PEPE’ PEDOTA, FOLLE DI TALENTO E DI ESISTENZA

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LUCIO TUFANO

Impossibili ed irregolari, preziosissimi nelle idee e nella fervida capacità immaginativa, incostanti ed insopportabili, gli amici Pepè Pedota, Gerardo Corrado, Rocco Falciano, Carmelo Cuscino, Ninì Ranaldi, Giulio Stolfi, Peppino Giannotta, Felice Scardaccione … costituirono il gruppo generazionale più originale e più esaltante in quegli anni  ’50 , anni di grigiore e di confessionismo clientelare e politico …
Pedota fu a Potenza per frequentare il liceo classico Q. Orazio Flacco con noi; un anno in cui io ero nella terza liceale A, con Tramice, Lichinchi, Franculli, e lui, con Vito Riviello e Carmelo Cuscino, erano nella seconda B.

Biondo, quasi albino, quando fumava la sua sigaretta, sputacchiava nervosamente a destra e a manca, non trascurando di intervenire concitato in qualsiasi discussione di ordine letterario e culturale.
Sin da allora era sempre con me e con Tuccino, partecipando agli incontri al Gran Caffè o al Grande Albergo, allora appena costruito ed aperto, nella libreria Riviello, in occasione delle visite di passaggio delle personalità più famose dell’arte e della letteratura. Era solito cenare con noi, o sorbire un caffè, bere un whisky; senza mai esimersi dal disegnare su tovaglioli di carta, o su qualsiasi foglio, le guglie delle sue cattedrali, le elissi, quelle linee sinodali e curve, quegli strati cosmici chiazzati di sfumature in bianco e nero, quei pinnacoli, con una speditezza tutta sua.
Con Pepè parlavamo di mari e montagne, di Sapri blù, della Fons Bandusiae, e si leggevano, con l’aiuto dei libri della libreria di Vito, i cantos di Pound Ezra, “La sposa infedele” di Garçia Lorca, le poesie di Petöfi ungherese, di Prevert, i versi di Baudelaire, di Rimbaud e Mallarmè, i poeti maledetti, di Rilke e di Quasimodo, di Ungaretti, Parrella e Scotellaro … e di altri.
Ci parlava di zio Vittorio che a Genzano suonava il violino. Correvano gli anni di Marilyn Monroe, di Anna Magnani, di Kennedy e Crusciov, del 22° Congresso del PCUS, e della distensione tra Occidente ed Oriente, nel corso della guerra fredda.
Il bigliardo di Pascalotto ed i flippers o calcio-balilla distribuiti nei vari locali o a Montereale, alla Pineta Dancing, del grande Toruccio Giugliani, erano occasione, per noi studenti di soste frequenti. Fra l’altro, per chi era più capace di fiutare le nuove fasi dell’arte europea, si avvertiva il fenomeno della pop art, tipico dei primi anni Sessanta, con l’eco di opere di Jasper, Jhon, Ranschenberg, di Oldenburg, la poetica pop ed i simboli sui quali essa si basava: il sorriso della Monroe, i reggi-asciugamani cromati,i frigoriferi bombati, in un periodo che coincideva con gli anni di James Dean, di Marlon Brando, gli anni della gioventù bruciata e della dolce vita, il rock and roll inventato da Elvis Presley, che ballava forsennato dimenandosi, con l’isterismo collettivo dei Beatles, con il sovvertimento dei vecchi valori che già si avvertiva nel sistema di vita.
Les Gommes del 1953 di Robbe Grillet, Gulliver del 1952 di Claude Simon, La Modification di Michel Butor del 1957, La Mise en scène di Claude Olliver del 1958, sono le opere di cui si aveva notizia, e attraverso il nuovo cinema ne sono la linfa nuova.
Questo, con le nozioni dell’esistenzialismo e di Sartre, rappresentavano per noi la nuova letteratura che consentiva ai suoi autori di operare scoperte e sondaggi nelle relazioni tra l’uomo, il mondo e noi.
Nei nuovi film di Fellini, da “Le notti di Cabiria”, allo “Sceicco bianco”, alla “Dolce vita” (1959), si ponevano in luce i mali inguaribili di una umanità ancora presa dai suoi riti infantili; di Antonioni che cercava nelle case uno specchio simbolico della condizione umana; di quel cinema che alla fine degli anni cinquanta, evidenziava una ventata neoromantica, di Bergman che riproponeva il richiamo in direzione di una attualizzazione della indagine intimistica e del monologo interiore, così si intravedeva, da parte nostra, una sorta di indagine sui mali tradizionali e sulla autocritica di una borghesia che non voleva chiudere la sua missione storica.
Ancora suggestioni neo-romantiche ci derivavano dai film come le “Notti bianche” di Visconti, “Hiroshima mon amour” di Alain Resnais e “Quattrocento colpi” di Truffaut, agli inizi degli anni sessanta.
Erano queste le fonti, oltre alle letture alle quali ci abbeverammo, in quegli anni di formazione e d’immanente ricerca del nostro più recondito essere.
La memoria di tutto questo se n’è andata, non tutta, con il nostro amico Pepè, folle di talento e d’esistenza.
Lucania
di Giuseppe Pedota
 – tratta da “Acronico”. 2004, ed. Scettro del Re.
 
