L’esperienza ha dimostrato che mettere la testa nella sabbia non porta a risolvere i problemi ma a complicarli . Questa storia della discarica La martella e del possibile inquinamento delle falde acquifere nello spazio circostante, non può essere presa sottogamba da nessuno,altrimenti si rischia di minare fortemente l’ìimmagine di Matera proprio quando essa si prepara ad una necessaria azione di marketing internazionale. Del resto, vicende come quelle del petrolio hanno insegnato che , anche a fare la tara di polemiche accidiose o di strumentalizzazioni di parte, c’è sempre una dose di verità, piccola o grande che sia, nelle denunce fatte dai cittadini o da chi li rappresenta. Il nuovo corso della politica deve improntarsi alla verità, scomoda che sia e difficile da gestire che possa sembrare. E dunque non lamentiamoci poi degli interventi a gamba tesa della Magistratura, sono interventi fatti appunto per stroncare abitudini, consuetudini e comportamenti che vanno contro l’interesse pubblico. Stando ai fatti. Il Comune non vuole prendere atto di quello che Arpab ha messo su carta e di quello che l’ASM ha formalmente richiesto e cioè l’emissione del divieto di emungimento delle acque per evitare che le sostanze inquinanti, e ne sono state trovate notevoli e di notevole livello,possano entrare nella catena alimentare ( verdure, frutta ,piccoli allevamenti di bestiame,ecc). Il Prefetto si dice incompetente ad emanare il divieto, il Comune fa fare ulteriori accertamenti ai laboratori potentini, l’ufficio regionale si limita a chiedere come stanno le cose e ad attendere risposte che non arrivano. Secondo me, sulla questione ci vuole un commissario ad acta, e, prima lo nominano,meglio è per tutti. r.r.