L’AVIGLIANESE: LINGUA DI UNA “NAZIONE”

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  1. La lingua

Avigliano è un comune della Basilicata settentrionale posto a circa 918 m. s.l.m. La sua denominazione deriva probabilmente dal nome di un fondo rustico, in particolare dal personale latino Avil(l)ius, con l’aggiunta del suffisso –anus.

È un paese molto popoloso: comprende una popolazione di circa 11.000 abitanti distribuiti oltre che nel centro abitato, in moltissime frazioni. Tuttavia persone di etnia aviglianese si trovano anche a molti chilometri di distanza dal centro in questione, in nuclei abitativi posti entro i confini di altri comuni lucani, poiché in seguito alla riforma agraria molti coloni del centro lucano si sono spostati altrove in cerca di terre da coltivare, arrivando addirittura a stanziarsi lungo la piana di Metaponto. Tutte queste colonie formano quella che lo storico Rossi Doria definì nazione aviglianese, la comunità aviglianese accomunata da una forte identità culturale e linguistica. I nuclei abitativi collocati fuori dai confini comunali sono più conservativi del centro in quanto in essi le influenze esterne sono ridotte al minimo, trattandosi di comunità basate essenzialmente sull’endogamia.

Dal punto di vista linguistico, il dialetto di Avigliano è caratterizzato da alcune marche identitarie che distinguono in maniera univoca questo idioma rispetto ai dialetti dei comuni confinanti e in alcuni casi rispetto alla totalità delle parlate lucane.

Soffermiamoci sul paradigma degli articoli dell’aviglianese confrontandolo con altri dialetti lucani. Prima però ricordiamo che il dialetto aviglianese conserva, come altre parlate della Basilicata, il genere neutro del latino, che serve per designare concetti astratti o indicanti sostanze. Nel dialetto di Avigliano questo genere è segnalato da un diverso articolo rispetto al maschile singolare e dal raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva, come in ru lluattë [ru ˈl:wat:ə]‘il latte’ e  ru mmuagnà [ru m:waˈɲ:a]‘il mangiare, il cibo’. Si distinguono in tabella le forme che occorrono davanti a parola iniziante per consonante (+ C) da quelle che occorrono davanti a parola iniziante per vocale (+ V):

 

singolare

plurale
 

+ C

+ V

+ C

+ V

masch

lu [lu]

l’ [l] gli [ʎi]

gli [ʎi]

femm.

la [la]

l’[l] [rə]

ḍḍ [ɖ:]

neutro

ru [ru] ḍḍ [ɖ:]

 

La particolarità del dialetto aviglianese sta nel fatto che in esso si registra l’articolo gli [ʎi] sia dinanzi a parola che inizia per vocale, sia dinanzi a parola che inizia per consonante: es. gli_annë [ˈʎ_an:ə] ‘gli anni’, gli riéndë [ʎi ˈrjendə] ‘i denti’. In questo senso il dialetto aviglianese si configura come un unicum rispetto al restante panorama linguistico lucano, poiché in altri dialetti l’articolo gli [ʎi] si registra solo in posizione prevocalica e non in posizione preconsonantica: ad es. a Ruoti i riéndë [i ˈrjendə]‘i denti’, ma gli_annë [ˈʎ_an:ə] ‘gli anni’. In generale poi nelle altre lingue lucane l’articolo maschile plurale in posizione preconsonantica è i/ [i/lə].

Un’altra caratteristica molto interessante del dialetto di Avigliano, anche questa unica nel panorama linguistico lucano, è la co-occorrenza di ben tre forme per la III persona singolare del presente indicativo del verbo “essere”: èglia [ˈɛʎ:a], [ja], è/(g)è [ɛ/ɣɛ].

Maria èglia/ia/è/(g)è bbèlla [maˈria ˈɛʎ:a/ja/ɛ/ɣɛ ˈb:ɛl:a] ‘Maria è bella’.

Di queste forme èglia [ˈɛʎ:a] è una vera e propria peculiarità del dialetto aviglianese ed è sentita come una forma identificativa della provenienza del parlante, non solo dagli aviglianesi ma anche da parlanti di altre varietà linguistiche lucane.

