by ROCCO ROSA (copertina di ANTONIO MORENA)
Anche se Arabia Saudita e Russia si sono messi d’accordo per ridurre la produzione petrolifera, gli analisti internazionali non credono che il prezzo del greggio tornerà a salire nel giro di poco tempo perché la raggiunta autosufficienza degli Stati Uniti, da un lato, e la diminuzione dei ritmi di sviluppo della Cina, dall’altro, tengono comunque bassa la richiesta mondiale. Per di più, e la cosa ci riguarda da vicino, gli impianti non possono fermarsi, sia perché le imprese debbono continuare almeno a scaricare gli ammortamenti, sia perché lo stop and go è pressocché tecnicamente impossibile, vista la mole di manutenzione ordinaria e straordinaria che bisognerebbe mettere insieme per non perdere impianti così sofisticati. Questo sguardo più generale sul problema petrolio ( che a prima vista sembra rendere estremamente incomprensibile l’ossessione del Governo Renzi ad avere mani libere sulle trivelle, se non fosse per presumibili pressioni internazionali a ridurre la dipendenza energetica dallo scacchiere mediorientale ) serve a porre agli Amministratori di casa nostra un grande quesito che sinora è rimasto senza risposta : ci si è posti il tema di una OIL and GAS EXIT STRATEGY ? cioè di che cosa succede se il costo del petrolio resta basso per cinque, sei, dieci anni ancora? Si perché è a tutti ormai noto come le royalties stiano servendo da molti anni a sopperire agli interventi ordinari e straordinari che lo Stato aveva nel tempo assicurato: copre gran parte dell’assistenza sociale, copre l’ex programma Copes ora diventato sostegno al reddito minimo, copre lo storico deficit della sanità, che in questi anni si è trovata in pareggio grazie ad un esborso straordinario che andava a pareggiare l’emigrazione sanitaria, copre il funzionamento dell’Università. In altre parole va a mettere una pezza in settori altamente delicati che stanno di fatto mantenendo il welfare lucano. Cioè, quei soldi che dovevano servire come motore di sviluppo, sono diventati sussidi di assistenza, forse perché non si è stati estremamente lungimiranti nelle politiche passate ( quando sembrava che il tesoro di Aladino non dovesse prosciugarsi mai), o forse perché si è stati diabolicamente lungimiranti, nel senso che legare al petrolio settori così sensibili produceva alla fine consensi da dipendenza. Se questo è vero, è evidente che bisogna fare una urgente, profonda e rapida riflessione su come reimpiegare le minori risorse di cui potremo disporre e cioè se non sia il caso di fare tra Regione , Comuni e compagnie petrolifere un patto nuovo che indirizzi una buona parte dei fondi verso investimenti capaci di creare valore aggiunto sotto forma di sviluppo mirato ed occupazione crescente. Dare il gas alle famiglie , povere o ricche, della valle è sbagliato esattamente come era sbagliata la card carburante nella prima versione. Quindi assistenza solo a chi ha veramente bisogno e, per tutto il resto, una svolta profonda e radicale dell’impiego, non più parcellizzato, dei proventi rivenienti dal petrolio. Abbiamo distribuito soldi a pioggia, oggi è necessario raccoglierli in un solo pozzo che si chiama ”fondo per gli investimenti produttivi”. Se non c’è la forza di farlo,arriverà Renzi a far funzionare meglio le trivelle e a metterne di nuove. Questo è sicuro!