Le inchieste sui “furbetti” del reddito di cittadinanza che via via si vanno scoprendo possono servire a due tipi di comportamento politico: quello di gridare allo scandalo, mettendo insieme grano e paglia, e quello di riflettere su come cambiarlo perché acquisti quella funzione che non ha mai avuto e cioè uno strumento per trovare lavoro. Mettiamo da parte l’atteggiamento scandalistico di chi parla con la bocca piena, ignorando i benefici che questa misura, soprattutto in questa pandemia, ha portato come di sopravvivenza della parte più debole della popolazione. Il ragionamento che bisogna fare, e che su queste colonne abbiamo accennato già nel mese di settembre, deve comprendere due aspetti: a) l’insuccesso totale del reinserimento lavorativo b) il modo di mettere questa misura al servizio della produzione, sia nel settore privato che in quello pubblico. Su queste cose si deve ragionare partendo dalla considerazione che qualsiasi persona dotata di intelligenza, anziché arrangiarsi con il reddito di cittadinanza più qualche lavoretto in nero preferirebbe un lavoro stabile anche se umile, capace di dargli la prospettiva di mantenere una famiglia e di tornare a casa con la dignità di chi fa il proprio dovere di capo famiglia. E dunque, come abbiamo osservato nei mesi scorsi su queste colonne,” bisognerebbe fare di questa misura un modo per agganciare un lavoro stabile, mettendolo magari a disposizione di un contratto di reinserimento sia nel privato che nel pubblico. Cioè non più un sussidio in attesa di trovare un lavoro, ma un sussidio per creare forme di lavoro dignitose e durature. Il problema che si ha in Italia è che il finanziamento pubblico viene speso in troppe direzioni diverse, nessuna delle quali risulta di per sé vincente, ma che messe insieme potrebbero raggiungere un risultato. La misura resto al sud, potrebbe ad esempio arricchirsi del reddito di cittadinanza per almeno cinque anni, in maniera da organizzare delle cooperative di servizio nei settori privati e pubblici capaci di vivere dignitosamente sul mercato, sia che si tratti di prestazioni d’opera sia che si tratti di produzione di beni. Così come un riequilibrio della spesa italiana tra regioni del Nord e quelle del Sud rispetto a servizi essenziali ( asili nido, scuola materne, verde, manutenzione strade) potrebbe rappresentare quel tanto che manca a impiegare questa platea in lavori di pubblica utilità, organizzati in forma cooperativa, con strumenti adeguati e previa formazione specifica. Insomma tutto questo per dire che bisogna fare un passo in più rispetto al reddito di cittadinanza e creare un percorso che porti al lavoro e non un sussidio in attesa di un lavoro che non arriva.” IL problema principale è che essendo una misura statale, ci si aspetta che a modificarlo sia il Governo. Ma poiché questa misura è vitale per il Sud dove la disoccupazione è ancora alta, sarebbe importante che le Regioni meridionali ne discutessero per fare una proposta unica al Governo, anche mettendoci del proprio in termini di formazione al lavoro. Ma al di là di ricorrenti programmi ad andare uniti, la cosa più difficile è proprio mettere insieme le Regioni meridionali . Nessuno che prenda l’iniziativa. Rocco Rosa
People attend to request for citizenship wage in a CGIL CAF (Centro Assistenza Fiscale - Fiscal Assistance Center) in Naples, Italy,06 March 2019. The government's 'citizenship wage' basic income kicked off on Wednesday when the official website started taking applications for the new benefit.Primo giorno per richiedere il reddito di cittadinanza nel Caf della CGIL a Napoli 6 marzo 2019.
ANSA / CIRO FUSCO
NIENTE SCANDALISMO SUL REDDITO DI CITTADINANZA
0
Condividi