Concludiamo dando uno sguardo all’evoluzione di -LL- del latino. Nel dialetto aviglianese -LL-  evolve in –ḍḍ– -[ɖ:]-, mentre in altri dialetti parlati nei comuni circostanti, esso evolve in –dd– -[d:]-. Vediamo qualche esempio e contrapponiamolo a quelli registrabili nel vicino comune di Ruoti:

 

Avigliano

Ruoti

‘capelli’

capiḍḍë [kaˈpiɖ:ə]

capiddë [kaˈpid:ə]

‘pelle’

ḍḍë [ˈpɛɖ:a]

ddë [ˈpɛd:ə]

‘grandine’

(g)ranziḍḍë [ɣranˈdziɖ:ə]

(g)ranziddë [ɣranˈdzid:ə]

2. Uno sguardo all’A.L.Ba.

La famiglia è la cellula fondante di ogni società, è il posto in cui si nasce, si vive, si impara, si diventa esseri sociali. Nel corso del tempo ha cambiato forma, si è modellata sulle esigenze dei suoi componenti, ha cercato di stare al passo con la modernità.

Al giorno d’oggi la sociologia suddivide le famiglie in cinque gruppi, a seconda del numero e dei legami tra i suoi componenti.

Fino a qualche decennio fa si parlava di famiglia patriarcale, in cui più nuclei vivevano nella stessa casa e contribuivano collettivamente all’economia domestica. Ognuno aveva ruolo e compiti ben precisi: all’uomo spettava la cura del mantenimento della famiglia e l’educazione dei figli, declinata nei toni più severi; alla donna la cura della casa e della sfera affettiva.

Oggi il numero dei componenti si è notevolmente ridotto, il lavoro che prima univa e faceva da collante si è spostato oltre le mura domestiche, e, per fortuna, sono stati ridiscussi i ruoli e i compiti. Si dice anche, però, che la famiglia odierna sia meno affiatata, comunichi poco e trascuri l’educazione dei figli. Ciononostante, resta sempre il luogo del cuore, il porto sicuro, ciò da cui nessuno può prescindere.

Anche la lingua di Avigliano riflette in modo eccezionale l’affezione, l’attaccamento e la focalizzazione sui membri della famiglia, esprimendoli attraverso la diversa posizione degli aggettivi possessivi, o la loro assenza.

La situazione aviglianese è molto varia, particolare e interessante, perché l’aggettivo si può trovare prima o dopo il nome di parentela, staccato o unito a questo, oppure può mancare.

Guardando le carte 1 e 3 del I volume dell’A.L.Ba. “Mio padre” e “Mia madre”, si nota l’assenza dell’aggettivo possessivo e la presenza dell’articolo determinativo, quasi ad indicare il padre e la madre per eccellenza, quelli propri. Infatti, le forme registrate sono l_attanë [l_aˈt:anə] e la mammë [la ˈmam:ə].

Nelle carte 6 e 8 del I volume dell’A.L.Ba., “Tuo fratello” e “Mio figlio”, si evince la tendenza abituale della lingua aviglianese, che è quella di mettere l’aggettivo prima del nome di parentela. Le forme registrate sono ta fratë [ta ˈfratə]e më figlië [mə ˈfiʎ:ə].

Nelle carte 29 e 30 del I volume dell’A.L.Ba., “Mio marito” e “Mia moglie”, invece, si verifica una cosa unica per la lingua di Avigliano: l’aggettivo possessivo è posto dopo il nome, unito ad esso. Probabilmente, come ipotizza la Prof.ssa Del Puente nei suoi studi, questo accade proprio in tali forme perché si tratta di parentele non consanguinee e quindi meno centrali, come per esempio anche “suocero” e “suocera” o “genero” e “nuora”.  Le forme registrate sono maritëmë [maˈritəmə] e mëglièrëmë [məˈʎ:ɛrəmə].