Sciamano posseduto da ogni démone e dio
ho attraversato l’impossibile
per sortilegi d’ombra in nettuniane
stagioni d’illusioni

questa terra lucana è anfiteatro
di memorietempli metafisici
architetture per amplessi con la bellezza

dall’alte cuspidi è orizzonte
sino al turchese Metaponto
dove la matematica Teano amò il maestro
Pitagora e il suo seme di numeri celesti

sibille nere ancora si dipanano
fili d’un bandolo misterico

qui si allontana l’albatros
“le bateau ivre” degli amori illusi
il superfluo splendore dei desideri
la suburra del cuore che diverge
bivi d’incontri

 

per chi voglia approfondire

Giuseppe Pedota

Genzano di Lucania (Potenza) 26.01.1933 – Cremona 15.05.2010.

Egli ha privilegiato l’arte a livello totale in: musica, poesia,  pittura, scultura, incisione, grafica, design, scenografia, saggistica.

Dall’età di cinque anni compie studi musicali quindi, studi medi, ginnasiali e classici a Potenza tra i gesuiti. Dà concerti d’organo e pianoforte. Di formazione laica, instaura legami con Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Vito Riviello, Orazio Gavioli, Lucio Tufano e riunisce il meglio dell’ intellighenzia lucana di allora proponendo un inedito ed importante centro di dibattito politico e culturale.

Per le prime libere elezioni disegna grandi murales in piazza Sedile a Potenza e redige saggi sull’analfabetismo in Lucania, insieme a Carlo Levi. Primi tentativi di teatro nuovo con Orazio Gavioli.

Prima mostra d’arte figurativa al liceo classico del capoluogo lucano.

Scrive un volume a quattro mani con Vito Riviello sulla nuova estetica (1950).

Primo viaggio a Parigi per incontrare Sartre ed il suo entourage francese degli anni cinquanta.

Più tardi, nel ‘64 e sempre a Parigi, conoscerà Borges che gli dedicherà una poesia.

Del 1959 è la pala d’altare per la cappella cimiteriale di famiglia.

Lasciati gli antichi amici, inizia a diciannove anni il lungo viaggio verso il nord: si trasferisce a Cremona per lavoro. Si lega a Crippa, Fontana, Kodra, Buzzati, Vittorini, Roversi.. Per reazione a certi modi e mode d’arte si dedica per motivi di lavoro soprattutto all’architettura, al design, alla pubblicità e scenografie.

Tra i lavori degli anni ’60, la commissione per gli interni dell’hotel “due Foscari” di Busseto; gli interni totali del cinema Vittoria di Crema. Alcuni progetti, come la villa Kesten a Ginevra, sono considerati esempi ante litteram di bioarchitettura.
Vince il secondo premio internazionale per le vetrate d’una chiesa a Firenze (1963). Partecipa a concorsi e premi su solo invito.

A Cremona, mostra personale con interventi di Elda Fezzi (1965).

A Roma, mostra personale di pittura e scultura con catalogo titolato dai curatori ”Pittura sovvertitrice, Pittura dell’inconscio”, con testi di Fiammetta Selva, Vito Riviello, Ernst Zeisler, Sebastiano Carta con una poesia dedicata (1968).
A Matera, personale alla “Scaletta” con presentazione di Franco Palumbo (1970).
A Milano, personale all’Eidac con interventi di Vittoria Palazzo e Carlesi.

In un’asta di maestri contemporanei a Milano, viene per la prima volta quotato a livello internazionale (1970)

È invitato a Palermo dove allestisce una mostra personale di pittura e scultura alla “Trinacria” (1972). Il catalogo è di Ugo Moretti con testi dello stesso, mentre alla vernice interviene con una prolusione Leonardo Sciascia. Testi critici sui maggiori quotidiani, reti TV-Rai3.

Nella primavera del ’73 è chiamato a dirigere “Trinacria” dove allestisce, tra le altre, un’importante antologica al suo amico Tot. Segue poi quest’ultimo, titolare di seminari di scultura in campus universitari, durante un iter americano. Visita a New York i più importanti studi di artisti americani (Robert Kleinman, N.Y. “Tormentingly poetic”, 1974)

Viene pubblicata sull’enciclopedia Unedi una scheda con intervento di Maurizio Aschelter “The auricular transfiguration”.

Nel ’73 si trasferisce in Versilia ove fonda la Galleria “Contrarte”; la vernice è con i più grandi astrattisti italiani.

Mostra personale alla “Contrarte” e recensione su “La Nazione” di Corrado Marsan.

