Oltre il tabù della vecchiaia

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di Teri Volini

La cultura ufficiale induce a credere che gli esseri umani – e soprattutto le donne –  abbiano valore solo se corrispondono ai canoni da essa imposti, in primis la giovinezza anagrafica e l’aspetto fisico.

Tali schemi sono stati tipici degli oltre 5000 anni del “tempo storico”, in cui la conformità ai dictat era assoluta, essendo prescritta dai detentori del potere, e non si poteva far altro che sottomettervisi, pena tremendi castighi.
Le donne in particolare erano costrette a basare tutte le loro fortune sull’aspetto fisico, contando sull’incontro con un uomo di soldi o di potere, per avere una posizione socialmente ed economicamente più elevata: almeno fino a quando la bellezza con cui si erano “vendute” non sfioriva, e venivano soppiantate da nuove leve.

Se molte di quelle regole infami sono cambiate, e non ci si dovrebbe sentire più obbligate ai tanti compromessi e alle incredibili umiliazioni che hanno costellato la storia delle donne, un simile sistema vige tuttora, sfacciato e indisturbato in molte “società”, come quelle mediorentali, o le tante dittatoriali del pianeta, in cui il potere maschile patriarcale lo prevede ed attua con pugno di ferro.


Il potere dei pregiudizi

Si potrebbe dedurre che nelle nazioni occidentali si è al di fuori da tutto ciò, grazie alle libertà tanto faticosamente conquistate, lotta dopo lotta, legge dopo legge. Purtroppo non è ancora così. Il potere corruttivo di una società eticamente non evoluta è molto alto, e arriva a catturare proprio coloro che, invece di dichiarare con fierezza quell’indipendenza, di viverla e condividerla con la più grande gioia e dignità, la tradiscono adeguandosi alle peggiori modalità convenzionali, facendole proprie e, nel caso delle donne, diventando – senza nessuna apparente costrizione – le più strenue sostenitrici del sistema maschile patriarcale. E ciò a cui le loro ave, trisavole o bisnonne erano state costrette per sopravvivere – la seduzione finalizzata, la compiacenza, la carineria, la sottomissione –   diventano la “scelta furba” per conquistare un uomo ricco e potente, o per accedere direttamente a carriera, denaro, fama etc., tutto in perfetta specchiatura con una società estremamente deleteria per uomini e donne; in mancanza di situazioni emergenziali, ciò  diventa ancor più grave: una vera tragedia per l’essenza stessa della persona.

Uno dei modelli più persistenti è dunque l’uso strumentale della bellezza e della giovinezza. In verità fa persino specie che simili schemi siano tanto persistenti da diventare un’offesa all’intelligenza, oltre che alla dignità di ogni persona “pensante” e delle donne specialmente, le più colpite da quello che potremmo definire l’ultimo tabù, dal momento che, messe off limits –  almeno dichiaratamente – le differenze sessuali, religiose, di differente abilità o di appartenenza, permane invasivo e diminutivo il tabù estetico conformista e quello dell’età anagrafica.


Un valore aggiunto

L’età matura e quella avanzata, a cui tutti/e dovremmo augurarci di arrivare, godendo del bagaglio di esperienze fatte, per proseguire serenamente nel tempo che rimane – con il vantaggio dell’allungarsi della vita media, e augurandoci una buona salute fisica e mentale – viene percepita – o  fatta percepire – come un qualcosa di indesiderabile, privo d’ogni valore.

Questo potrebbe non succedere, se solo si considerasse l’avanzare dell’età come un valore aggiunto e non un handicap; si potrebbe usufruire dei vantaggi che essa può offrire: la maggiore saggezza, la cultura, i saperi e la loro condivisione: a patto che siano riconosciuti e apprezzati!

Al contrario, spesso si prende in considerazione il dato cronologico per decidere se una persona può rientrare tra le nostre amicizie, o se è degna di “credito”: non ci meravigli perciò se molte persone, donne in particolare, tacciono o mentono sulla loro età; lo fanno perché intuiscono che essa non gioca a loro favore!

Ciascuna persona andrebbe tenuta in considerazione per il suo valore insito, per il suo carattere, le sue doti, e non per gli anni o le rughe che ha; ammirata per i frutti maturi acquisiti nei vari campi, da quello semplicemente “esperienziale”, umano, a quello intellettuale, creativo e per quanto può condividere anche con le più giovani generazioni.

Nessuno nega che, con l’avanzare degli anni, ci siano problemi, specie di salute e psicologici, ma molti di questi provengono o sono aggravati proprio dall’ombra di quella bassa stima sociale. Si finisce per sentirsi inutili, non apprezzati, quasi un peso morto: e ciò non fa certo bene.

Quella stessa fascia di persone più “giovani” sembra non pensare che fra una manciata d’anni –  dato che il tempo vola – la stessa sorte toccherà anche a loro, sempre che abbiano la ventura di arrivarci!

O forse tendiamo ad allontanarci da chi ha “una certa età” per  pusillanimità: temiamo che nascano pensieri che non vogliamo far emergere; riaffiorerebbe ciò che più vogliamo rimuovere, ciò che maggiormente ci terrorizza e che cerchiamo in tutti i modi di nascondere: la paura della morte.
Ecco allora i comportamenti distrattivi: cultura d’evasione, intrattenimento al posto dell’approfondimento, del dialogo, del contatto umano… 

Ecco il ricorso a tutta una serie di tragicomici comportamenti scaramantici: la cancellazione forzata dei “segni” dell’età con la chirurgia estetica; diete che dovrebbero riportare ad un’impossibile esilità adolescenziale, forzature d’ogni genere, quasi sempre disastrose e che non fanno che peggiorare, con lo stato d’ansia, l’aspetto e il comportamento.

Il mito dell’eterna giovinezza

Grande è la responsabilità di una “cultura” che cerca in ogni modo di rimanere aggrappata al mito dell’eterna giovinezza; è come un cane che si morde la coda, perché è proprio quel disperato tentativo che finisce con l’avvalorare il pensiero distorto dominante: che se non si ha un certo aspetto, e si comincia a mostrare l’età, non si vale più niente. Conseguenza? Disperazione. Non vita.

Non è forse meglio accettare il ciclo naturale?  La cura normale di sé,  il seguire uno stile di vita quanto più prossimo alla natura: ogni età ha la sua bellezza e il suo valore, e il grande vantaggio è riconoscere che sono stati tanti gli anni vissuti; essere grati anche delle cicatrici, che testimoniano la nostra vittoria sui problemi e il coraggio di superare le avversità, con le tante vicende, belle e meno belle, della vita.

Se non si sprecano le energie in vani tentativi di camuffamento, se ne potranno ancora godere tanti, di anni, in serenità e armonia. Tanto tutto è inevitabile: ma contano le Impronte che lasciamo e come si vive il percorso, fino alla sua fine…

prof.ssa  Teri Volini, artista biofila,  ricercatrice, presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza ETS

 

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Sull' Autore

Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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