PARLIAMO DELL’URGENZA DELLA FACOLTA’ DI MEDICINA

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GIAMPIERO IUDICELLO
Da giorni in città non si parla che di nuovo stadio. I cittadini di Potenza (anche sui social) si dividono in fazioni fra chi è pro e chi contro il nuovo stadio, o sarebbe meglio dire pro o contro la proposta di Caiata visto che il Presidente del Potenza ha manifestato l’’intenzione di costruire un nuovo stadio con fondi privati purchè sia realizzato nell’area che dice lui ( area ex cip zoo) e con le pertinenze che dice lui (centro commerciale  direzionale a corredo). Più di qualcuno a favore della proposta di Caiata ha sottolineato  l’importanza di tale cosa per lo sviluppo dell’economia della città. Non è mia intenzione in questa sede esprimere il mio parere su questa specifica questione, mi preme invece sottolineare come si sia accantonata un’altra discussione più importante: quella intorno alla possibilità di istituire a Potenza il corso di laurea in medicina e chirurgia. Senza nulla togliere alla questione Stadio, questa si sarebbe una importante occasione di sviluppo per il territorio e per il futuro dell’Unibas.
Il 21 febbraio del 2020 scade il termine  per richiedere al Ministero dell’Università l’istituzione di nuovi corsi di laurea. Per formalizzare la richiesta occorre far pervenire la documentazione che prevede: delibera del senato accademico, delibera del Cda università e Consiglio di dipartimento di università, documento strategico in cui si evidenzi l’articolazione del corso, la sostenibilità  economica e organizzativa (copertura finanziaria  docenze e strutture di laboratorio;  parere obbligatorio della regione.
Per l’accreditamento dei nuovi corsi di medicina e chirurgia  va acquisito necessariamente il parere della regione che si esprime avendo valutato le specifiche condizioni dell’offerta formativa nel settore in ambito regionale e la sua interazione con l’assistenza sanitaria .(  Decreto ministeriale 989/2019  allegato 3  lettera A ) Sono tutti atti consequenziali e che richiedono un iter complesso.
Il Sindaco Guarente (in una intervista rilasciata d Anna Martino a  parsa il 30 novembre sui Repubblica.it ) dopo aver sollecitato il Ministro Speranza  dire la sua e aver ricevuto  disponibilità del Ministro  ( per quanto di sua competenza ) a lavorare per  istituire la facoltà di medicina nell’ Ateneo lucano, aveva annunciato che avrebbe convocato un tavolo tecnico tra Regione, Università e Ospedale San Carlo nel giro massimo di una settimana perché parole sue “si tratta di dar vita a qualcosa che potrà cambiare radicalmente il destino dei potentini e dei lucani” .
Lo stesso Presidente Bardi, in occasione della inaugurazione il campus universitario dell’Università degli studi di basilica a Matera ha affermato che è di molta importanza aprire il dipartimento di medicina  Potenza.
Cosa è accaduto dopo queste dichiarazioni di intenti ? Dopo i proclami, il dibattito in città langue e pare essere stato messo nel dimenticatoio. Si sono fatti passi istituzionali ??? Si sono verificate le condizioni di fattibilità economiche e organizzative per avanzare una proposta?
L’Unibas in questi ultimi anni ha perso la capacità di reggere le sfide del contemporaneo mercato del sapere. La riforma Gelmini ( L. 204/2010) ha penalizzato glia atenei del sud e delle zone interne fissando criteri per l’accesso alla ripartizione del FFO (fondo nazionale di funzionamento ordinario per gli atenei) che premiano solo la perfomance organizzativa e della ricerca e non la restituzione-redistribuzione di opportunità insita nel ruolo delle istituzioni della formazione. Questi criteri penalizzano gli atenei del sud e in particolare quelli delle aree interne o a ritardo di sviluppo, perché naturalmente meno in grado di essere attrattivi per gli studenti (che si iscrivono dove poi possono trovare lavoro), per i ricercatori (che accettano contratti dove è più facile fare carriera) e finanziatori privati (che investono dove è più alta la possibilità di scovare studenti e ricercatori bravi). L’Unibas dopo questa penalizzante riforma non ha saputo ripensare la sua funzione affidandosi a un contributo regionale (10 milioni di euro l’anno) senza che attorno a quel contributo ci fosse un strategia  concertata Regione-Unibas per recuperare attrattività e capacità di attirare fondi ministeriali. La Regione dal 2006 affianca l’università con un sostegno strutturale annuo, ma non mi sembra si sia mai orientato questo sostegno verso delle scelte strategiche; il contributo è ossigeno per tenere in vita il malato ma mai diventa la cura per rimetterlo in piedi. Medicina forse rappresenta l’unica possibilità per evitare di chiudere l’Unibas per consunzione a meno che l’università non sia in grado di tracciare una strada di rilancio vero verso l’innovazione e i nuovi saperi potenziando in tal senso le sue scuole di umanistica ingegneria ed economia agraria. Il futuro della Basilicata passa attraverso un rilancio dell’Unibas …del San Carlo come presidio di eccellenza e attraverso delle politiche industriali a sostegno del tessuto produttivo (piccole e medie imprese e agricoltura e artigianato) non attraverso la realizzazione di uno stadio (questione che  pure sta a cuore ma in quanto tifoso) e/o di un centro commerciale
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

1 commento

  1. Giuseppe La Rosa il

    Le facoltà di Medicina devono stare necessariamente dentro grandi policlinici di grandi città. I costi pro capite per aprire piccole facoltà di medicina sarebbero altissimi, tra poco inoltre ci sarà il problema di evitare l’emigrazione dei giovani medici verso la Svizzera e altre realtà. Le regioni non dovrebbero intervenire su questi temi che dovrebbero essere pianificati a livello almeno nazionale, anche se L’U.E. con i suoi parametri detta legge e in mancanza di finanziamenti obbliga al numero chiuso. Mi sembra un qualcosa di molto difficile da realizzare. Se proprio Bardi vuol lasciare un segno io mi accontenterei di una bella galleria tra Tolve e Brindisi di Montagna per collegare la Basentana al barese.

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