PIAZZA MARIO PAGANO, 4 ANNI DOPO

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Dino De AngelisDINO DE ANGELIS

 

A suo tempo un gruppo di cittadini piuttosto esasperati da una politica urbanistica autarchica e non condivisa, che in città aveva già prodotto quelle stesse incompiute che siamo costretti a vedere ancora oggi, si permise addirittura di sfidare pubblicamente la civica amministrazione in una manifestazione che disapprovava l’inaugurazione della nuova Piazza Mario Pagano. Era il 13 ottobre 2012 e quei facinorosi usarono quella data per definire il nome del comitato che avrebbe, da quel momento in poi, cercato di studiare una serie di proposte, suggerimenti ed azioni che avessero un unico, imprescindibile oggetto: che fossero condivise con parte della cittadinanza.

In città girava talmente preoccupazione rispetto agli annunci della pubblica protesta che fu allertata perfino la Squadra Mobile, i Servizi segreti, la Cia, il controspionaggio e una delegazione del Kgb. Qualcuno disse che aveva visto dei cecchini sul tetto del palazzo dell’Ina pronti a far fuoco in caso la situazione fosse sfuggita di mano. Ma quei poveri rivoltosi avevano solo dei fischietti, la loro voce e uno striscione (per giunta di carta), con una frase, quella sì, che era forte e chiara e che riassumeva tutto il loro disappunto: “Ladri di storia”. Si sentivano defraudati di una parte consistente della storia della loro città, poiché la riqualificazione della piazza aveva sostanzialmente cambiato la pavimentazione, eliminando la particolare posa in opera dei sanpietrini che conferiva alla piazza un che di tradizionale e di memorabile, formando la famosa “Croce di Winspear”.  Il secondo elemento di disapprovazione dei lavori di riqualificazione della piazza era la sostituzione dei lampioni in stile liberty con modernissimi pali (non trovo un termine più appropriato) che, oltre a perimetrale lo spazio in una maniera quasi ossessiva, ne sanciva il definitivo distacco da quella che era l’immagine originale alla quale i potentini erano legati. Si apriva insomma una nuova agorà stravolta nei suoi contesti storici per far posto ad un luogo che sembrava aver perso spazio visivo e prospettiva. Come dice Davigo, l’indignazione è come un rapporto sessuale: non puoi tenerla viva troppo a lungo per cui, obtorto collo, in quella giornata di inizio autunno 2012 i rivoltosi se ne tornarono a casa con lo striscione nel sacco, e la piazza fu definitivamente consegnata alla città. Fu singolare constatare, nei mesi successivi, che una delle ragioni che furono addotte per giustificare l’intervento urbanistico era che, con questa pavimentazione, i bambini finalmente potevano giocare a pallone, cosa che non era loro possibile prima a causa del pavimento irregolare.  

Passano gli anni e l’imprevedibile caso pone la città in condizione di togliere i pali dalla piazza per far posto all’imponente struttura del Capodanno Rai. Se qualcuno avesse dovuto prevedere una cosa del genere, credo l’avrebbero preso per matto. Ad ogni modo la questione del giorno, sulla quale il sindaco De Luca si inerpica per dare vita a quello che sembra il suo primo esercizio di partecipazione democratica, è la seguente: cosa farne dei pali, una volta tolti? Da ex rivoltoso, esponente di quella lotta contro la riqualificazione del 2012, avanzo una proposta semplice ed economica. Quei pali, che non avevano nulla di originale, poiché usati dallo studio che elaborò il progetto per diverse altre riqualificazioni di città italiane, possono essere recuperati per altre piazze cittadine che non abbiano la valenza storica di piazza Mario Pagano. Per cui l’occasione del Capodanno Rai può essere presa al volo per il ripristino dell’agorà, intesa come spazio aperto e senza alcun tipo di recinto nel quale la piazza sembrava essere costretta. Le illuminazioni sulle facciate dei palazzi laterali (la Prefettura e il Teatro stabile), che hanno avuto il pregio di esaltarne la bellezza, dovrebbero essere sufficienti a restituirle il fascino di un tempo. E se proprio si ritiene che vi sia ancora una mancanza di luminosità, allora si ipotizzino dei semplicissimi fari da incasso al suolo. La piazza non ha bisogno di delimitazioni e sono certo che i cittadini apprezzerebbero lo spazio recuperato che ritornerebbe a fare tutt’uno con la adiacente porzione di Via Pretoria.

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