediative rurali italiane del Ventennio e della riforma agraria repubblicana, ma anche per l’approccio alla pianificazione urbanistica ed alle sperimentazioni tipologiche e formali in bilico tra tradizione e modernità. Come per il contesto italiano tra i due dopoguerra, anche in Spagna si riscontra un’importante opera di riscoperta dei caratteri architettonici della tradizione locale.

Il pueblo spagnolo di Vegaviana
Con riferimento alla vicenda italiana, la maggior parte degli insediamenti rurali relativi all’opera di riforma agraria, a distanza di quasi settant’anni dalla loro realizzazione, ha subito spesso delle trasformazioni, sia dal punto di vista urbanistico che architettonico. In particolar modo, molti di questi nuclei hanno innanzitutto perso, nel corso degli ultimi decenni, la funzione originaria per la quale erano stati progettati e realizzati.
In molti casi, quando i borghi sono ancora abitati, si riscontrano problemi analoghi a quelli delle periferie urbane; in moltissimi casi si registrano, invece, fenomeni di incuria e di totale abbandono.
Nonostante le evidenti trasformazioni, che hanno in parte alterato l’immagine originaria di questi insediamenti rurali moderni, risulta oggi possibile immaginare alcune credibili strategie per la loro tutela, recupero e valorizzazione, anche alla luce del crescente interesse da parte delle istituzioni politiche e culturali nella promozione di questi paesaggi rurali contemporanei.
In Basilicata, l’esperienza materana rappresenta un caso di particolare rilievo ed interesse nel contesto italiano ed internazionale.
Matera, piccolo centro urbano del sud Italia, è stata al centro, nella seconda metà dello scorso secolo, di fermenti politici e culturali su tali temi, con implicazioni evidenti in una dimensione anche internazionale, rappresentando un caso emblematico ed unico nella storia urbanistica ed architettonica.
L’analisi dei tre borghi di Venusio, La Martella e del borgo semi-rurale di Cappuccini ad Agna, non a caso scelti per la diversa impostazione progettuale e per il differente significato rispetto allo sviluppo della città, ha stimolato riflessioni sugli esiti dei processi di trasformazione , successivi alla loro realizzazione , e sul possibile futuro di tali parti della città.

Il Borgo rurale de La Martella a Matera – Foto dell’insediamento originario a metà degli anni ’50 del ‘900.
La nuova identità della città di Matera, infatti, non potrà prescindere da una interpretazione del ruolo che i borghi rurali dovranno assumere nel più ampio contesto territoriale. Un tale impegno potrebbe essere il modo migliore per onorare il settantennale della realizzazione del Borgo La Martella, le cui prime abitazioni furono consegnate alle famiglie contadine sfollate dai Sassi a partire appunto dal 1953.
Venerdì 31 gennaio 2025 , presso la Sala conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza (ore 16:30), la presentazione del volume di ricerca “Architettura rurale e Novecento. I borghi di Matera nel contesto italiano e internazionale” (Edizioni Magister, Matera 2022) di Raffaele Pontrandolfi e Adriana Raguso.
L’evento è organizzato dal Polo Bibliotecario di Potenza, in collaborazione con il Circolo Culturale “La Scaletta” di Matera e con il Circolo Culturale “Silvio Spaventa Filippi” di Potenza, patrocinato dall’Ordine degli Architetti , dall’Ordine degli Ingegneri e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Potenza e Provincia. Il volume di ricerca ha recentemente ricevuto due prestigiosi riconoscimenti. Vincitore nell’edizione 2023 del Premio Letterario Basilicata per la “Saggistica storica lucana Tommaso Pedio” e segnalazione speciale alla XXV edizione del Premio Letterario Nazionale “Carlo Levi”nella sezione “Saggistica regionale “. Il volume, oltre a dare la guista rilevanza agli esempi di alcuni importanti borghi rurali materani, contiene un quadro di conoscenza rigoroso e strutturato della esperienza italiana e pone, nelle parti finali, una questione che da pochi anni incomincia ad essere dibattuta da esperti del settore e non solo. Il patrimonio insediativo ed edilizio risalente al periodo della Riforma Agraria ha oggi più di settanta anni; ai sensi di legge dovrebbe rientrare nella categoria del patrimonio da tutelare e conservare. Eppure, come si evidenzia nella ricerca, molta parte di tale patrimonio versa in stato di abbandono e degrado. A fronte di un oggettivo riconoscimento del valore storico-testimoniale di una parte di tale patrimonio si pone la necessità di avviare concrete politiche di tutela e di valorizzazione dello stesso. Una approfondita conoscenza delle diverse situazioni può aiutare a selezionare quelle che meritano una tale attenzione, nella considerazione realistica che non si può tutelare tutto. Con questo approccio sarà poi necessario sviluppare strategie di tutela e valorizzazione che possano promuovere il recupero e soprattutto, questione più complessa, il riuso del patrimonio di magguore interesse. Solo così, forse, potremo immaginare un futuro almeno per una parte di tale patrimonio In questo senso la presentazione del libro rappresenta anche una occasione per sollecitare adeguate politiche da parte dei diversi soggetti istituzionali interessati.
Note sugli autori
Raffaele Pontrandolfi (1987), Architetto, è dottore di ricerca (“Doctor Europaeus”, dottorato internazionale) in “Architettura: innovazione e patrimonio” (XXXIV ciclo) presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Ha conseguito la laurea magistrale in Progettazione Architettonica presso la stessa sede nell’ a. a. 2015/2016 con una tesi sul recupero, riqualificazione e completamento del borgo rurale La Martella a Matera. Nell’ambito del suo dottorato, ha svolto un periodo di ricerca in Spagna presso il Departamento de Expresi6n Grafica Y Arquitect6nica (Universidad de Sevilla) sui temi della conoscenza e valorizzazione del patrimonio insediativo rurale moderno.
Adriana Raguso (1982), Architetto, libero professionista specializzato in Beni Architettonici e del Paesaggio. Si è laureata presso l’università “Federico If ‘ di Napoli, con un progetto di tesi sperimentale: “Centroper arti teatrali a Matera, area ex-pastificio Barilla”. Nell’ambito del percorso di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, presso il Politecnico di Bari, ha portato avanti un progetto di ricerca sul territorio materano dal titolo “Timmari. Unapostazione di guardia della valle del Bradano” .
[1] Architetto e urbanista, già Professore di Pianificazione Urbanistica e Territoriale presso l’Università degli Studi della Basilicata