PERCORSI D’ARTE SACRA IN BASILICATA: RUOTI

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IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

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Ruoti

Secondo il Racioppi il toponimo deriva dalle forme del basso latino Rodium e Rothus, terreno aperto dall’aratro o maggesato; per altri dalla forma circolare del suo orizzonte e della sua conca, quasi una ruota di carro, che ha per centro l’abitato e per raggi i monti circostanti. Le sue origini sono antiche e probabilmente risalgono al VI-V secolo a.C., quando nella zona s’istallarono i primi nuclei di popolazione sannitica, lungo l’antica strada che collegava Metaponto con la valle del Sele. Nei pressi dell’antica rocca si riscontrano resti di mura preromane costituite da pietre calcaree e, alla sorgente di Fontana Bona, una stipe votiva facente parte di un santuario campestre (del IV-III secolo a.C. come risulta da alcuni reperti); in contrada Giovanni è stata trovata una villa rustica romana e un bellissimo mosaico del basso impero. Appartenne alla contea di Conza e successivamente fu ceduta dai Normanni alla contea di Conversano. Nel feudo si susseguirono vari signori: vi dominarono i Sanseverino e i Ferilli di Muro. Nel 1511 Jacopo Alfonso Ferilli accolse anche una colonia di profughi albanesi per incrementare la popolazione che si era molto ridotta. Il feudo passò poi ai Caracciolo. Nel 1583, Zenobia Scaglione Caracciolo, intimorita dai moti popolari, emanò uno Statuto cittadino che riconosceva gli usi civici sui beni feudali. Nel 1626 il feudo fu acquistato da Capece Minutolo; appartenne poi ai Ruffo di Bagnara. Le case sono appollaiate sopra una collinetta di origine arenaria a forma di pera, sulla cui punta è situato il castello, a pianta quadrangolare. La rocca, di origine osca, fu fortificata dai Romani e resistette alle invasioni barbariche; ricostruita e fortificata dai Longobardi, ebbe una notevole importanza strategica per la sua ubicazione sulla strada che portava verso la zona del Vulture. Attualmente una parte dell’antico castello è abitata da privati, mentre il resto, una torre e (fig. 1) parte delle mura di cinta, avrebbe bisogno di restauro. centro storico (fig. 2) si possono ammirare i vari palazzi gentilizi: Capece, Ciuffreda, Pisanti, Salinardi con i pregevoli portali forniti di stemmi e decorazioni. In Salita Pisanti si trova l’antica piazza del Palazzo del Principe Ruffo, con l’annessa cappella di S. Sebastiano. In Piazza Guglielmo Marconi è (fig. 3) la Chiesa Madre di San Nicola, citata in due atti notarili del 1620 e del 1657, ma esisteva già prima del 1324. Nel 1794 fu abbattuta e ricostruita. La cupola (fig. 4) e le mura perimetrali della struttura, terminate nel 1805, si attribuiscono all’architetto Magri, un discepolo del Vanvitelli.A navata unica, mostra nel presbiterio un altare, in pietra policroma lavorata, fiancheggiato da due teste di angeli. Dietro primeggia (fig. 5) il  Crocifisso ligneo del ‘300-‘400, restaurato più volte e, quindi, modificato nei suoi elementi originari. La Mensa, il Battistero, l’Ambone e la Sedia presidenziale sono in pietra e furono coordinati da padre Tarcisio Manta nel 1992. A sinistra nel presbiterio c’è un pregevole altare in pietra dell’abetina, mentre a destra il reliquario ligneo del Seicento su una base lignea del Seicento, forse facente parte dell’antico pulpito. sono da ammirare la Madonna e Santi, del pittore Gian Lorenzo Cardone di Bella, la tela di S. Rocco e la statua lignea di S. Rocco del Seicento o Settecento.

SAN ROCCO

Pure a sinistra è l’acquasantiera e  il vecchio fonte battesimale del Trecento, proveniente dalla primitiva chiesa di S. Pietro. A destra si trova  il dipinto su tela Madonna delle Grazie tra S. Carlo Borromeo e S. Francesco d’Assisi, della bottega di Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, su modello del dipinto realizzato dal maestro ad Anzi. Vi è conservata la tela dipinta ad olio: Madonna del Carmine incoronata con S. Lorenzo e S. Lucia del tardo Cinque cento. Tutte le tele furono donate dalla famiglia Pisanti. L’antica Chiesetta della Madonna del Rosario evidenzia un portale in pietra del Cinquecento e conserva la settecentesca statua lignea dell’Immacolata, donata nel Novecento dalla famiglia Mutalipassi. Nella villa comunale è 

RUOTI 12 MADONNA DEL CARMINE

la nuova Chiesa di S. Vito, costruita su progetto del geometra Nicola Zuccarella tra il 1997 e il 2001 sull’impianto di quella originaria del Settecento (demolita dopo il terremoto del 1980). Dell’antica struttura conserva il portale, i gradini dell’altare e l’altare stesso. L’ambone e la Sede del celebrantesono stati ricavati assemblando le antiche pietre della primitiva chiesa. L’abside semiellittico è illuminata da una vetrata circolare. Nel presbiterio sono da notare la statua lignea di S. Vito, e il Crocifisso, realizzato con materiali poveri dal parroco don Antonio Arenella. Le vetrate laterali illustrano la storia di Gesù e dei santi venerati a Ruoti.

Bibliografia

  • Gerardo Salinardi, La terra di Ruoti in Lucania, Foggia, S. L. Circolo Culturale Ruotese,
  • Società Sintesi, Ambiente e Cultura: fattori e sviluppo per le aree interne della Basilicata, Villa d’Agri (Pz), Ars Grafica srl, 2000.
  • Alunni Scuola Media dell’Istituto Comprensivo di Ruoti, La ruota del Tempo, 2000.
  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 2001.
  • L. Larotonda e R. Palese, Potenza una provincia di cento comuni, Milano, Arti Grafiche Motta, 1999.
  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C.,
  • ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.

 

 

 

 

 

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Sull'Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE
Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth – century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste – Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.
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JOLANDA CARELLA
Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri.
La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio.
Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi.
Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”.
Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti.
Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani.
Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative.
Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto.
Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”.
Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto.
La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale.
Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.


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