“LUPI MANNARI” E “TARANTOLATI” NELLA MATERA DI FINE 700

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di Michele Strazza

 

Alla fine del ‘700 Matera venne visitata da un viaggiatore d’eccezione. Si trattava di Alberto Fortis, naturalista e scrittore padovano, il quale in quel periodo perlustrava di continuo i territori delle Puglie e delle Calabrie alla ricerca del salnitro, il materiale utilizzato allora come polvere da sparo. Il Fortis, che era stato monaco agostiniano prima di ottenere di essere sciolto dai voti da Benedetto IV, accompagnò, nel marzo del 1789, il conte svizzero Carl Ulysses de Salis von Marschlins nel suo viaggio di ritorno in Puglia insieme all’arcivescovo di Taranto Giuseppe Capocelatro.

Fu durante questo viaggio che l’abate Fortis, distaccatosi dalla comitiva diretta a Taranto, visitò la città di Matera e le sue chiese rupestri, tratteggiando attentamente la conformazione delle rocce della Murgia materana e delle sue grotte.

Matera, allora capoluogo della Provincia di Basilicata, aveva una popolazione di 14.000 anime; era situata “in una vallata profonda 300 piedi; e sugli scoscendimenti, da ambo i lati”s’aprivano caverne o grotte. La popolazione, oltre ad abitare nelle case, viveva in grotte “regolarmente scavate” nella roccia a cui si aggiungeva “una stanza fabbricata, con pareti, porta e finestra”. Lo scrittore, peraltro, visitò diverse abitazioni,“non senza pericolo”, perché “al minimo passo falso”, sarebbe potuto cadere “giù nel precipizio” e sfracellarsi. La città aveva “varie famiglie notevoli e ricche” ma “quantunque sede di tribunale, e paese dove numerosissimo è il clero, vi regna – specialmente tra questo – uno straordinario grado d’ignoranza; in guisa che in nessun conto son tenute e la scienza e l’arte.” Il popolo viveva in gran parte dell’agricoltura e dell’allevamento di cavalli, dei muli, delle pecore e dei maiali: “il pane, l’acqua e il vino, le tre cose più necessarie alla vita, sono eccellenti; ed il pane e l’acqua in specie, non sono inferiori a quelli di nessun paese del Regno”.

Parlando delle donne materane, il Fortis così si esprime: “Le donne delle classi più elevate non sono prive di bellezza; mentre quelle del popolo sono bruttissime, sporche, cenciose, di indole selvaggia, e talmente predisposte ai delitti più atroci, che le prigioni continuamente straripano di delinquenti, meritevoli della pena più severa”. Tutto questo era sicuramente dovuto “allo stato d’ignoranza e di barbarie nel quale la Basilicata trovasi tuttora avvinta, ed alla poca cura che si è avuto sino a questo momento, di educare ed illuminare il popolo; né potrà esso mai liberarsi da questo stato di barbarismo, se non avrà strade migliori, Baroni più umani, ed autorità più intelligenti”.

La stessa situazione sanitaria era difficilissima.Tutta la cittadina, “ridotta non più all’altezza di dignità umana” era in un “abbominevole sudiceria” e vi era una forte presenza di malattie e calamità “a cui le persone ragionevoli vanno raramente soggette”. A tale proposito scriveva: “Senza parlare del numero rilevante di cretini (quantunque senza gozzo), e di coloro che sono deformi dalla nascita, basta citare gli uomini così detti lupi mannari, che escono dalle loro caverne sotterranee durante la notte, lanciando nell’aria urli spaventevoli, rotolandosi nel fango e nelle sporcizie, ed avventandosi contro coloro che hanno la sventura di trovarsi sul loro passaggio”. In estate non era difficile vedere “parecchi uomini e donne, così detti tarantolati, coperti appena di tralci di vite e di nastri rossi, ballare per le strade in continuazione, senza che nessuno pensi di impedirglielo”. Vi era, poi, “una malattia chiamata monacello, ovvero l’incubo”, comunissima tra uomini e donne del posto i quali “credono liberarsene ricorrendo all’esorcismo ed altre imposizioni dei preti”.

Tutte queste malattie – spiega il Fortis – sono “ordinariamente precedute da profonda melanconia, e non sono tanto causate dal calore del clima, quanto dal genere di vita e dalla qualità degli alimenti prevalenti in queste contrade. L’eccessivo abuso della carne rancida e salata del maiale, l’assoluta mancanza di nettezza nelle abitazioni, la vita passata in oscure ed umide caverne, la continua evaporazione di fogne aperte, e le montagne di letame e di sporcizia lasciate a marcire per le strade, sono le cause fisiche di questi disordini e di queste tristi malattie, che finiscono abitualmente nella più orribile maniera”.

A complicare il tutto “non vi sono medici e chirurghi passabili o mediocri in tutta la contrada, e non consiglierei a nessuno di farsi cavare lì un dente, a meno che non desideri correre il rischio di avere fratturata la mascella”.

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Sull' Autore

Michele Strazza. Giurista e storico, ha pubblicato numerose ricerche. È docente di “Diritto internazionale” presso il corso di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale dell’Istituto universitario SSML della Basilicata dove ha anche insegnato “Diritto dell’Unione Europea”. Avvocato ed esperto in International Law and Human Rights, lavora presso l’Ufficio legislativo del Consiglio regionale della Basilicata ed è membro dell’Associazione Italiana Giuristi Europei, referente per l’Italia della Fédération Internationale de Droit Européen. La sua produzione ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio Internazionale UCSA per la saggistica storica e la segnalazione speciale al Premio Basilicata nel 2007. E ‘membro del Centro Interuniversitario di Storia Culturale, formato dalle Università di Bologna, Padova, Pisa, Venezia e Verona e di altri organismi scientifici. Suoi lavori sono apparsi su prestigiose riviste nazionali e internazionali. Ha insegnato anche “Istituzioni giuridiche e politiche contemporanee” presso l’Università degli Studi della Basilicata e ha fatto parte della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) e della Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni, Le sue ricerche sulla violenza di genere nel mondo contemporaneo sono state apprezzate da diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. I suoi libri sono presenti nelle più importanti biblioteche europee ed americane come quelle della Columbia University, della Stanford University, delle Università di Tubinga, Yale e Harvard. Suoi testi sono stati acquisiti anche dalla Biblioteca americana del Congresso e dall’Holocaust Memorial Museum di Washington, oltre che dalla British Library di Londra e dalla Berkeley Library.

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