PERCORSI D’ARTE SACRA: EPISCOPIA

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Dal greco Epí skopéo, vedetta, secondo il Racioppi. (L’antico casale si ergeva, infatti, su uno sperone roccioso, difficile da assediare.) Uno studioso di storia locale afferma che il toponimo potrebbe derivare da Episcopos, sorvegliante, nei tempi remoti del Castrum Episcopiae, il vecchio castello di Sanseverino, principe di Bisignano.

Incerte sono le sue origini. Da numerosi ritrovamenti sul Colle dei Greci si può ritenere che Episcopia sia stata fondata nei secoli VII-VI da coloni greci, provenienti dallo Ionio. È documentata il 1265 nel Syllabus Graecorum Membranarum. Nel corso dei secoli appartenne come contea di Chiaromonte alla famiglia Sanseverino, poi ai marchesi Della Porta ed infine alla famiglia Brancalossi.

Nel punto più alto del paese, nel centro abitato, si trova (fig. 1) il Castello, isolato ed inaccessibile da tre lati. Fu fortilizio normanno, cui furono aggiunte due torri di diversa tipologia: una di forma cilindrica che nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni e l’altra di forma quadrangolare d’epoca normanno-sveva.

PALAZZO BARONALE

Nel XIV secolo fu ampliato con mura, cortile interno e ponte levatoio ed assunse l’aspetto di un castello feudale. Tra il XVII e XIX secolo diventò (fig. 2) Palazzo baronale, col loggiato sulla facciata, con numerose finestre e viadotto d’accesso.

Vicino al castello sorge (fig. 3) la Chiesa Madre di San Nicola di Bari (sec. XVI), costruita su roccia, come una fortezza, sulla rupe dominante la vallata, che fa pensare al riutilizzo dell’antica struttura esistente.

SAN NICOLA BARI

L’interno custodisce gelosamente: (fig. 4) il fonte battesimale in pietra, del sec. XIV, costituito da un leone e da una mezza colonna che regge la conca decorata con bassorilievi raffiguranti la testa del Cristo ed Angeli; le tele ad olio (fig. 5) della Madonna con Angeli e Santi, del XVIII secolo e (fig. 6) l’Annunciazione del Cinquecento.


4 fonte Battesimale

Lo sconosciuto artista si serve della luce in funzione chiaroscurale e come mezzo che crea e rivela un’atmosfera: una delicata luce inonda la figura dell’Angelo e il viso della Madonna e lega in limpida armonia i toni di colori. La gemmea trasparenza dell’intonazione trae anche risalto dalla nitida costruzione prospettica di tutto l’insieme.


5 Madonna con Angeli e SAnti


6 Annunciazione 


7 Madonna con Bambino

Un vero gioiello d’arte è (fig. 7) la scultura lignea Madonna col Bambino, ritrovata seconda la leggenda da alcuni mietitori in un tronco d’albero, in prossimità del Santuario di Santa Maria del Piano. La statua della Vergine appartiene ad un’iconografia tardomedioevale ed è databile ai secoli XIV-XV, mentre la statua del Bambino sembra un manufatto risalente ai secoli XVI-XVII. Il braccio sinistro della Madonna sostiene il Bambino, che è raffigurato in piedi, con la mano destra alzata e benedicente e la mano sinistra che regge un globo sormontato da una piccola croce. L’accentuata deformazione delle figure in senso verticale e l’espressione intensa dei visi, rilevata con potenza dal colore, conferiscono alla scultura un carattere di grande solennità.


8 S, Nicola

Da notare un’icona bizantina, purtroppo in cattivo stato di conservazione e (fig. 8) la settecentesca statua lignea di S. Nicola: al volto del santo modellato così morbidamente si contrappone il panneggio scolpito in ritmi aspri e spezzati sul quale la luce rimbalza in dinamici contrasti chiaroscurali.

L’attuale sacrestia, che era l’antica cappella, conserva un altare barocco sul quale in una nicchia sono dipinti la Madonna e San Giovanni Evangelista, forse ciò che resta di un Crocifissione.

La chiesa possiede pure tre tele ad olio del XVIII secolo: la Madonna del Rosario, la Madonna col Bambino e Santi e il Battesimo di Gesù, in pessimo stato di conservazione.


9 Timpa di Ciamparella

Nei pressi della chiesa di San Nicola è visibile (fig. 9) la Timpa di Ciamparella, una roccia spaccata simile ad una scultura voluta dalla natura.


10 Convento S. Antonio

C’è poi (fig. 10) la Chiesa del Convento di Sant’Antonio sec. XV, che conserva l’originario impianto tipologico e architettonico degli insediamenti francescani.

La chiesa, di notevoli proporzioni, è a navata unica, con una profonda abside coperta da una volta a botte e con arcate laterali, sotto le quali sono ubicati gli altari minori. Le due pareti laterali hanno diversità decorativa: quella sinistra è formata da semplici paraste portanti il superiore cornicione modanato e quella destra è fornita da ricchi ornamenti barocchi, ascrivibili ad un intervento del Settecento di maestranze meridionali. La Mensa poggia su mensole a voluta che mettono in evidenza il paliotto ad urna.

I lavori di restauro, iniziati nel 1981 dopo il sisma del 1980 e conclusi nel 1997, hanno ridato alla chiesa la sua originaria struttura.


11 Santuario S. M. del Piano 

12 costruzione dell’Arca

 

Ad alcuni chilometri dal paese, nella contrada Santa Maria, si trova (fig. 11) il Santuario di Santa Maria del Piano con annesso monastero, ora di proprietà privata e in pessimo stato di conservazione. Il complesso monastico fu edificato nel XIII secolo dai monaci cistercensi, su un precedente monastero basiliano del X secolo.


13 Entrata di Noè e i fligli nell’arca

 

La chiesa, ora in restauro dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici della Basilicata, è di proprietà ecclesiastica dal 1982, in seguito all’atto di donazione della famiglia Guglielmelli Donadio. Si presenta a navata unica, coperta da un soffitto ligneo intagliato e decorato a tempera.

14 DILUVIO

Le pareti della chiesa sono decorate da quattro affreschi databili alla seconda metà del sec. XVI ed attribuiti a Giovanni Todisco di Abriola il quale, pur vivendo in una provincia meridionale, sentiva il bisogno di aggiornarsi subendo l’influsso dei grandi maestri del Seicento.


15 Dopo il Diluvio

Gli affreschi, che mostrano una notevole cura d’impostazione spaziale e un’incisiva e concreta definizione delle varie immagini, raccontano episodi del Vecchio Testamento: (fig. 12) la Costruzione dell’arca, (fig. 13) l’Entrata di Noè e i figli nell’arca, (fig. 14) il Diluvio, (fig. 15) Dopo il diluvio

Nel piazzale della chiesa c’è (fig. 16) una fontana sorgiva con mascheroni.

Il centro storico è un insieme di linee che s’intersecano formando armonie di volumi architettonici. S’incontrano numerosi palazzi di famiglie gentilizie forniti d’elaborati portali marmorei: Arcieri, Frabasile, (fig. 17) Cocchiaralo, Jannibelli opere di scalpellini locali. Il settecentesco Palazzo De Salvo (fig. 18) è un vero gioiello dell’artigianato locale.


17 palazzo Arcieri


18 Palazzo De Salvo

L’arco a tutto sesto si arricchisce di delicati elementi decorativi in un ritmo di una straordinaria vitalità.

Bibliografia

  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Conte Colangelo, C. Marano, Episcopia, Lagonegro, Grafiche Zaccara, 1996.
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Sull' Autore

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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