L’ultimo caso possibile è quello in cui l’aggettivo possessivo sia posto dopo il nome di parentela, e staccato da esso. Questo accade nei nomi plurali, come ci mostrano le carte 9 e 34 del I volume dell’A.L.Ba., “I miei figli” e “Le tue sorelle”. Le forme registrate sono i figlië mèië [i ˈfiʎ:ə ˈmɛjə]e rë ssòrë tòië [rə ˈs:ɔrə ˈtɔjə].

3. Avëglianë e la Marònna rë lu Cuarmënë [avəꞌʎ:anə e la maꞌrɔn:a rə lu ꞌkwarmənə] ‘Avigliano e la Madonna del Carmine’.

Lu suirëcë rë mëtëtórë [lu ꞌswirətʃə rə mətəꞌtorə]‘il sedici di luglio’, ad Avigliano si celebra la Marònna rë lu Cuarmënë [la maꞌrɔn:a rə lu ꞌkwarmənə]‘la Madonna del Carmine’. Il culto affonda le radici nel lontano 1696, quando attraverso una processione venne espressa la gratitudine nei confronti della Beata Vergine del Carmelo che avrebbe protetto il paese da un devastante terremoto che due anni prima aveva sconvolto il territorio lucano. Inoltre, venne finanziata la costruzione di una cappella in onore della Madonna sul monte che domina il territorio aviglianese che da quel momento prende il nome di mòndë Carmënë [ꞌmɔndə ꞌkarmənə] ‘Monte Carmine’.

Un’imponente statua lignea della Madonna vènë tótta vëstuta r’òrë [ꞌvɛnə ꞌtot:a vəꞌstuta ꞌr_ɔrə] ‘viene vestita con un abito ricoperto di oro’  e vvènë purtata mbrëcëssiónë [e ꞌv:ɛnə purꞌtata mbrətʃəꞌs:jonə]‘viene portata in processione’ fino al Santuario eretto ngapë a lu mòndë Carmënë [ꞌŋ­_gapə a lu ꞌmɔndə ꞌkarmənə] ‘in cima al monte Carmine’. La processione attraversa tutto il paese, passa pë lu surutiéḍḍë [ꞌpas:a pə lu suruꞌtjeɖ:ə] ‘passa per la via principale del paese’, ngapë a lu puóšë [ꞌŋ_gapə a lu ꞌpwoʃə] ‘in cima al poggio (la parte più alta del centro storico’, mbèrë la tèrra [ꞌmbɛrə la ꞌtɛr:a] ‘abbasso la terra’ (la parte bassa del centro storico), la chiazza [la ꞌkjat:sa]‘la piazza’, e dopo aver compiuto un percorso lungo circa 8 km con una pendenza di 300 mt, raggiunge la vetta del Carmine a 1228 metri di altitudine. Da qui si può godere di una vista mozzafiato, nota per essere il panorama più ampio del Mezzogiorno, infatti, un occhio attento può scorgere gli Sassë rë Matèrë [ʎ:i ꞌsas:ə rə maꞌtɛrə] ‘i Sassi di Matera’, lu cuastiéḍḍë [lu kwaꞌstjeɖ:ə]‘il castello (di Lagopesole)’, lu cuastiéḍḍë rə Mèlfë [lu kwaꞌstjeɖ:ə rë ꞌmɛlfə]‘il castello di Melfi’, lu cuastiéḍḍë rə (G)andrië [lu kwaꞌstjeɖ:ə rë ꞌɣandrjə]‘il castello di Andria’, lu Vulturë [lu ꞌvulturë]‘il Vulture’. Nel contesto della processione è possibile ammirare gruppi di ragazze con i capelli sciolti che portano sulle spalle gli cindë [ʎ:i ꞌtʃində] ‘i cinti’, strutture in legno che reggono ceri decorati con immagini e ornamenti, si possono vedere inoltre gli palië [ʎ:i ꞌpaljə] ‘i Palii’, fazzoletti di lino ricamati con immagini auree della Madonna.

