ADELAIDE LOMBARDI
Per capire le cose di oggi , bisogna tornare alle cose di ieri. Agli scritti, agli ammonimenti, alle parole sagge di uomini che hanno fatto grande questo Paese. Scriveva Mario Pagano più di due secoli nella parte quinta dei Saggi politici , dedicata al diritto, e riguardante le società mature. “ La società, giunta alla sua fase matura, si deve basare sulla legge, deve porre fine al privilegio: una società “colta e polita” che ha decantato i suoi costumi si deve fondare sulla legge. Se prevale “l’insolenza”, la libertà civile viene infangata; la legge ha proprio la funzione di tutelare la libertà civile. Bisognerà fare in modo che “l’insolenza” non si possa manifestare, ma ciò potrebbe portare ad una società militarizzata in cui il cittadino dovrebbe vedere continuamente il «ferro delle spade sotto gli occhi» e questo sarebbe un altro modo per distruggere la libertà. Se per tutelare la libertà civile si crea una società troppo sorvegliata il cittadino sarà talmente oppresso che si otterrà per altra via la distruzione della libertà civile. Il modo piú efficace per tenere libera una società è invece quello di far intervenire in maniera precisa, rigorosa e rapida la giustizia nel momento in cui la legge viene violata.” Come non vedere in queste parole la fotografia delle degenerazione della società di oggi, basata non sul confronto delle idee ma sulla violenza verbale e non solo? 
Nato nel 1748 a Brienza piccolo centro del Principato Citra (dal 1806 Basilicata) da una famiglia di notai, fu giurista, filosofo e letterato, politico e drammaturgo. All’età di 14 anni si trasferì a Napoli dove ultimò gli studi classici sotto l’egida di Gerardo De Angelis, da cui apprese anche gli insegnamenti di latino, greco, ebraico. Frequentò i corsi universitari, conseguendo la laurea in giurisprudenza con il Politicum universae Romanorum nomothesiae examen, dedicato anche all’amico grecista Giuseppe Glinni di Acerenza. In seguito divenne personaggio di spicco della repubblica partenopea grazie sia alla sua partecipazione attiva ai moti che determinarono la nascita della Repubblica napoletana del 1799 e sia all’opera teorica e politica svolta come membro del governo della Repubblica. Infatti a lui è attribuito il progetto di Costituzione della Repubblica Napoletana nel quale veniva stabilita per la prima volta la giurisdizione esclusiva dello Stato sui diritti civili e, tra le altre cose, veniva previsto il decentramento amministrativo della città. Il suo progetto rimase tuttavia inapplicato a causa dell’imminente restaurazione borbonica. Grazie alla frequentazione del Genovesi e del Filangieri alla cui scuola crebbe, Pagano maturò l’idea di un mondo economico, sociale e politico che può cambiare con un impulso riformatore e, cioè, perfezionandosi nelle proprie strutture e prima ancora negli uomini che di esse fanno parte. Lo studio della filosofia praticato accanto a quello della giurisprudenza lo aveva condotto, giovanissimo (nel 1770), a essere designato lettore alla cattedra di etica dell’Università di Napoli, precedentemente occupata da Genovesi. Fu allora che apprese l’importanza dello studio dei classici, in particolare Aristotele e Platone nonchè il valore derivante dalla capacità di associare legislazione e formazione di un popolo.
Attraverso i suoi Saggi politici apparsi in prima edizione negli anni 1783-85, emerge la visione di un mondo basata sui valori della legalità e della libertà avvertiti come i principali fattori di contrasto nei confronti dell’organizzazione sociale feudale e premoderna che ancora caratterizzava il Regno di Napoli nel XVIII sec. Della tradizione vichiana aveva recepito l’assunto della circolarità della storia maturando la convinzione di un parallelismo esistente tra storia dell’umanità e storia della vita individuale dell’uomo. Ma Pagano fu un anticipatore, un precursore di convinzioni che sarebbero emerse successivamente, ad esempio, nella cultura francese nel primo trentennio dell’ottocento. Convinto dell’idea di una progressiva evoluzione del genere umano, egli insistette fortemente sull’importanza dell’opera di civilizzazione che come tale è capace di condurre l’umanità fino alle vette più alte della cultura. La constatazione della decadenza presente dovuta ad una società fondata sul potere baronale, sulla miseria e degenerazione di plebi incolte, sul latifondo e sul monopolio, avrebbero dovuto spronare ad andare verso un sistema capace di ripartire e raggiungere nuovi livelli di civiltà. Tutto questo sarebbe stato possibile solo con una legge scritta valida universalmente fatta di poche norme, brevi e chiare e mediante istituzioni che si ponessero a tutela dei diritti individuali, oltre che della sicurezza e della proprietà Solo in questo modo alla guerra sarebbe subentrata la pace la frutto di buoni costumi oltre che di una sana economia. Dopo la caduta della repubblica napoletana , Pagano venne condannato a morte per impiccagione. A nulla era valso l’appello di clemenza da parte dei regnanti europei, tra cui lo zar Paolo I, che scrisse al re Ferdinando: «Io ti ho mandato i miei battaglioni, ma tu non ammazzare il fiore della cultura europea; non ammazzare Mario Pagano, il più grande giurista dei nostri tempi».