by Rocco Rosa
Nel suo ormai calendarizzato appuntamento con i social, Marcello Pittella è apparso rilassato, sicuro di sé; tutto il contrario dell’immagine offerta in campagna referendaria durante la quale si è dovuto difendere da una strumentalizzazione politica che mirava a colpirlo personalmente, con nemici dichiarati e falsi amici che parlavano delle trivelle in mare ma usavano quegli argomenti per trivellare via Anzio, come se l’attuale inquilino fosse colpevole- solo lui- delle distrazioni e delle disattenzioni mostrate sulla questione ambientale in questi quindici anni. E’ finita come è finita, con il Governatore che ha fatto il gesto simbolico di andare a votare, e con una comunità regionale che ha lanciato il messaggio che su queste questioni non si può più scherzare. Successo pieno dunque, suggellato con un riconoscimento del premier Renzi che sul palco di Matera ha dato vita ad una sceneggiata a due, a significare il rinato feeling, in una manifestazione che, complice un approssimativo cerimoniale, praticamente sembrava più una rimpatriata renzista che un appuntamento istituzionale. Ma la politica è fatta di messaggi e questo lanciato dal Duni è di una sonorità alta, capisca chi vuol capire ,diceva il refrain. Ma proprio perché è l’ora della ragione, Pittella si trova davanti ad un bivio: usare il successo per asfaltare l’opposizione interna e proseguire nella sua campagna di conquista, oppure cercare la concordia, l’unità del partito, riconoscendo la coesistenza pacifica come strumento di governo. Non gli debbo ricordare che l’impero romano è durato tanto perché quando gli sconfitti si aspettavano le vendette si sono visti arrivare da Condottieri illuminati concessioni, autogoverno, rispetto verso le popolazioni sottomesse e capacità di estrarne il meglio al punto che loro, i condottieri, si portavano in casa, a Roma , gli uomini di lettere perché insegnassero , da liberti, ai propri figli. E così Alessandro o Giustiniano e via dicendo. Paragone azzardato va bene, ma che rende plastico un concetto secondo il quale oggi l’unità vera del Pd è il passaggio necessario perché lui possa governare all’altezza delle promesse fatte in campagna elettorale: rapidità di decisioni, coraggio delle riforme, accelerazione dei programmi, messa a punto degli strumenti di governo territoriale e soprattutto unità reale in vista del referendum che deve segnare, come lui stesso ha detto a Matera, il coronamento di uno sforzo congiunto con Roma. Riunisca le due, tre teste veramente pensanti che ci sono nella sua maggioranza e prenda insieme a loro le decisioni che ci vogliono in momenti come questi, senza andare indietro alle sirene di chi gli propone l’allargamento della coalizione, con uno spostamento dell’asse a destra che qui, in basilicata, non dice niente, ma proprio niente. Quanto al segretario, l’unica garanzia che deve dare è che deve supportare senza riserva l’azione del Governo regionale. Non servono nè servi sciocchi nè seconde file in cerca di protagonismo, nè mediatori di professione. Servono persone nuove, possibilmente giovani che si impegnano ad essere neutrali rispetto alle competizioni personali, ma di una neutralità che si nutre di autorevolezza e di capacità di privilegiare veramente l’interesse generale di questa comunità.