OGGI IL GOTHA ECONOMICO DISCUTE DI SVILUPPO. NIENTE CHIACCHIERE PER FAVORE

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Sono tornate a suonare le sirene dell’Eni e non è per un cambio di turno . Sono sirene che annunciano trionfanti la seconda vita dell’Eni in Basilicata e dell’industria estrattiva. E mi sembra che il copione non sia destinato a cambiare rispetto a quello che teniamo impresso nella memoria da trent’anni in qua. Paroloni, promesse di un mondo migliore, occupazione a grandi cifre, benessere per tutti: poi strada facendo si sono fatte le cose che interessavano l’azienda barattando un po’ di soldi per mantenere in piedi una regione a corto di servizi e  al top della disoccupazione. E quella industrializzazione a valle, che era stata pure annunciata, si è persa per strada.  Adesso si parla di transizione ecologica, coinvolgendo la Basilicata , solo per dire, senza esplicitarlo, che c’è ancora bisogno di petrolio fino al 2050, che nel frattempo lavoriamo per energie alternative buttandoci nel solare come ha già incominciato a fare l’Eni in val D’agri , come vuole fare la Natuzzi a Iesce o Macchia a Melfi,  e sperimentando la produzione di idrogeno, che ora verde non è, ma che può darsi che un giorno cambi finalmente colore. Riassumo brutalmente il concetto, che forse non sarà proprio corretto ma è solo frutto di un mio fondato sospetto. Rima a parte, la preoccupazione che si riveda un film già visto è forte. Anche perché qui non c’è un interlocutore pubblico che possa dire ai cittadini : stiamo andando in questa direzione, faremo questo e quest’altro e i risultati attesi saranno di questi valori. Si è , invece,in pieno marasma politico- amministrativo , che poi è il terreno ideale per quelli che più osano, per quelli più contano e per quelli che più guardano al proprio portafoglio. E dunque aspettiamo con ansia che oggi il presidente Somma, leader della Confindustria di Basilicata e imprenditore di successo ascoltato anche a Roma, ci faccia un resoconto di verità, dimostrando tra l’altro che l’obiettivo associativo non è di strappare qualche progetto industriale in questo enorme business, ma di determinare le condizioni perché questa transizione si trasformi veramente in un progetto industriale generale  a guida Eni e Stellatis , per un cambio di strategia che metta in soffitta le nefaste esternalizzazioni e produca in loco quello che serve alle catene di montaggio. A cominciare dai polimeri a valle dell’estrazione, che oggi paradossalmente vengono prodotti a Ravenna o a Milano  dal petrolio estratto in Basilicata e raffinato a Taranto.  Non c’è da farsi illusione: chi pensa ad una cessazione delle attività estrattive in nome di un Eldorado dietro l’angolo, non ha capito il senso della partita che rischiamo di ripetere, perdendola ancora una volta: e cioè che a noi tocca sopportare altra attività inquinante per almeno due decenni e agli altri territori sperimentare il nuovo in termini di innovazione, ricerca e business. Memori di un film già visto,  nel quale abbiamo visto briciole in cambio di uno stravolgimento di  territori, comportamenti delittuosi come lo spargimento di fanghi tossici e  serbatoi come pentole rotte, adesso non può essere la sola politica a mettersi dalla parte del tavolo, ma tutte le componenti più attive e responsabili della società lucana, a partire dagli imprenditori e dalle rappresentanze del lavoro . E quelle briciole , altra esperienza da non ripetere, sono semplicemente andate in sostituzione di soldi che lo Stato non dava alla nostra regione e al  Sud per i servizi, per le infrastrutture, per l’Università, cioè cose che ci toccavano in quanto cittadini uguali agli altri, ma che sono arrivati come regalia delle multinazionali per trarre petrolio dalla colonia lucana. Adesso sappiamo che lo Stato deve fare la sua parte e le compagnie se vogliono proseguire debbono farsi carico dello sviluppo , mettendosi insieme per delineare un progetto di sistema che porti sviluppo e occupazione e che sappia tenere dentro una produzione più pulita del petrolio e del gas, la sperimentazione industriale di energia alternative, la verticalizzazione dei processi produttivi, la coesistenza con la vocazione agroindustriale, la formazione industriale permanente da assegnare all’università e agli ITS. E dunque non parliamo di hub energetico della Basilicata che significa solo produzione di energie, ma di hub della transizione che significa un approccio globale ad un nuovo tipo di industrializzazione orientata al futuro. Dalla Confindustria e da questo appuntamento importante che è stato allestito qui a Potenza, ci aspettiamo una presa in carico di questo grande progetto, perché, a ben vedere, gli imprenditori lucani sono i soli che possono indicare la strada giusta, che è quella di chi vive e produce sul territorio . Qui ci vuole un nuovo patto a tre fra Governo , Regione e grande industria nel quale si definiscano i nuovi termini di una transizione , le cose che si chiedono e le cose che si danno. Si sappia che il gioco stavolta deve essere a carte scoperte. Incominci la Confindustria di Basilicata a parlare il linguaggio della chiarezza. Rocco Rosa

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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