La necessità di coinvolgere il Governo nella trattativa per il rinnovo della concessione non può essere vista come un tentativo della Basilicata di chiedere aiuto per avere quello che gli tocca, ma come un necessario spostamento degli obiettivi della Regione verso una trattativa più generale nella quale il Governo non fa da guardiaspalle ma da contraente di maggior peso. Chiedere di ancorare la trattativa ad una messa a fuoco comune dei problemi della Basilicata e ad una risposta al problema occupazionale , significa praticamente incominciare daccapo, partendo dall’esperienza che la gestione del petrolio ha fatto maturare , riguardo alla ripartizione delle royalties , alla loro consistenza, al loro utilizzo . Questo modo di pagare cash un intervento fortemente impattante nel territorio lucano ha dimostrato che l’interesse generale è rimasto lontano e che i soli ad avvantaggiarsi sono quelle imprese entrate in un circuito di fidelizzazione , nell’indotto, nei servizi ed in tutto quello che oggettivamente non poteva arrivare da lontano . L’altra negativa esperienza è stata il dispiegamento assistenzialistico di gran parte delle risorse, prima con la card, poi con il bonus gas alle famiglie. Così come negativa al massimo sono state le erogazioni dirette ai Comuni che,inadeguati a gestire interventi appena complessi, si sono trovate con le tasche piene e con un orizzonte limitato di progettualità e di azione. Una seconda fase della questione petrolio dovrebbe partire dalle cose che non hanno funzionato e affrontare il tema dello sviluppo concertato tra Governo, regione, Comuni e aziende del petrolio attraverso nuovi strumenti capaci di generare utilità collettive : l’attrezzatura dei distretti industriali, la messa a punto di un hub di ricerca nel settore della sostenibilità ambientale e della transizione energetica, la creazione di filiere e di cluster capaci di coinvolgere imprese innovative nel campo energetico ( incredibile la sperimentazione di mattoni di canapa per l’edilizia bio) , la continuazione di un disegno infrastrutturale che apra la Basilicata in direzione Nord Ovest. Solo reclamando un patto nazionale per la basilicata, nel quale i tre soggetti si impegnano, ciascuno per la propria parte ad affrontare il tema dello sviluppo, con interventi contestuali e con strumenti nuovi ( il fondo di rotazione), si può chiudere la prima parte del libro, di insopportabile lettura, e aprirne una nuova, sperando nel successo della riscrittura. Rocco Rosa
Emiliano Albensi/LaPresse
04/04/2016 Viggiano (PZ)
Manifestazione Movimento 5 Stelle a Centro Olio Eni di Viggiano
Nella foto: alcuni momenti della manifestazione del Movimento 5 Stelle a Centro Olio Eni di Viggiano
PETROLIO, PORTIAMO A ROMA GLI SBAGLI DI VENTI ANNI
0
Condividi