LE “GAZZE LADRE” DI BERNALDA

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ANNA MARIA SCARNATO

Bello, ricreativo dello spirito il silenzio che ci avvolge ogni mattina al risveglio, ma anche durante tutto il giorno e che cala ancor di più al tramonto.  Si distinguono persino le voci dei vicini che attraversano i muri dei palazzi o le finestre delle case, dei bambini che fanno capricci. E il venditore di materassi e reti per i letti che passava quasi abitualmente sotto casa ripetendo a noia “materassi, materassi a molle, materassi, donne, abbiamo materassi a una piazza, a due, a una piazza e mezza, cuscini e reti, venite donne”, ora rompe il silenzio a segnalare  la normalità di una vita che ugualmente fluisce nonostante i tanti cambiamenti. In questa quiete ben distinti si odono i voli, attraverso un delicato sbattere di ali, di gazze ladre che ormai si godono i sottotetti e verande e che ardite si posano sui balconi a beccare  molliche e che, indisturbate per i nostri ritiri nelle case, si sono riappropriate di spazi e libertà di sfidare l’essere umano con i loro escrementi che macchiano di bianco le superfici su cui si posano. E avviene anche  che , nel silenzio dei Sassi di Matera, qualche cinghiale, persosi dal luogo naturale, si sia spinto nei vicoli non più affollati di turisti in cerca di cibo  né spaventato o dispiaciuto di trovarsi in realtà a cui non è abituato. E’ così che la natura tende a riprendersi ciò che l’uomo abbandona o trascura per vari  motivi come può essere la momentanea impraticabilità di luoghi dove passeggiare e incontrare gente con cui scambiare due parole.

  C/so Umberto di Bernalda è solo e più triste  da un po’ di tempo ed   è attraversato da pochi passanti che non vi sostano. I tavoli e le sedie dei bar impilati per non permettere alcun trattenimento. I soliti amici che passeggiano ben distanziati e attrezzati di mascherina quando c’è qualche raggio di sole di questa primavera bizzarra. Ma da un po’ si osserva, dopo il momento di crisi amministrativa, dopo i reciproci rimpalli politici di responsabilità e i silenzi susseguiti, il ritorno di personaggi che nel paese non erano più comparsi. A conversare con chi ha determinato la fine di un’amministrazione. Personaggi che in realtà non appartengono al nostro territorio, alle sue caratteristiche  identitarie, “forestieri” non compaesani  che da questa terra hanno ricevuto l’opportunità di far crescere il capitale investito e di sfruttarla al meglio. Vuoi vedere che anche su Corso Umberto hanno il  coraggio di ritornare” le gazze  ladre” di sogni e ignoranti dei bisogni umani  ma non dei propri? E’ Il paragone con la natura  che torna ad appropriarsi degli spazi lasciati vuoti e silenziosi mi pare esagerato e poco edificante per essa stessa, per il grande rispetto che merita e per la scarsa considerazione che spesso riceve. Ma un pensiero persiste alla mente come risposta ad una visione riproposta e alle conseguenti elaborazioni e che spinge ad osare.  Ora, forse, in questo silenzio seguito a parole e ad  emozioni contrastanti dopo la caduta dell’amministrazione comunale, questi incontri, ormai desueti agli occhi della gente, saranno fortuiti, interessati a  voler  recuperare un rapporto con la gente, parlare con gli anziani incontrati sui lati del corso, magari per spiegare, per illustrare idee future, per farsi vedere insieme, per dare inizio a manovre tattiche  e organizzare prossimi incontri ”massonici”  propedeutici  a ritorni di scena? E mentre il resto della ex maggioranza preferisce  chiudersi nella riservatezza contemplativa a loro  Jean Paul Sartre può ricordare che  “Ogni parola ha conseguenze, ogni silenzio anche”.

Chi non appartiene al tessuto naturale e umano del nostro paese è ritornato a tentare ad insinuarsi nell’apparente quiete che intorno regna per dare il contributo  forse al rifiorire di vecchie idee di alleanze strane per raggiungere i propri obiettivi e che hanno funzionato solo a loro maggior gloria  negli anni passati? Sono tornati a riprendersi nuovi spazi e visibilità o a far da spalla a cavalli vincenti solo per  nuove bandierine da piantare in nome del successo, e come “gramigna”, ritornare a mortificare le migliori risorse umane del luogo che potrebbero pensare alle prossime competizioni elettorali? E’ in questo silenzio pericoloso, dopo le battaglie, che si possono inserire i progetti di questo tipo, permettere alle “gazze ladre”  di serenità di riconquistare la fiducia degli ingenui con ramoscelli “benedetti” che si rivelano, poi,  spine pungenti.  Che non cali l’attenzione  sul futuro della città di Bernalda e Metaponto e su ciò  che nelle loro viscere fermenta. Si abbia coraggio di sognare  e volare alto,  si inizi a costruire ipotesi  possibili di aggregazione sociale e politica propositiva che reggano bene ai tentativi di ritorni stancanti. La comunità di Bernalda e Metaponto, da sempre conosciuta per accoglienza, solidarietà, generosità ed altruismo, si chiuda, politicamente, in questo momento  a sconfinamenti, a ingerenze , a recrudescenze di personaggi già visti e conosciuti. Farlo solo per il bene del nostro paese.

 C’è bisogno di verità e valori  che guidino e orientino una nuova azione politica, le idee e le convinzioni  senza strumentalizzazioni per fini di potere. Chi deve guidare una realtà deve attrarre finanziamenti pubblici di progetti che portino crescita e lavoro per tutti. La comunità ha bisogno di lavoro e non di promesse, soprattutto in campagna elettorale. E quando la promessa viene fatta ad ognuno nel silenzio degli incontri da chiunque ,  candidati a sindaco, da consiglieri o da sponsor possidenti, sfruttando bisogni e  fragilità, è necessario che ciò non diventi il motivo della scelta di impegnare un voto libero che non può essere negoziato. Ricordare ciò prima che si diventi corresponsabili di un’infrazione etica e perseguibile e comprendere    che solo uno su mille ce la fa. Una comunità deve crescere insieme senza lasciare indietro nessuno. E questo si può e si deve fare con l’impegno di un’ Istituzione governata da attori politici che non facciano ricorso   a compromessi per arrivare a capo di un governo comunale e meno che mai  vincolino  una “ Fontana di Trevi”  a tante persone che purtroppo a turno ci cascano.

E mentre le piante spuntano sui marciapiedi, facendosi  largo tra particelle di asfalto  battuto solo da pochi, la speranza è  che  torni presto il mondo  ad occupare spazi rimasti vuoti , non solo fisici, ora preclusi e che il silenzio su C/so Umberto e nelle strade faccia largo a   un  dialogo comunitario, aperto  e sincero che possa parlare di noi e farci ritrovare grazie ai nostri riferimenti culturali la comunicazione che è mancata su ogni campo e per vari motivi. I riferimenti culturali che nessuno  potrà mai offendere e cancellare.  E’ un momento difficile  e se la crisi, le sofferenze, le difficoltà  servono anche a crescere nella saggezza, che questo momento sia di illuminazione popolare e di abbraccio coeso intorno alle migliori idee per un futuro libero. FOTO ATTILIO PASCUCCI

 

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