La rivista “Arte 2000” gli dedica un editoriale di due pagine con testi di Enrico Buda. Lo stesso autore gli dedica la copertina della sua rivista veneziana d’arte “La Vernice”.

Nel ’74 è ad Amsterdam per una mostra di progetti di architettura e design industriale.

Nel ’74, ancora, ottiene su invito, su 300 concorrenti, il primo premio assoluto di pittura “Oscar d’oro” in Versilia. Interventi di Magone, Falossi, Gentile, Del Bono, Grotti, Dall’Acqua e recensioni sui maggiori quotidiani e riviste d’arte.

È invitato a numerose mostre nelle maggiori città europee.

Nel 1977 è a Parigi.

Nel 1978, al Festival dei Due Mondi a Spoleto con una personale ed una cartella serigrafica intitolata “Alti e bassi degli astri”, che viene più tardi pubblicata dal “Labirinto” di Roma.

Ottiene la direzione di una serie, per una televisione privata, su “L’altra scienza”.

Nel 1978, mostra personale al “Centro Morandi” di Roma.

1978-1980, viaggi nel nord Europa.

Viene scelto da una delle maggiori art manager mondiali per una serie di personali e lancio internazionale a Parigi, Ginevra, Londra, ottenendo, per l’occasione, l’approvazione di C. G. Argan che aveva visionato le sue opere. Ma si allontana dal circuito dell’arte per seguire studi di altre discipline.

Ha, nel frattempo, acute dissonanze con molta critica imperante per il “modus” di gestire, da parte di quest’ultima, le istanze dell’arte degli anni ’70-’80.

Art director per riviste quali “Publisher’s Leadership Division”, per le quali scrive anche una serie di articoli sull’intelligenza artificiale ed una seconda serie su “L’altra Dimensione”.

1979, mostra personale a Monaco.

1982, retrospettiva a Palazzo Renzi in Roma.

Gli viene conferito nel 1983 il “Golden Art” ed un cortometraggio sull’artista si sofferma sugli incontri internazionali a Roma e Los Angeles (1985).

1986, retrospettiva al centro culturale della Banca d’Italia di Roma.

1987, è chiamato ad affrescare la “Cappella di Capodacqua” di Genzano di Lucania, la sua città natale.

1992, personale a Taranto con intervento filmato su testi di Battino per la TMC.

1993, illustrazione de “il passaggio della TV” per i tipi dell’ ”Elitra” di Reggio Emilia.

Mostre personali nell’estate del ’94 ad East Hampton, Manhattan e a San Francisco.

Dal ’95 è redattore e art director della rivista di letteratura “Poiesis”.

Dante Maffia gli dedica un saggio retrospettivo (agosto 1995).

Giorgio Linguaglossa presenta le poesie di Giuseppe Pedota nel numero sette di “Poiesis” (settembre ’95); nel medesimo numero Pedota firma il “Manifesto della Nuova Poesia Metafisica”.

1996, pubblica il poema “Equazione dell’infinito” per i tipi “Scettro del Re” – Roma.

Nel 1998 è invitato per un’antologica di pittura e scultura nel suo paese natale, Genzano di Lucania. Per l’occasione pubblica la monografia “Sideralia”.

1999, pubblica il poema “Einstein, i vincoli dello spazio” con prefazione di Luigi Reina.

2002, tre saggi di Giorgio Linguaglossa nel suo volume “Appunti critici” sulla Poesia del 900.

Nel volume di Dante Maffia “Poeti italiani verso il nuovo millennio”, sul 900, chiude il secolo con il saggio dell’autore su “L’equazione dell’infinito” di Giuseppe Pedota.

Inediti di “Lucania Lucis” su Poiesis n. 22-24 aprile 2002.
2004, la rivista Poiesis gli dedica un numero speciale con la summa delle poesie titolata “Acronico”. L’introduzione è di Luigi Reina, con interventi di Ligotti, Linguaglossa, Maffia e un lungo saggio di Domenico Alvino.

2005, è invitato per una mostra al centro “Don Uva” di Potenza e vuole uno spazio per esporre anche opere di disabili.

2006, nel marzo espone dipinti, sculture, grafiche a “La Scaletta” di Matera.
È invitato con un’opera ad un’esposizione permanente di “Ambientarte” a Potenza.

2007, in settembre esposizione retrospettiva dal titolo “Acronico” al Museo Provinciale di Potenza, patrocinata dalla provincia di Potenza, organizzazione della Fondazione D’ARS di Milano, a cura di Cristina Trivellin.

2009, a giugno esposizione a Roma presso la Domus Talenti;
in agosto è invitato ad esporre a Banzi (PZ) – Borgo Badiale – Abbazia di S.Maria, Palazzo Grande.

L’autore si è sempre rifiutato di seguire un iter ortodosso di pittore e scultore; ha avuto bisogno di lunghi silenzi e pause di lavoro per dedicarsi allo studio di altre discipline. Le sue mostre sono state quindi saltuarie e non metodiche.

È collezionato, pubblicato e recensito a livello internazionale.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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