LE EMOZIONI SEMPITERNE DELL’ANTICA MATERA

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Dott.ssa Margherita Marzario

Matera, strade quasi deserte. Su un marciapiede passa un padre anziano con mascherina. Dietro cammina, senza mascherina e per conto suo, il figlio (un giovanotto alto e robusto che, secondo la normalità degli altri, sarebbe “autistico”, appassionato di musica e che era solito incantarsi davanti agli artisti di strada nella piazza centrale) canticchiando e preso dalle sue “stereotipie”. Anche quando siamo schiacciati e oppressi, non stanchiamoci di volgere lo sguardo ad altro e agli altri che pullulano nella vita e che ululano alla vita, come i lupi solitari alla luna nel profondo buio della notte.

In via Casalnuovo, sull’uscio di una casetta, una delle poche rimaste intatte in mezzo alle altre rese strutture ricettive, una signora ultraottantenne risponde cordialmente al tuo “buonasera” come se non aspettasse altro. Mentre fotografi una vecchia porta, lei comincia a dire che prima lì c’era un forno e che lei abita in quella casa da oltre settant’anni e continuerebbe a parlare come si era soliti fare in quel circolo di sedie impagliate che si formava davanti all’ingresso delle vecchie case. Ascoltiamo gli anziani: si raccontano, ci raccontano. Perché la storia è il racconto dell’umanità tutta e di ogni umanità.

In periferia vedere il servizio “pedibus” nelle strade è commovente: bambini e ragazzini che vengono accompagnati a piedi a scuola da volontari e altre figure adulte procedendo lungo una corda e intonando canzoni come boy scout. Così la scuola e la vita, così la scuola della vita: accompagnare e accompagnarsi lungo le strade facendo cordata come gli alpinisti.

Sassi di Matera, “la mia Africa”: gatti solitari; “gattari” soli che portano da mangiare ai piccoli felini in cui, forse, s’identificano; conchiglie fossili in memoria di quel mare che copriva tutto e di cui è rimasto la risacca di emozioni; fauna e flora tutte da ri-scoprire, tra cui l’immancabile parietaria che tinteggia del suo forte verde il grigio di pietre e rocce e i resilienti capperi tra fessure e crepe della roccia anche più impervia che ti fanno alzare o abbassare lo sguardo fino all’inverosimile; artigiani del tufo, alcuni improvvisati per guadagnare qualche euro e altri veri cesellatori dell’ultramillenaria calcarenite per lasciare la loro impronta nella polvere del tempo, fra tutti quello che ti saluta puntualmente e aggiunge sempre qualcosa di saggio pur non essendoci mai stata alcuna presentazione ufficiale o stretta di mano perché quel che conta è il contatto umano seppure non fisico; i colori delle pareti tufacee che cambiano a seconda delle condizioni meteorologiche o della luce artificiale o naturale che le colpisce, dal color seppia a quello rosaceo, dal verde muschio al nero fumo, come i colori che si riverberano e rimestano nell’anima… E tanto altro di ineffabile e inafferrabile!

Matera, “estate di San Martino” in tempo di emergenza sanitaria”: giro nel primo pomeriggio nel parco centrale della città, giro inconsueto rispetto a quello abituale nei famosi e turistici Sassi; tutti i colori della lussureggiante natura; tepore che va a scardinare e smuovere ogni fibra del corpo e dell’anima; incontri con qualche persona conoscente o amica di un tempo con cui ci si scambia ricordi ormai passati e preoccupazioni presenti e crescenti; sparute gazze ladre, bisbetiche ed eleganti con la loro livrea vellutata che beccano e svolazzano di qua e di là; cani portati al guinzaglio, tra cui due piccolini che si azzuffano e chissà cosa si comunicano, trattenuti dai loro proprietari; foglie variegate e brillantate dai raggi del sole, ancora attaccate ai rami e che sembrano farfalle pronte a prendere il volo e a volteggiare come i pensieri che frullano nella mente; qualche nuvoletta ovattata nel cielo che si va stemperando; cespugli di rosmarino e di alloro che sono senza tempo; fotografie di dettagli; varie forme di solitudine sulle panchine; preghiera per tutti i defunti sull’uscio del cimitero monumentale da cui si vede il cippo dedicato all’unico garibaldino materano Giambattista Pentasuglia; tramonto suggestivo tra gli alberi sempreverde del viale del cimitero e al di là dei palazzi moderni… La vita ha sempre qualcosa da dire e da dare se ci si mette lì ad aspettare e ascoltare, anche quando sembra sospesa o è messa forzatamente in stand by.

Sull’autobus discorsi tra anziani, nonostante la mascherina, in dialetto materano (che ormai è diventato insolito sentire): “Come si dice “Se ti devi far uccidere, fatti uccidere dal macellaio buono!” [vecchio modo di dire che significa, tra l’altro, che se hai bisogno di qualcuno rivolgiti a uno bravo, anche se costa di più]– E chi ti dice qual è quello buono? – Quello più sincero, più onesto!”. Onestà e sincerità, tanto ricercate quanto calpestate!

La psicologa Lidia De Rita sui “vicinati” dei Sassi di Matera: “…il rapporto di vicinato non era un rapporto di amicizia… Resta deluso chiunque creda di trovarsi di fronte ad un’arcadica comunità che viva in ottimi rapporti di affetto e comprensione reciproca…”. C’è una gran bella differenza tra vicinato, vicinanza e l’essere o sentirsi vicini. Matera con i suoi Sassi rappresenta gli alti e bassi di ogni uomo, dell’umanità: “fatica” è parola femminile, come donna, come emozione, come maternità, perché la vita è una continua maternità, come Matera, di secolo in secolo, nella cavità materna della terra, capolavoro uscito dal grembo materno della terra con l’aiuto delle cerusiche mani dei contadini di una volta.

Matera è sempre bella ma di notte diventa magica: Sassi di notte, stellati di piccole luci e suscitanti costellazioni di emozioni nell’universo in cui siamo vaganti. Matera, città che ispira e inspira amore come una “Venezia sulla roccia”.

Matera, nata dalla polvere di tufo e rinata dalla polvere della vergogna nazionale: luogo dell’anima, percorso della memoria, stazione del tempo, oasi del cuore, itinerario dell’umanità.

 “Io non sono uno scrittore, ma faccio lo scrittore. Non sono un autore, ma un redattore della vita che è la vera autrice” (lo scrittore napoletano Erri De Luca a Matera l’8 aprile 2014). Facciamoci scrivere dalla vita ogni emozione sulla pelle e sotto pelle in modo tale da poter vivere tutte le emozioni e poterle descrivere nella nostra storia!

 

 

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Sull' Autore

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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