NÉ COLLATERALI, NÉ COLLERICI

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SerinoLUCIA SERINO

L’informazione è scivolata (non sappiamo se è una risalita) in una postmodernitá di secondo grado. Dopo l’esercizio di un potere assoluto svolto, ovviamente arrancando nell’ultimo decennio, per un periodo mai così lungo nella Storia del processo industriale della conoscenza, il sistema dell’informazione si è sciolto in una fase di dispersione molecolare che ai vecchi monopolisti è apparsa come anarchia, alla galassia comunitaria che finalmente aveva voce autonoma, invece, come conquista di partecipazione.

Quando si è dentro un processo è difficile sia valutarlo sia sedersi da una parte che lasci intravedere un percorso di costruzione responsabile. Da “i giornali non servono più a nulla” a “in Rete parlano solo gli ignoranti” c’è di mezzo una nuova epoca che nessuno potrà fermare. Di sicuro (ed è per questo che, a mio avviso, siamo già a un secondo grado della postmodernità) la contaminazione tra vecchio e nuovo ha portato i soggetti storici dell’informazione (noi giornalisti) a un nuovo approdo di responsabilità. Se volete a un nuovo protagonismo. Sapendo di poter essere smentiti, sapendo di non poter essere scioccamente tuttologi, sapendo di non poter essere più vagamente allusivi, sapendo di non poter usare più le parole per un secondo fine (ovviamente e per fortuna, scremando il peggio, il giornalismo può conservare un grande medagliere di onestà e competenza) oggi siamo davanti allo sforzo di un dialogo onesto all’interno degli interstizi sociali delle nostre comunità.

Contano molto i soggetti. Contano più i singoli colloqui, che la pretesa di spiegare tutto, contano, in una parola, le scelte. Noi giornalisti non siamo più il tutto, ma possiamo decidere, con forme connesse, da un articolo, a un post, a una discussione pubblica, di costruire un ragionamento, con un obiettivo, che a mio avviso rimane ancora la nostra funzione, se ha senso la deontologia di un Ordine: offrire strumenti di valutazione e di discernimento più che di conoscenza. Il giornalismo dei fatti continua a rimanere in vetta, ma esso ha sempre più bisogno di nuovi mecenati per coperture economiche che le aziende editoriali non hanno più garantito negli ultimi anni lasciando ii giornalisti nella più crudele e ingiusta delle condizioni (essere esposti economicamente di tasca propria, aver partecipato cioè al rischio d’impresa senza essere imprenditori).

Ma accanto al giornalismo dei fatti che non è più di nostra esclusiva pertinenza, esiste oggi la necessità – questa sì che si radica in nuove forme di responsabilità – di accompagnare i processi. E qui la partita diventa molto delicata. Perché ci sono giornali e giornalisti che guardano alle istituzioni per capire cosa raccontare ai cittadini, e giornali e giornalisti aprioristicamente contrari alle istituzioni perché la ragione è sempre nella voce dei cittadini. Rappresentare un bisogno è troppo spesso diventato collera e rabbia, spesso non supportate da riferimenti e fatti concreti e dalla voglia di sangue per un’irrefrenabile euforia da catastrofe. Il radicalismo ideologico (non è vero che sono scomparse le ideologie) diventa però troppo spesso prevedibile e porta a posizioni dettate solo dall’appartenenza.

Forse bisogna rivolgersi non a chi grida, ma a chi è depresso, a iniziare da una parte della nostra società che anche in Basilicata ormai ha il volto del multiculturalismo. Che lo vogliamo o no, siamo una nuova società fatta di diversi che devono convivere. Collateralismo e “collerismo”: se si evitano è già tanto.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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