di ROCCO PESARINI
Viviamo tempi strani. Sarà che sto crescendo, maturando, invecchiando (non so se bene o male) ma ogni cosa che vedo oggi in giro mi sembra priva di quella magia, di quella poesia, di quello stupore che invece sembra ammantare le cose vissute e tramandate nei miei ricordi.
Tra queste sicuramente il calcio occupa un posto di rilievo. Eccezion fatta per il Potenza, finalmente tornato a giocare su palcoscenici importanti, il calcio di oggi non lo seguo più; non perché voglia essere snob ma semplicemente perché è ormai privo di qualsiasi interesse o fascino. Sarei (uso volutamente il condizionale) anche tifoso della Roma – ho pianto per la Maggica – ma oggi nemmeno lei riesce più ad appassionarmi ed interessarmi.
Il motivo non lo so e nemmeno sto li a cercarlo. Quello che però so con certezza è che il calcio di un tempo aveva tutto un altro “sapore”, “odore”. La riflessione è partita dal ritrovarsi con dei colleghi, davanti la classica macchinetta del caffè per la classica pausa delle 11, e dal sentire pronunciare due parole “Kevin Keagan”… chi se lo ricorda?
E da Keagan il pensiero e le chiacchere sono andate, sempre più fluenti e veloci, al sogno della schedina, quando aspettavi la domenica per sperare e tentare di fare 13 oppure un 12 ma con qualche risultato a sorpresa.
La domenica calcistica di un tempo…
C’era la schedina e c’era Tutto il calcio minuto per minuto con le grandiose voci di Ameri, Ciotti, Provenzali in attesa del boato del gol dal campo principale della domenica o del “clamoroso al Cibali!”.
Terminate le partite e dopo aver gettato la schedina (perché il tanto atteso 13 non era ancora una volta arrivato), dovevi pazientare fino alle 18.15 per 90esimo minuto – per gustarti, splendida sigla a parte, la conduzione di Paolo Valenti tra un servizio di Luigi Necco, un collegamento con Tonino Carino o un commento di Giorgio Bubba – o, per chi riusciva a far tardi, la Domenica Sportiva.
Il lunedì poi c’era Il processo del Lunedì con Biscardi – vero padrino e ideatore della “moviola in campo”, il VAR per intenderci. E il lunedì sempre andavi nei bar per scroccare la lettura della Gazzetta o del Corriere dello Sport.
Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, poi arrivarono le trasmissioni sulle tv commerciali con Marino Bartoletti, Cesare Cadeo ma, soprattutto, Maurizio Mosca.
E infine arrivò la Gialappa’s Band con Mai dire gol, con Felice Caccamo, Frengo Estop, Gianduia Vettorello, il Conte Uguccione, Alex Drastico e Nico il sardo… pure leggende dell’Italia di quegli anni.
Tanta roba, tanta magia, tanta nostalgia.
E oggi?
Buon sky e mediaset premium a tutti voi. Ma questa è un’altra storia. Questo è un altro calcio.
“Mi avevan detto abbonati a sky ma non l’ho fatto mai…. Non l’ho fatto mai…”.