LOGO SI, LOGO NO: LA PACE E’ FINITA

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by DINO DE ANGELIS

LOGO SI, LOGO NO: LA PACE  E' FINITA

Diverso è bello, d’accordo, ma perché dobbiamo mettere un logo nuovo – e quindi diverso – dal precedente? Sembra che questa decisione sia stata già deliberata otto mesi fa, fin dal giorno cioè nel quale il CDA della Fondazione di Matera 2019 ha deciso che il logo per così dire definitivo della città Materana a capitale della cultura non sarebbe stato quello con il quale si è candidata. Una volta fuoriuscita la decisione circa il cambio del simbolo, ecco che a Matera (e non solo) monta la discussione. Discussione che, peraltro, appare legittima e fondata come la cripta del Peccato originale. Nessuna sorpresa di Verri &C: è evidente che la polvere si alza quando si alza il vento. Adesso viene fuori che il logo crea difficoltà sul campo lungo (televisivamente parlando), che anche altre importanti manifestazioni hanno cambiato il loro brand in corso d’opera (inclusa Expo 2015), che il nuovo logo conterrà la dicitura “Matera – Basilicata 2019”, oltre al concetto “Open future” che va stigmatizzato meglio. E va bene, e allora? Cosa facciamo, cambiamo il logo solo perché anche altre manifestazioni, altre capitali della cultura e compagnia cantando hanno poi deciso di cambiare l’immagine con la quale si presentavano al mondo, oppure perché in campo lungo non viene bene? Rimpicciolirlo, no? La questione “logo vecchio – logo nuovo” è davvero una priorità per Matera 2019? E, ammesso che lo sia, quale sarebbe la somma dei vantaggi di un’operazione lifting per tutto il baraccone? E la Brand identity dove la mettiamo? E il materiale pubblicitario già stampato e diffuso? E tutti i souvenir e le mille cazzabubole che milioni di turisti hanno portato nelle loro case con il logo che siamo adesso portati a ribattezzare “vecchio”? E tutta la parte emotiva correlata al “vecchio” logo (vedi come ritorna l’aggettivo)? A cosa porta il restyling? Perché espropriare la città e il territorio di un simbolo al quale si è totalmente affezionata? Perché bisogna creare un nuovo affezionamento in un nuovo brand? La sensazione diffusa tra i materani è una specie di tradimento. Qualcuno propone addirittura un referendum popolare, ma il risultato appare scontato. Potrebbe essere il primo referendum della storia con il 100% dei voti a favore. Del mantenimento, s’intende. Alcuni creano addirittura un gruppo sul social per cercare di sensibilizzare all’idea di non cambiare un brand che ormai tutti il mondo conosce e ama, ma la verità è che, gruppo o non gruppo, crediamo che non ci sia un solo materano (ma forse nemmeno uno di Hong King, di Liverpool o di Chicago) disposto a considerare l’ipotesi di un look differente. A questo punto scatta la domanda: cui prodest? Chi trae giovamento dal cambiamento di marchio? A quale scopo il Cda della Fondazione Matera 2019 approva in tempi non sospetti l’idea di dover cambiare l’abito ad una città che si è vestita benissimo, che non ha sbagliato un solo colpo e che adesso, senza apparenti ragionevoli argomentazioni,decide di variarne il simbolo?

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