L’Odissea natalizia dei lucani fuorisede

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MICHELE PETRUZZO

Ogni anno, in occasione delle feste natalizie, i lucani – da sempre una popolazione di migranti – sono costretti a fare i conti con i disguidi dei trasporti e delle infrastrutture per raggiungere la propria terra natia. Ritardi, coincidenze che saltano, interruzioni, cancellazione di treni e chi più ne ha più ne metta. Stazioni in rivolta, gente arrabbiata, che teme di passare le ore natalizie sotto il display delle partenze e degli arrivi, piuttosto che sotto l’albero con i propri cari. E quando questo accade, il malcapitato lucano si ripromette di non prendere più un treno, per poi ricascarci ogni anno, per fisiologica necessità. E ci si chiede come sia possibile, al giorno d’oggi, dover affrontare tale genere di situazioni; perché la narrazione di una Basilicata genuina e isolata dal resto del mondo, che per decenni ha tenuto ed affascinato, inizia a stancare e stufare. In queste situazioni le battute si sprecano e i riferimenti letterari all’opera di Carlo Levi (Cristo si è fermato a Eboli) assumono una carica ironica e drammatica, a metà strada tra la consolazione e l’arrabbiatura.

Questo articolo nasce, purtroppo, da una tragicomica esperienza personale, consumatasi durante la giornata del 24 dicembre; una vigilia di Natale trascorsa nelle varie stazioni italiane, in preda alla costante preoccupazione di non riuscire a tornare a casa, oscillando tra la rabbia e l’incredulità di tali inefficienze. Dopo una coincidenza persa, a causa di un ritardo dovuto alla presenza di un ordigno della seconda guerra mondiale sulla linea su cui stavo viaggiando, mi è stato consegnato il biglietto di un altro treno, anch’esso in ritardo di circa due ore. Dopo varie sventure e peripezie, un pullman sostitutivo è riuscito, almeno in parte, a risollevare gli animi di noi poveri viaggiatori lontani da casa e dagli affetti. E fu così, che dopo ore e ore, il ritorno in patria si è concretizzato; il sollievo e la gioia degli esuli lucani erano tali da spingerli a pizzicarsi un braccio per constatare la realtà dell’arrivo.

La politica, locale e non solo, che da sempre si pone l’obiettivo di rimettere la regione e il Sud al passo con i tempi, si ritrova puntualmente in ritardo rispetto ai propri intenti e agli impegni presi con i suoi elettori. E la popolazione, che legittimamente chiede e pretende il salto di qualità ormai da tempo, non può far altro che sperare in tempi migliori ed attendere ulteriormente il prossimo treno del progresso, anch’esso in ritardo! In un mondo così rapido, globalizzato e tecnologico, è impensabile che la Basilicata abbia ancora bisogno del tubo catodico e che non sia allineata con le tendenze e le dinamiche attuali e contemporanee.

Pertanto, la speranza è che questo Natale serva da lezione e che le scene delle stazioni in preda all’ira dei viaggiatori facciano riflettere chi potrebbe e dovrebbe fare molto di più in questo senso; lo chiede non tanto l’Europa, come si suol dire, ma una regione che non può più permettersi di rispondere assente all’appello del progresso! Buone Feste a tutti!

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Sull' Autore

Michele Petruzzo

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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