 La processione richiama migliaia di persone, provenienti da ogni angolo della Basilicata, ma soprattutto è sentita come la festa di tutti gli aviglianesi, non solo di quelli residenti nel capoluogo comunale. Infatti va specificato che la popolazione aviglianese oltre che a lu Fuélëcë [a lu ꞌfwelətʃə]‘al Felice’, così è chiamato il centro del paese, abita un territorio vastissimo suddiviso in una moltitudine di frazioni. Tra rë ffraziónë [rə f:raꞌt:sjonə] ‘le frazioni’ che nel corso del tempo hanno sviluppato un’identità più marcata (oltre a Filiano che a partire dal 1951 è riuscito a ottenere l’autonomia comunale) ci sono: lu cuastiéḍḍë [lu kwaꞌstjeɖ:ə]‘Castel Lagopesole’, Pussərèndë [pus:əꞌrɛndə] ‘Possidente’, Sand’Angëlë [sanꞌd_andʒələ] ‘Sant Angelo’, Sandë Nëcòlë [ꞌsandə nəꞌkɔlə]. Inoltre numerosissimi centri abitati di lingua aviglianese rientrano nel territorio di altri comuni, tra i più noti: Sandë Cataurë [ꞌsandə caꞌtaurə] ‘San Cataldo di Bella’, San Giòrgë [san ꞌdʒɔrdʒə]‘San Giorgio di Pietragalla’, Sand’ Ilarië [sand_iꞌlarjə] ‘Sant’Ilario di Atella’. Ognuna di queste frazioni, pur avendo sviluppato una propria identità mantiene stretto il legame con Avigliano che per questo motivo è stata simbolicamente rinominata la capëtalë [la kapəꞌtalə]‘la capitale’, mentre tutto l’insieme dei territori dove sono presenti lingua, cultura e tradizioni aviglianesi viene chiamato la naziónë [la naꞌt:sjonə]‘la nazione’. La devozione per la Madonna del Carmine rappresenta uno degli elementi di congiunzione tra il centro di Avigliano e tutte le frazioni, il filo conduttore di un legame saldo e indissolubile tra i tantissimi aviglianesi sparsi in Basilicata e quella che loro stesso amano definire la “madrepatria”, tra la “nazione” e la “capitale”.

 Tratti dal libro “Quadretti Aviglianesi” alcuni versi di Domenico Manfredi che riassumono il rilievo della Madonna del Carmine nella cultura del paese:

èglia la Marònna a Mmòndë, a nda la chiazza

iè chiénë rë paisanë a rrë frustiérë.

Chi r’ògni ciuciamèla iè a llavazza

a cchi rë la mësèria tènë la cérë.

 

[ꞌɛʎ:a  la  maꞌrɔn:a  a  ꞌm:ɔndə, a  nda  la  ꞌkjat:sa

ie  ꞌkjenə  rə  paiꞌsanə  a  r:ə  fruꞌstjerə

chi  ꞌr_ɔɲ:i  tʃutʃaꞌmɛla ie a l:aꞌvat:sa

a  k:i  rə la məꞌsɛria   ꞌtɛnə  la  ꞌtʃerə]

 

‘È la festa della Madonna sul monte. E nella piazza

È pieno di compaesani e forestieri;

chi cerca le più insignificanti leccornie

e chi ha l’aspetto della miseria’.

I versi mettono in evidenzia il valore sociale della festività che rappresenta un momento di congiunzione tra le diverse componenti: i compaesani con i forestieri, le classi sociali più povere con quelle più benestanti, i bambini con gli adulti e gli anziani, tutti indifferentemente uniti dalla devozione verso la Madonna del Carmine e dall’amore per Avigliano.

4. ADL_Avigliano

Curatori:

  1. La lingua: Teresa Carbutti
  2. Uno sguardo all’A.L.Ba.: Vita Laurenzana
  3. Avëglianë e la Marònna rë lu Cuarmënë [avəꞌʎ:anə e la maꞌrɔn:a rə lu ꞌkwarmənə] ‘Avigliano e la Madonna del Carmine’: Potito Paccione
  4. ADL_Avigliano: gruppo A.L.Ba.

 

 

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