Si potrebbe dire tutto il mondo è paese. Il Sindaco Bennardi, quando ha deciso di azzerare la Giunta, sembrava volesse alzare il profilo dell’esecutivo e aprire una diversa stagione più incisiva dal punto di vista dell’attività amministrativa e più riconoscibile da quello politico. Invece ha fatto tutto il contrario. Ha rimesso in piedi la maggioranza eterogenea che finora lo aveva reso ostaggi di singoli consiglieri, ha cambiato qualche delega, limato un po’ di assessoratI per far uscire un posto in più ai cosidetti alleati e ha chiuso la vicenda in silenzio, senza un minimo accenno alle motivazioni che lo avevano spinto a quel gesto politico. A scene come queste ormai siamo adusi. I sommovimenti che ci sono negli esecutivi di questa regione, come in altre, si assomigliano tutti, siano essi di destra o di sinistra.
Così è alla Regione dove da mesi non si riesce a sostituire un assessore , dopo che per buona parte della legislatura si è assistito ad un estenuane procedere a singhiozzo ora per il mal di pancia di qualcuno, ora per il mal di denti di qualc’altro. La stessa cosa al Comune di Potenza, dove il Sindaco è eterno ostaggio di consiglieri che rivendicano visibilità e non si muove per non far danno . Quando parliamo di diversità delle forze politiche , parliamo senza portare fatti, perché i comportamenti si assomigliano tutti sia che si amministri da sinistra o che lo si faccia da destra. E’ la crisi dei partiti che sta procurando questa deriva nella quale ogni eletto diventa un partito a se stante, esautora, nel dialogo col sindaco o col presidente della Giunta, gli organi deputati al confronto fra forze politiche e parla e tratta in proprio facendo pesare il proprio voto. Non sono tra quelli che aprono ogni argomento con l’evocazione di un passato che funzionava, ma questa deriva della politica la si vede ormai in ogni dimensione, nazionale o locale che sia.. E il guaio è che la ricetta che molti stanno portando per superare questo disfacimento è esattamente quello di cambiare la forma partito e di legittimare queste forme leaderistiche di aggregazione. Che si chiamino Berlusconi, o Renzi o Calenda, o Salvini, sono protagonisti consapevoli di una forma aggregativa che è personale, aziendale o di gruppi di potere, non espressione di un consenso che sale dal basso verso l’alto nelle forme democratiche, fatte di confronto e di scontro sulle idee, ma di un consenso che viene organizzato dall’alto con la creazione sui media di personaggi che passano le giornate a parlare di tutto , dando benzina a quel circo mediatico che si svolge ogni sera in televisione. In questo modo, i partiti padronali o aziendali, ci stanno convincendo che la forma partito è superata, dimenticando di dire che anche la democrazia rappresentativa sta così morendo. Oggi ci sono due grandi partiti che ancora sono ancorati alla rappresentanza di base: uno è il Pd che fa i suoi congressi, sia pure con uno scivolamento verso primarie farlocche, l’altro è Fratelli d’Italia dove i vertici arrivano per il consenso che ricevono nel partito e dal partito. Ora che stiamo parlando di presidenzialismo o di premierato, dovremmo riflettere sui pesi e contrappesi da trovare e sullo spazio da dare a tutti i cittadini. E se ci fosse buon senso, oltre che amore per questo Paese, questi due partiti , che sono i due più forti, dovrebbero imporre una legge per l’attuazione della forma partito, chiesta dai Costituenti e lasciata alla responsabilità delle singole forze. Solo che allora c’erano persone talmente radicate nei meccanismi democratici che non hanno ritenuto necessario regolare per legge la esistenza dei partiti, ora invece ci sono politici avventurieri che sfruttano questo vuoto per alterare i fondamentali meccanismi di rappresentanza dei cittadini. Rocco Rosa
NON RAPPRESENTANTI DI POPOLO MA PADRONI DEL VAPORE !
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