Non aprite quella Partita Iva. Perché in Italia non conviene fare impresa?

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Non può gravare tutto sulle spalle delle partite iva e delle piccole e medie imprese. Ogni giorno assistiamo a chiusure e saracinesche che si abbassano a fronte di migliaia di giovani che, scoraggiati dall’atteggiamento vessatorio dello Stato, preferiscono piuttosto scappare in cerca di lavoro che realizzare i propri sogni assecondando ambizioni e progetti futuri in Italia. Tra le regioni messe peggio, per non farsi mancare nulla, c’è la Basilicata.

Una regione che si svuota ogni anno e che rischia di diventare terreno fertile per aggressione al territorio che in questi anni ha visto moltiplicare i propri interessi. Non solo da parte dei petrolieri e per colpa di politiche di sviluppo miopi e del tutto sbagliate rispetto alle reali capacitò del territorio. Nel solo 2019 circa l’1% della popolazione (6000 persone circa) è partita per cercare fortuna fuori regione, ma di questo dato, la politica, non sente alcun obbligo né si vedono interventi che favoriscono l ‘inversione demografica. Anzi, si continuano a firmare accordi che, spingono verso soluzioni piuttosto di abbandono che di ripopolamento. Uno scenario di un paese, di una regione, che non sa offrire risposte ai suoi cittadini e al territorio rassegnato al degrado e alla desertificazione.

Cionondimeno si continua a vessare chi coraggiosamente decide di fare impresa anche solo per garantire un minimo di reddito per se stesso e per la propria famiglia. Parlo delle piccole partite iva spesso rifugio alla mancanza di un lavoro stabile. Iniziative coraggiose che consentono a tanti giovani volenterosi, ma anche a chi esce dal mercato del lavoro di investire sulle proprie capacità, aprendo una posizione IVA per creare reddito personale. Se un marziano passasse per caso da qui e giudicasse dalla mole di adempimenti e di tasse che gravano sulle partite Iva, lo giudicherebbe un errore irreversibile. Specie se a questo si aggiunge che lo Stato dice di voler fare la lotta all’evasione e al sommerso ma controlla sistematicamente chi è iscritto regolarmente e non chi svolge attività senza avere alcun obbligo, in nero. Il mirino del fisco è puntato contro chi decide di fare tutto secondo legge, almeno alla luce del sole, iscrivendosi all’ufficio iva e alla Camera di Commercio. Incredibile ma vero, lo Stato Italiano, unico caso al mondo, da un lato spinge –  giustamente – verso l’emersione del lavoro nero attraverso l’incentivo alla regolarizzazioni delle posizioni, mentre dall’altro, una volta ottenuto il risultato, costringe i possessori di partite IVA a chiudere per impossibilità di vivere con quel che resta dopo aver pagato tutte le tasse. E’ incomprensibile come lo Stato riesca a perdere una guerra contro se stesso anche in regime di pace. Non è difficile comprendere che continuando su questa strada si rischia di non essere più in grado di alimentare la macchina burocratica del paese a cui, presto, potrebbe mancare il contributo fiscale di tanti piccoli imprenditori costretti a chiudere. Uno Stato amico dovrebbe intanto considerare le imprese e le partite IVA con rispetto senza che su loro gravino sospetti di alcun genere a giustificazione di innumerevoli, incredibili e incomprensibili maglie di controlli e adempimenti che spesso limitano il lavoro causando, viceversa, perdita di tempo e competitività. Le imprese vanno sostenute nel faticoso compito di creare benessere affinché fosse possibile garantire occupazione e maggior gettito fiscale. Un fisco opprimente e una mole di adempimenti che superano il livello di attenzione, portano a commettere errori su cui, oltremodo, gravano sanzioni che spesso rappresentano la causa di cessazioni di attività. E’ la gazzella che deve alzarsi prima del leone per non essere azzannata. Salvo scoprire che notte fonda, il leone, ha disseminato il terreno di trappole mortali da cui difficilmente la gazzella potrà salvarsi.

Il Governo sa che le partite iva operano in assenza di qualsiasi tutela né alcuna garanzia per il futuro, costrette a sostenere i pensionati presenti e passati nel rispetto degli obblighi costituzionali con la prospettiva quasi certa di non aver alcuna possibilità di ricevere altrettanti favori dalle future generazioni. E se nell’arco di tre anni, come rilevato da Federcontribuenti, si è assistito a una riduzione del 40% del numero di partite iva (passate da oltre 8,5 milioni a circa di 5 milioni), è possibile che nei prossimi anni questo numero aumenti vertiginosamente soprattutto se non si comprende che i costi per aver evitato la stangata da oltre 20 miliardi di euro per l’aumento delle aliquote IVA, rinviata solo di un anno, non possono gravare esclusivamente sulle partite iva, sulle famiglie e sulle imprese che coraggiosamente hanno deciso di restare.

Questo barbarie nei confronti dei piccoli contribuenti mette ancora di più in luce le criticità di un sistema fiscale che piuttosto che incentivare e aiutare i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese a fare business, le famiglie a fare figli e i giovani a creare un lavoro, li spinge al collasso . Nessun diritto alla malattia, al congedo parentale e alle ferie.

Il 2020 non andrà meglio del 2019, anzi, la crescita economica è destinata ad essere pari a zero e l’Italia sarà ancora tra gli ultimi Paesi Ocse. La politica dovrebbe scendere in campo a favore dei contribuenti non trattandoli come nemici, ma alleati. Ne sarà capace prima dell’abisso?

Giuseppe Digilio

 

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1 commento

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    Adriano Riggi il

    Rappresenta alla perfezione la realtà dei fatti.
    Anche io ho avuto partita iva per 29 anni, poi sono guarito

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