Solo un po’ di conoscenza del fenomeno dell’emigrazione, di quando i nostri bisnonni prendevano l e navi a vapore a Napoli per andare in Argentina o a Nuova York, o dei nostri nonni di quando prendevano il treno per le gallerie del Belgio, dovrebbe far riflettere sugli aspetti positivi che una integrazione di nuova forza lavoro può offrire ad un paese o ad una regione. Non ce lo deve ricordare Boeri che il conto di questo arrivo di massa è un contributo secco all’economia italiana: ne versano 8 di miliardi ogni anno e se ne prendono tre. I conti sono presto fatti anche in regione dove si è recuperato al sommerso qualcosa come 40 milioni di euro, che prima andavano ad ingrossare i profitti di imprenditori e caporali. E ,come i nostri bisnonni, queste persone , ancorchè molto di esse istruite, fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare, le cameriere, le badanti, i raccoglitori di pomodori, i manutentori delle stalle, i pastori, e quando va bene gli operai alle fonderie nel nord. Eppure si alza sempre una propaganda che distrugge tutto, anche quello che di buono qualcuno fa. La Basilicata ad esempio viene presa a modello per il suo percorso di integrazione: la chiusura di Boreano, la dislocazione nei paesi che stanno chiudendo per mancanza di abitanti. Per la prima volta ha sottratto schiavi i caporali e li ha messi alla raccolta di pomodori alla luce del sole, in senso figurato, e non solo alla fatica sotto il sole. Queste cose hanno fatto il giro del Paese, qui invece vengono prese in giro. Andiamo avanti, comunque , perché la strada è ancora lungo e fermarsi a metà significa porre le premesse per vanificare tutto. Tirare avanti significa responsabilizzare queste persone, toglierle da una accoglienza passiva, fatta di centri e anche di speculazione, inserire le famiglie nei paesi, perché le famiglie portano pace e non guerra, fare insomma che quel contributo europeo all’accoglienza diventi il primo gradino per una collocazione stabile nei 100 e oltre piccoli comuni lucani. Insieme ad una ospitalità diffusa, nelle case fittate a poco prezzo,una politica dei voucher per quei lavori ai quali nessuno vuole attendere e ai quali i nostri bisnonni si dedicavano, dal ciabattino, al lustrascarpe, all’operaio in miniera. E’ urgente smantellare i centri, liberare gli alberghi , perché in essi si trova il cibo preparato e si ozia tutto il giorno . E l’ozio diventa padre dei vizi, come qualche segnale di allarme è percepibile in certi fenomeni di vagabondaggio e di prostituzione.
I MIGRANTI , VISTI DA VICINO
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