Marija Alseika Gimbutas, messaggera di pace

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di Teri Volini

Ricorre il 30 aprile 2021  il 2° anniversario  di una significativa intitolazione, in  anteprima assoluta e livello nazionale,   nel capoluogo di regione.  Frutto di un  lavoro pluriennale  mio personale e del Centro d’Arte e Cultura Delta  di Potenza,  l’Evento –  comprensivo di una duplice targa dedicata alla grande archeologa,  e posta nella Rotonda Marija Gimbutas a Potenza, in via del Gallitello,  all’altezza della  Galleria Unità d’Italia, e foriero di un monumento alla Pace, ora in stand by per il Corona Virus –  era  stato preceduto,  nel giugno 2017, da una proposta  ufficiale alle istituzioni, tramite un Convegno appositamente  organizzato in qualità di  presidente del Centro  culturale, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale e quello della Consigliera di Parità della Regione Basilicata.

Il  Convegno era nato per onorare  con l’intitolazione di una strada, piazza o spazio verde una personalità internazionale, artefice di un  dono incomparabile per l’intera comunità umana: la spinta verso la pace, di cui la prof.ssa  Gimbutas è stata   portabandiera, grazie alla sua rivoluzionaria scoperta,  cui la studiosa  dedicò l’intera vita: che è la pace e non la guerra ad essere iscritta nel DNA degli esseri umani. Mi onoro di essere stata, nel corso di diversi anni,  la catalizzatrice e  – infine – la presentatrice dell’Evento,  oltre che l’attivatrice di tutte le pratiche utili al raggiungimento di un obiettivo di grande importanza per  la nostra città. L’intitolazione a Marija Gimbutas  in Basilicata rappresenta un punto  di riferimento culturale ed etico, poiché ridefinisce  l’ordine dei valori su cui basare la nuova società: quella che  ci tocca  preparare alle future generazioni.  In essa sono infatti riassunte le  qualità fondanti del buon vivere.

 


Motivazioni 

Il più grande pregio dell’archeologa e ricercatrice di origine lituana dott.ssa Marija Gimbutas (Vilnius 1921, Los Angeles 1994), è di aver legittimato il passaggio dall’affermazione deleteria della guerra come “da sempre esistita”, a quella della pace come valore primario dell’umanità. La studiosa – che visse e insegnò in America dopo essere fuggita dalla guerra con la sua bambina su un braccio e la tesi di laurea nell’altro, e dovendo ripartire da zero negli Stati Uniti, dove si affermò come eminente ricercatrice ed archeologa –    ci ha offerto “su un piatto d’argento” le prove che nelle prime civiltà  del mondo predominava il Valore della vita. Un cambio di paradigma non da poco, visto che in seguito, per tutto il tempo “storico”, sarebbe prevalso l’ordine della guerra e della morte,  il potere di “togliere la vita”, in un nefasto rovesciamento di valori, che avrebbe portato all’apprezzamento dell’uccisione, al vanto della morte inferta come supremo valore

Un lavoro gigantesco e illuminante

Gimbutas ci ha fornito le prove dell’esistenza di un’antichissima società civile “preistorica”,   perdurata migliaia di anni, operosa, pacifica e creativa, una cultura che “ trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali,  né costruì fortini in luoghi inaccessibili – come avrebbero fatto i successori – neppure quando conobbe la metallurgia. Eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli in villaggi di modeste dimensioni e creò superbe ceramiche e sculture. Fu questo un periodo di notevole creatività e stabilità, un’età libera da conflitto”.
(Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi – 1989).
C’è un esempio di questo tipo di  società anche in Basilicata: Serra d’Alto, nei pressi di Matera, i cui reperti sono in linea con la tipologia di molti siti in tutta la Vecchia Europa, dove l’archeologa svolse i suoi scavi  e fece i suoi importanti e innovativi ritrovamenti.
Con un immenso lavoro di ricerca – contemporaneo o successivo ai ritrovamenti stessi, e durato fino al termine della sua vita –  Gimbutas  ha “decriptato”  i simboli, interpretandone il complesso e profondo  significato; si è fatta “trasportatrice”  e traduttrice  di quel linguaggio segreto, permettendoci di conoscere i nostri antenati e le nostre ave più antiche, svelandoci  il loro modo di vivere e  pensare, i loro Valori: condivisione,  creatività, ordine sociale pacifico,  rispetto per  il femminile e  per la natura.

Sottolineare il danno

L’intitolazione  è  significativa anche come azione di controllo della mai cessata violenza generalizzata,  per contrastare il reiterato  femminicidio, che è  anzi   un femminilicidio:  termine questo di nuovo conio (Volini) che indirizza  ad un’elevata attenzione per  un mutamento  culturale impegnativo, per un cambio radicale della mentalità comune. L’intitolazione, con le sue premesse e motivazioni, si presta ad una sottolineatura importante del Danno procurato da quello stesso principio necrofilo, presente da circa 6.000 anni,  basato sulla   pratica costante e mitizzata della guerra   e dell’ aggressività, che dopo aver dominato in tutta la storia dell’umanità, oggi sembra essersi cementato,  continuando a generare  ancora  guerre,  corruzione politica  e sociale,  un’economia malata,   e  l’agghiacciante  distruzione del pianeta…

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Ripristinare il Principio femminile

Le prove dell’esistenza di un’ancestrale cultura pacifica, precedente la “storia”,  in cui  era rispettata non solo la donna in sé,  ma il Principio stesso femminile stesso con  tutti i valori ad esso collegati,  in primis la vita,  la collaborazione, il rispetto, offrono  risposte  – con inconfutabile evidenza  – a tutti gli interrogativi sulle cause della violenza,  e  alternative  alla stessa. Il rigoroso supporto di un’ origine pacifica della società degli umani  dovrebbe essere d’aiuto ad attivare un cambiamento; se ciò non avverrà, a livello personale e sociale, si continuerà a giustificare la  violenza come “naturale”,  dunque accettabile.  Durante  tutto il tempo storico  non si è fatto che confermare tale folle principio:  con le sue scoperte, Gimbutas non solo  annulla tale affermazione,  ma la rigetta come falsa credenza   riportando  gli esseri umani alle loro dirette responsabilità.

 Approfondimento:  ebook  ipertestuale illustrato,  parte 1a
https://issuu.com/terivolini/docs/omaggio_a__gimbutas__parte_1a__rido

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Sull' Autore

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Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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