LE NUOVE STRADE DI UNA SINISTRA PERSA

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La nuova scommessa (o forse sarebbe meglio dire la nuova battaglia) di Fabrizio Barca è portare all’attenzione della pubblica opinione e dei decisori politici il frutto del suo intenso lavoro di ricerca su disuguaglianze e diversità. Non si tratta solo di mettere insieme numeri: il Forum, sotto il coordinamento dell’ex Ministro per le politiche di coesione territoriale, ha messo insieme – come è nel suo stile – chi di problemi di disuguaglianze e diversità si occupa tutti i giorni: Caritas, ActionAid, Legambiente, cittadini impegnati nelle attività di volontariato ed altri.

Da qualche mese il Forum, tramite il suo ideatore, sta conquistando spazio sui media mainstream. Su temi ambientali, sui temi del lavoro, sul rapporto fra politica e cittadini, Fabrizio Barca non manca mai di esporre le sue teorie, sicuramente ruvide e poco inclini a trattare chicchessia con particolare riguardo.

“Le disuguaglianze sono una scelta, come scrive Antony Atkinson, guardando all’intero Occidente. Sono il frutto della svolta a 180 gradi che cultura politica e politiche, di ogni parte, compiono a cavallo fra gli Anni 70 e 80. Della subalternità culturale diffusa al neoliberalismo. Di fronte alla globalizzazione e alla rivoluzione tecnologica, invece di tentare di indirizzare questi processi, l’azione pubblica e collettiva si è ritratta.” (Fabrizio Barca, intervista pubblicata su Il Manifesto il 16 novembre 2019)

Come sempre, la ricerca delle motivazioni della situazione attuale è spietata; e, come sempre, come è nello stile di Barca, non mancano però le proposte per nuove strade da percorrere. Proposte radicali, che richiedono svolte di 180° nelle politiche sociali, economiche e del lavoro. E che quindi difficilmente verranno accolte. Eppure, se si guarda al pantano nel quale l’Italia sembra attualmente sul punto di affogare, non sembra peregrina l’idea di “cambiare tutto”; perfino il buon senso suggerisce che se la situazione è disperata solo soluzioni disperate, nel senso di radicali, potrebbero funzionare, ed in ogni caso, dopo averle provate tutte, bisognerebbe avere il coraggio di cambiare.

Coraggio e determinazione che sembrano non mancare al cd. Movimento delle Sardine. Nato come un flash mob estemporaneo, è diventato un multiforme movimento nazionale. Senza regole, senza capi (almeno per ora), il movimento si caratterizza per un unico elemento comune: l’antifascismo, con i suoi fratelli di sangue antirazzismo, anti sovranismo, anti leghismo, almeno quello più becero e violento che stiamo vedendo fare sempre più spesso capolino nella cronaca. Le persone che scendono in piazza brandendo sardine vogliono solo, almeno per ora, sentirsi meno sole, sapere che ci sono altri italiani come loro, che non fanno dell’odio il perno della propria giornata. Persone normali, normalmente tolleranti con le diversità, normalmente inclusive, normalmente disposte ad accettare una idea di Paese europeo e che non lascia morire gente in mare, nè da nessuna altra parte.

Due proposte molto differenti, per origine, per taglio, per le competenze messe in gioco. Due proposte però innegabilmente ambedue di sinistra, che a quanto pare nessuno, a sinistra, ha voglia di ascoltare. Le piazze piene di “sardine” pongono domande di giustizia sociale, di coesione territoriale, di solidarietà e accoglienza, di salvaguardia della storia e della memoria. Il Forum per la Disuguaglianza e la Diversità da alcune forti risposte a queste stesse domande.

Possibile non ci sia nessuno disposto ad ascoltare questo dialogo tutto civile, e tutto al di fuori delle aule parlamentari?

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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