SAVERIO DE BONIS: QUESTO PIANO E’ UN ALTRO SCIPPO AL SUD E VI SPIEGO PERCHE’

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LIDIA LAVECCHIA

“Dopo l’approvazione in Aula, qualche giorno fa, del Piano nazionale di ripresa e resilienza, corriamo il rischio di vedere la storia ripetersi. Come accadde con il Piano Marshall, che doveva servire a ricostruire l’Italia intera e che invece andò quasi ad esclusivo vantaggio del triangolo industriale del Settentrione, così il PNRR vede uno squilibrio a favore del Nord, nonostante i proclami sul 40% al Mezzogiorno. Una scelta infelice, poiché investire nel Sud significa far ripartire il Paese intero, come dimostrano numerose valutazioni economiche. Dobbiamo fare di tutto perché ciò che spetta al Sud vada realmente al Sud, e che i fondi siano impiegati nella migliore maniera possibile. Soprattutto, dobbiamo evitare altri scippi come quelli sul Feasr. Il Parlamento è chiamato a una funzione di vigilanza che oggi è quanto mai cruciale. Lo dobbiamo alle comunità che rappresentiamo”. Lo ha dichiarato il senatore Saverio De Bonis, dopo il voto contrario da lui espresso il 28 aprile scorso in Aula alla risoluzione sul Piano di ripresa e resilienza, approvata con 224 voti a favore, 16 contrari e 21 astenuti.  “I criteri di riparto – ha dichiarato il senatore in Aula – usati dall’UE per assegnare i fondi alle varie nazioni (Pil pro capite, popolazione, disoccupazione) sarebbero dovuti essere usati anche all’interno dell’Italia, visto che proprio grazie a quei criteri il nostro paese si è visto concedere più risorse rispetto agli altri. In base a questo principio, al Mezzogiorno sarebbe spettata una quota tra il 66 e il 70% (pari a circa 145 miliardi), come del resto aveva ammesso la stessa Ministra Carfagna. Quelle indicazioni – rivendicate dai territori anche attraverso la rete di protesta dei 500 sindaci del Sud – sono state del tutto ignorate, così come è stato ignorato il principio dell’interdipendenza economica. Con l’effetto di interdipendenza, se si investono 100 euro al Sud ne rimbalzano 40 al Nord, se invece se ne investono 100 al Nord ne rimbalzano 5 al Sud. Dunque, quel 40% tanto sbandierato non è reale, perché la percentuale vera scenderà al 26,6%. Direi che chi parla di scippo al Sud non è così lontano dal vero”. Dov’è finito il Sud? Se uno dei pilastri posti dall’UE è colmare il divario territoriale dell’Italia – ragion per cui ci sono stati assegnati più fondi rispetto ai 90 inizialmente previsti – perché non vi è traccia di questo obiettivo fondamentale nella sintesi del governo? Dobbiamo forse pensare che questa “mission impossible”, sia rimasta lettera morta? Già era stata interrogata la Ministra Carfagna qualche giorno fa in merito all’insufficiente assegnazione del 40% delle risorse al Mezzogiorno, rispetto ai calcoli fatti da autorevoli economisti sulla base dei tre criteri usati dall’Unione europea (Pil pro capite, popolazione, disoccupazione) per concedere i fondi del Recovery Fund. In base a quei calcoli al Sud dovrebbe andare almeno il 66%. Ma Qui pare che si vada oltre: non solo si abbassano le quote previste dalle indicazioni comunitarie, ma addirittura si omette quello che dovrebbe essere uno dei perni del Piano, ossia l’eliminazione del divario, eliminando una volta per tutte la gravosa e atavica “questione meridionale”. Magari allora la crescita ci sarà, ma andrà quasi ad esclusivo vantaggio del Nord. È la solita vecchia storia che si ripete.

 

 

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Lidia Lavecchia

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