Non si può che essere d’accordo con la proposta della viceministro Ascani di organizzare l’ultimo giorno di scuola “in presenza “. Almeno per gli alunni delle elementari e delle medie questo rendez vou, oltre che un momento di risocializzazione è un atto terapeutico, un messaggio fortemente positivo che produce fiducia e speranza. Essere sradicati da un giorno all’altro dalla comunità scolastica e rinchiusi tra le mura domestiche ha modificato abitudini, cambiato comportamenti e provocato disagi psicologici non indifferenti, solo a mala pena coperti da un insegnamento a distanza che, se ha mantenuto l’impegno dei bambini e dei ragazzi per lo studio, li ha privati di tutto quello che fa bella la scuola, sotto forma di amici, di frequentazioni dentro e fuori l’ambiente di studio. Al di là dell’euforia dei primi giorni di vacanza dalla scuola, si è constatata l’insofferenza e la difficoltà a trascorrere le giornate tra le mura domestiche, e il ricorso ai giochi elettronici, al telefonino è diventato un rimedio alla noia e, al tempo stesso, una pericolosa abitudine. Non deve essere difficile superare la netta chiusura da parte del comitato tecnico scientifico, con una serie di accorgimenti che rendano sicuri l’ultimo giorno dell’anno di scuola: una o due classi per giorno, in un’aula di notevole ampiezza ( l’aula magna oppure il teatrino o la palestra ) con gli insegnanti preparati ad aiutare gli alunni a metabolizzare l’evento pandemia, con la discussione, i racconti, i consigli, i suggerimenti . Una chiusura d’anno scintillante, in cui la creatività degli insegnanti nel rendere piacevole la giornata sappia coniugarsi con la capacità di sdrammatizzare l’accaduto e di portare a normalità le nuove accortezze che bisogna tenere fino a quando il virus non si spegne. Ai presidi e agli insegnanti va raccomandata la lettura degli indirizzi forniti dal Garante regionale per l’infanzia, che costituiscono una pregevole guida per comportamenti uniformi e funzionali. Chiudere in anonimato un anno scolastico difficile significa lasciare un trauma aperto , oltre che escludere la scuola da un compito molto importante che è quello di discutere in classe l’esperienza vissuta. La speranza è che l’Istituzione regionale, che non passa giorno senza rivendicare il diritto di agire in autonomia, questa volta non pecchi di incoerenza. Rocco Rosa
L’ULTIMO GIORNO DI SCUOLA CI DEVE ESSERE!!!!
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1 commento
È la prima volta che leggo questo giornale. Sono rimasta entusiasta e per l’attualità degli argomenti (d’altra parte un giornale deve essere attuale nella informazione), per la profondità con cui vengono trattati e per la correttezza di stile con cui vengono scritti. Mi piace, complimenti, spero di poter continuare ad essere una vostra costante lettrice.
Mimma