Una poesia al giorno
(di Luigi Gilio)
Chiesa Madre
Con la sua imponenza
appare agli occhi miei stanchi
la chiesa Madre e la piazza in una unica vista.
A pezzi d’intralcio
le auto ferme e i docili quattrozampe distesi al sole.
Mi fermo quieto
sulle scale
e
m’incollo ai pensieri,
di quella tenera infanzia,
quando l’aria s’intonava
e la strada umettava
un puzzo consueto.
Le campane tirate a mano,
da un sacrestano di legnosa fede,
il suo dolce suono, ritmo delle giornate
di un Paese vivo,
che al sole, pareva oziare, il bel panorama,
come adesso riposa questo tempo mio.
Anche ora, quieta e bella,
resti al centro del cuore,
di questo Paese fiacco e malato,
e, con la tua austera presenza,
rifuggi,
gli addii e le mille malinconie.
FRANCESCO BERGAMASCO
Pentagramma
Sinuose dita
suonare
melodie
sempre pronte
a ninnananne di vita…
Note
di sincere lacrime
riecheggiano
nell’aria
di cieli pallidi
Muti dolori
cadono su di noi…
GERARDO ACIERNO
Serata meridionale

Nel ritaglio della sera
il sole arrugginito dalla foschia del lago
uomini a raschiare il bagagliaio
impolverato dalle solite croci
scarica barili di birra
il garzone, furbo al bancone
dove affoga l’umana vicenda
rumoreggia un secolare silenzio
si leviga la storia del borgo.
Lievi come lucciole giungono inni
sacri dalla cantoria dell’Annunziata:
preghiere prima d’un’altra notte.