MATERA NON E’ SOLO SASSI

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Margherita Marzario

Chi oggi arriva a Matera trova una città virtualmente perfetta. Anzi, trova tre città in una. C’è la città moderna, costruita per accogliere gli “sfrattati” dai Sassi, con quartieri di buona qualità architettonica, immersi nel verde. C’è la città barocca, con le chiese, i conventi, i palazzi nobiliari, dislocati in piano. C’è, infine, più in basso, la città rupestre, un intrico di vicoli, di cortili, di grotte, di cisterne, un alveare traforato dove ci sono case, botteghe, chiese, ripide gradinate, pozzi profondi” (Michele Valente, 2007). Matera, città che, da millenni e nei secoli, ha saputo adattarsi, armonizzarsi, alzarsi, animarsi, come richiede la vita.

Matera è “tre città in una” in ogni senso perché emoziona non solo per i suoi paesaggi naturali ma anche per quelli antropizzati e relazionali. È come un continuo set di film in 3D che si gira tra set urbani, periurbani ed extraurbani, tra artisti del tufo e turisti in mezzo al tufo, tra abitanti e viandanti, tra comparse e persone sparse.

Matera, Parco IV Novembre in pieno autunno, esplosione di colori e sensazioni. Cielo ceruleo, grigiastro, biancastro. Erba verde smeraldo, fresca per la pioggia e per l’umidità persistente, con gocce di rugiada che sembrano inanellare le dita verdi dell’erba che si sollevano dal terreno. Un gatto fulvo come un leoncino e che risponde al tuo richiamo mettendosi in posa per le fotografie e continuando a seguirti con il suo sguardo acuto e felino. Qualche gazza ladra furbetta e saltellante di qua e di là con il suo piumaggio affascinante che sembra un frac. Alberi spogli che si stagliano come sculture agonizzanti e oranti. Un ippocastano con un cartello sulla tossicità delle sue “castagne matte”, avviso che strappa un sorriso visto che si è continuamente intossicati. Funghetti esili e giallognoli che spuntano come folletti. Un tappeto di foglie palmate che, leggermente accartocciate e con l’acqua piovana al centro, sembrano mani che chiedono l’elemosina o che danno da bere agli assetati. Poche persone in giro e sole, chi persa nei propri pensieri e chi in contatto con i propri auricolari. Panchine vuote, su di una un berretto nero dimenticato che fa venire in mente i reietti della società. Cani nell’area sguinzagliamento e altri al guinzaglio dei loro padroni lungo il vialetto, scene che possono essere metafore di vita. Sullo sfondo il retro delle cappelle del cimitero monumentale della città la cui vista evoca la quiete eterna e la poesia crepuscolare. Cespugli di melagrano con frutti non colti e marci. L’autunno è uno stato d’animo, è un’anticamera dell’anima, è un quadro animato.

Ci eleviamo quando solleviamo gli altri” (cit.). In una fredda domenica pre-invernale, dopo la messa un gentiluomo ultraottantenne, nonostante i suoi anni e i suoi problemi, aiuta la cognata, altrettanto anziana e malferma, a coprirsi per non prendere freddo nell’uscire dalla chiesa. Il bene esiste, è solo che è silenzioso e riservato a differenza del male che è fragoroso e manifesto.

Nello scendere dal marciapiede un anziano signore dal passo malfermo si appoggia al braccio dell’amico che gli cammina vicino. Gratuità e spontaneità dell’amicizia: esserci nel silenzio senza che l’altro debba chiederlo.

Solidarietà tra generazioni: durante la messa un bambino alza e sistema sul naso la mascherina a un anziano (forse suo nonno) che se l’era abbassata. Non si punta il dito contro l’altro ma si muove il dito verso l’altro per avvicinarsi, aiutarlo, indicargli l’alto o altro.

All’uscita dal turno di lavoro un giovane muratore scuote la polvere dalla tenuta di lavoro del muratore più anziano usando il berretto dello stesso, mentre gli gira intorno. Una bella immagine reale e simbolica di rispetto e solidarietà intergenerazionale!

Coda d’inverno dopo un anticipo di primavera: un’anziana vedova, imbacuccata e bardata anche di mascherina, rincasa trascinando il carrello portaspesa con una mano e riparandosi sotto l’ombrello tenuto con l’altra mano. La vita non si arrende sino all’ultima tappa ma continua la sua corsa a ostacoli o a staffetta perché non c’è meglio da fare, anzi è il meglio da fare!

In chiesa, prima della messa, uno dei più anziani parrocchiani, vedendo l’anziana cognata piangere al pensiero della sorella da poco deceduta, supera ogni restrizione e distanza imposte dall’emergenza sanitaria e le si avvicina per metterle una mano sulla testa ed esprimerle tutta la sua vicinanza. Compassione, consolazione, tra i migliori vaccini contro i virus di natura umana, tra i peggiori.

Un signore parecchio anziano sale sull’autobus e, secondo la buona educazione di una volta, dice “buongiorno” ma nessuno gli risponde. Eppure tutti i giorni in tutti i momenti mandiamo saluti virtuali sui social, anche a persone mai incontrate. Non ci vuole molto per rispondere ad un saluto: solo un’emissione di voce umana in una società sempre meno umana! Persone anziane: persone canute o calve. Quel bianco o quello spazio tra i capelli ricorda le pagine bianche o semivuote di quaderni e libri su cui scrivere o leggere storie. Perché le persone anziane sono pagine della storia che hanno vissuto e intessuto, che avremmo potuto vivere e che potremmo vivere.

Di prima mattina un’anziana signora prende in braccio il suo vecchio cagnolino, colpito da una paralisi, lo fa scendere dal marciapiede e lo incita a camminare standogli dietro o accanto. Una scena che può passare inosservata ai più cui non può dire niente, ma che esprime tanto, anzi, tutto: empatia, fedeltà, accompagnarsi a vicenda, condivisione, rispetto, silenzio, amicizia…

Alzarsi e uscire di primo mattino fa cogliere dettagli che sfuggono nella routine quotidiana, come notare che sul balconcino della casa di colui che era il più anziano del quartiere è rimasto tutto intatto anche dopo anni dalla sua morte, per cui lo si rivede e lo si sente vivo attraverso quegli oggetti. Dovremmo alzarci e uscire di primo mattino più spesso, non solo da casa nostra ma anche dalla nostra chiusura.

La liberazione del presente muove dal sogno di un futuro migliore e dalla memoria di un passato gravido di promesse. Un passato denso di voci profetiche” (cit.). Matera: materia viva, gravida di passato, presente e futuro.

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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