by IDA LEONE
Posso d
irlo senza tema di essere smentita: la proclamazione di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019 è stato uno dei momenti di più intesa felicità della mia intera esistenza. Ero in piazza San Giovanni, sotto il palco, il 17 ottobre 2014 alle 17:20 circa, e dopo la dichiarazione del Ministro Franceschini non ricordo altro, se non una ininterrotta sequenza di lacrime, urla, abbracci, brindisi e ancora lacrime. Perché quel successo coronava tre anni di lavoro durissimo, pancia a terra, e voleva dire tante cose.
- Il nostro metodo ha vinto. Nel corso dei tre anni, è stata costruita una vastissima community intorno alla candidatura, da tutta Italia, Europa e dal mondo. Nessuno ne era escluso, ma nessuno ne doveva far parte per forza, quindi non esistevano rendite di posizione. Lo scopo era coinvolgere, spingere, sostenere. Chiunque avesse qualcosa di buono da proporre, che fosse funzionale alla vittoria finale, veniva ascoltato, anzi meglio: veniva invitato a realizzare. Si è così delineata una funzione pubblica abilitante, e la proposta dello studente liceale NON aveva meno valore di quella di un Sindaco o di un imprenditore.
- Matera è la Basilicata. Abbiamo fatto uno sforzo immane per coinvolgere l’intero territorio regionale, consapevoli della importanza della sfida e di quanto fosse miope restringere il lavoro alla sola città di Matera. La bellissima, quasi epica “camminata per Matera 2019”, il pellegrinaggio laico organizzato da trekkers dell’intera regione ai primi di ottobre 2014 è stato il momento culminante di questa opera di cucitura territoriale, di superamento di barriere e antiche ruggini.
- Matera è l’Italia. Abbiamo creato il movimento Italia 2019, che ha messo insieme i programmi di tutte le città candidate, per non disperdere un patrimonio progettuale avanzato e perché ci interessava cooperare molto più che competere (anche se vincere ci è piaciuto moltissimo).
- Matera siamo noi. Come recita il manifesto della community, “Una città non è le sue strade, i suoi palazzi, la sua infrastruttura fisica. Una città è tutte queste cose, più il sapere locale che consente di mantenere, adattare, evolvere, migliorare la sua infrastruttura. Di questi due elementi, quello fondante è il sapere locale. Se esso è intatto, una città distrutta da un cataclisma può essere ricostruita e mantenere la propria identità; se il sapere locale scompare, il tempo e l’incuria abbatteranno i palazzi, interromperanno le vie di comunicazione, disperderanno la popolazione”.
E dunque abbiamo imparato molte cose dalla sfida per Matera 2019. Abbiamo messo sotto gli occhi dell’Italia e dell’Europa che la Basilicata è terra di straordinari talenti, per lo più inespressi, e che se resta unita è praticamente invincibile: abbiamo sbaragliato città di tradizioni artistiche e culturali ben più consolidate di quella materana, almeno nell’immaginario, come Ravenna, Perugia e Siena, solo con la forza del nostro sapere locale adattato, evoluto, migliorato dalle contaminazioni con il mondo. Abbiamo imparato che non importa quanto alta sia l’asticella, le persone e le idee fanno la differenza; e le persone possono venire da tutte le parti del mondo, se hanno qualcosa da dire, se hanno un tassello da aggiungere al puzzle, se condividono un obiettivo. Non c’è contributo tanto piccolo da poter essere ignorato.
Infine, il motto di Matera 2019 è OPEN FUTURE. L’eredità che vorremmo rimanesse, per reinventarsi ancora a partire dal 2020, è aver imparato finalmente ad aprirsi senza paura: al mondo, alle contaminazioni, agli occhi di chi viene da fuori, ai ritornanti, agli ospiti temporanei e al vicino di casa.
LE TAPPE DEL CAMMINO PER MATERA 2019 SONO ANALITICAMENTE RACCHIUSE NEL PDF QUA SOTTO
LA STRADA PER MATERA 2019